Sinfonica

Abbado Lupo – Bologna Teatro comunale 17 Ottobre 2022


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MATISSE
Roberto Abbado…
..è una vecchia conoscenza del pubblico bolognese e anche questa volta non ha disatteso le aspettative. Va detto che la “scozzese” di Mendelssohn goes down very easily come tutta la musica del compositore nato ad Amburgo, nel senso che è orecchiabile e non richiede particolare sforzo intellettuale. Ma questo non toglie nulla alla sua qualità. Che la sua famiglia – banchieri – fosse molto agiata lo si deriva non solo dalla sua storia (ogni domenica si faceva un concerto a casa con tutti i componenti) ma anche dal fatto che il suo “Grand Tour” è stato uno di quelli più ampi e prolungati della fine del ‘700 spaziando dall’Italia al nord della Scozia. E certamente molto della sua formazione è anche derivata dal rapporto privilegiato che ebbe con Goethe. Le sue esperienze di viaggio hanno molto influenzato la sua musica e in particolare le sinfonie (ricordiamo anche la “italiana”). Abbado ha comunque estratto dalla partitura tutti i risvolti musicalmente più validi con un risultato di ottima qualità. Molto più controversa è stata la prestazione di Lupo. Nel concerto Schumanniano troppo spesso per eccesso interpretativo ha pesantemente modificato il ritmo e lo stesso dicasi per le sonorità. E anche dal punto di vista tecnico ci sono state incertezze (segnatamente nella cadenza del primo tempo “annegate” in un eccesso di pedale). L’orchestra lo ha assecondato anche se non si è fatta mancare una “stecca” clamorosa dei corni nell’ultimo tempo.  Insomma un’esecuzione che ha lasciato molto a desiderare. Molto migliori i due bis: un intermezzo Brahmsiano e un brano dai Phantasienstücke di Schumann. Qui il percorso interpretativo non ha avuto scossoni e l’intima significatività dei due brani è stata messa correttamente in risalto. Un buon (non strepitoso) successo di pubblico se si eccettua il solito scalmanato che ha bisogno di urlare “bravo” come se fosse un esperto particolare (e in un certo senso lo è…).
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SadHappy
Programma
R.Schumann  Concerto per pianoforte e orchestra in la minore, op.54
F. Mendelssohn-Bartholdy  Sinfonia n. 3 in la minore, op. 56  “Scozzese”
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Roberto Abbado is an old acquaintance of the public of Bologna and this time too he has not disappointed expectations. It must be said that Mendelssohn’s “Scozzese” goes down very easily like all the music of the Hamburg-born composer, in the sense that it is catchy and does not require particular intellectual effort. But this does not detract from its quality. That his family – bankers – was very wealthy derives not only from its history (every Sunday there was a concert at home with all the components) but also from the fact that his “Grand Tour” was one of the largest and most prolonged of the late ‘700 ranging from Italy to the north of Scotland. And certainly much of his training also derived from the privileged relationship he had with Goethe. His travel experiences have greatly influenced his music and in particular the symphonies (remember also the “Italiana“). Abbado has however extracted from the score all the most musically valid aspects with a result of excellent quality. Much more controversial was Lupo’s performance. In the Schumannian concert too often for excess of interpretation he has heavily modified the rhythm and the same applies to the sounds. And also from a technical point of view there were uncertainties (especially in the cadenza of the first half “drowned” in an excess of pedal). The orchestra has supported him even if it has not missed a resounding “splint” of the horns in the last mouvement. In short, an execution that left much to be desired. Much better the two encores: a Brahmsian intermezzo and a piece from Schumann’s Phantasienstücke. Here the interpretative path had no jolts and the intimate significance of the two pieces was correctly highlighted. A good (not resounding) success with the public except for the usual brainless who needs to shout “bravo” as if he were a particular expert (and in a sense he is …)
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