Avvisi, Uncategorized

Per “fa’ (secondo capitolo) – 15 Marzo 2020


Non profit banner
Non profit bannerSclerosi

  

Per un elenco aggiornato di tutti i precedenti  posts di questo blog con i corrispondenti links
Blog
Per iscriversi a Kurvenal e ricevere un messaggio email ogni volta che un nuovo post è pubblicato “clikkare” sul cerchio rosso per conoscere la modalità

NB Poichè qualcuno ha avuto difficoltà nell’iscrizione il filmato è stato aggiornato per renderlo più comprensibile!!!!

… passa ‘a nuttata” ..

Continua a leggere

Standard
Uncategorized

In attesa… – 2 Marzo 2020


Non profit banner
Non profit bannerSclerosi

  

Per un elenco aggiornato di tutti i precedenti  posts di questo blog con i corrispondenti links
Blog
Per iscriversi a Kurvenal e ricevere un messaggio email ogni volta che un nuovo post è pubblicato “clikkare” sul cerchio rosso per conoscere la modalità

NB Poichè qualcuno ha avuto difficoltà nell’iscrizione il filmato è stato aggiornato per renderlo più comprensibile!!!!

In attesa di potere…..

Continua a leggere

Standard
Recensioni, Uncategorized

Brad Mehldau – Musica Insieme Bologna 2 Dicembre 2019


Non profit banner
Non profit bannerSclerosi

  

Per un elenco aggiornato di tutti i precedenti  posts di questo blog con i corrispondenti links
Blog
Per iscriversi a Kurvenal e ricevere un messaggio email ogni volta che un nuovo post è pubblicato “clikkare” sul cerchio rosso per conoscere la modalità

NB Poichè qualcuno ha avuto difficoltà nell’iscrizione il filmato è stato aggiornato per renderlo più comprensibile!!!!

Non sono un..
Continua a leggere
Standard
Uncategorized

Comunale operistica 2020 – 5 Maggio 2019


Non profit banner
Non profit bannerSclerosi

Per un elenco aggiornato di tutti i precedenti  posts di questo blog con i corrispondenti links
Blog
Per iscriversi a Kurvenal e ricevere un messaggio email ogni volta che un nuovo post è pubblicato “clikkare” sul cerchio rosso per conoscere la modalità

NB Poichè qualcuno ha avuto difficoltà nell’iscrizione il filmato è stato aggiornato per renderlo più comprensibile!!!!

Dalle indiscrezioni di stampa…

Continua a leggere

Standard
Uncategorized

Il comunale colpisce ancora – 12 Aprile 2019


Non profit banner
Non profit bannerSclerosi

Per un elenco aggiornato di tutti i precedenti  posts di questo blog con i corrispondenti links
Blog
Per iscriversi a Kurvenal e ricevere un messaggio email ogni volta che un nuovo post è pubblicato “clikkare” sul cerchio rosso per conoscere la modalità

NB Poichè qualcuno ha avuto difficoltà nell’iscrizione il filmato è stato aggiornato per renderlo più comprensibile!!!!

Il teatro ha spedito agli abbonati un questionario sulla sostenibilità ambientale delle attività del teatro. Ottimo. Poi si prova a compilare il questionario e viene richiesto il mezzo di trasporto con cui raggiunge il teatro ed è contemplata la possibilità “a piedi”. Perfetto. Poi viene richiesto il tipo di carburante utilizzato da compilare  solo se si utilizza un mezzo a motore. Molto bene. Peccato che il questionario alla fine non possa essere inviato se non si precisa il tipo di carburante utilizzato. Non è prevista una casella tipo “panino” o “tagliatelle” o “prosciutto”….
Blogposts translations are available!
 Apology:  in some cases (i.e. german) the automatic translation can be totally meaningless. 
Website Translation Widget
With Windows PC just select in the right box your language and then activate “traduci” or “translate“: the  posts are (often very, very, very  badly) automatically translated (Google translator).
Leggete anche i commenti ai posts selezionando il bottone “commenti” sulla sinistra del post. Talvolta sono persino più interessanti del post stesso!!! 
PS  Vorrei ringraziare tutti coloro che inseriscono commenti  ai posts utilizzando l’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinchè tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (è indispensabile lasciare nome e cognome – i commenti anonimi non saranno pubblicati)!!
Standard
Uncategorized

Olet pecunia? – 15 Marzo 2019


Non profit banner
Non profit bannerSclerosi

Per un elenco aggiornato di tutti i precedenti  posts di questo blog con i corrispondenti links
Blog
Per iscriversi a Kurvenal e ricevere un messaggio email ogni volta che un nuovo post è pubblicato “clikkare” sul cerchio rosso per conoscere la modalità

NB Poichè qualcuno ha avuto difficoltà nell’iscrizione il filmato è stato aggiornato per renderlo più comprensibile!!!!

Il dibattito se accettare o meno i 15 M€ offerti dall’Arabia Saudita alla Scala è l’emblema di come l’Italia sia il paese degli azzeccagarbugli e delle ideologie preconcette. La questione è molto semplice e corrisponde al percorso di una “flow chart”
1) La contropartita richiesta è accettabile? E’ soltanto un posto in CdA senza “golden share” e quindi senza potere di veto? Se la risposta é SI passare alla domanda successiva, se NO l’offerta va rifiutata;
2) Alla Scala sono richiesti allestimenti in Arabia? Se SI con quali limiti? Se accettabili (non veto – ad esempio su Barbiere con una giovane che si prende gioco di un vecchio) tutto OK altrimenti NO;
3) Ci sono preclusioni sugli interpreti (ad esempio Barenboim che è israeliano): se NO passare alla domanda successiva, se SI risposta negativa all’offerta.
4) Vi sono altri condizionamenti occulti? SI offerta rifiutata, NO offerta accettata.
Possibile che non esista la possibilità di un approccio pragmatico e positivo? Sapendo che se si rifiuta l’offerta per motivi ideologici la somma prevista andrà ad un altro teatro, salvo poi piangere lagrime di coccodrillo sulla miseranda situazione dei teatri italiani…
Blogposts translations are available!
 Apology:  in some cases (i.e. german) the automatic translation can be totally meaningless. 
Website Translation Widget
With Windows PC just select in the right box your language and then activate “traduci” or “translate“: the  posts are (often very, very, very  badly) automatically translated (Google translator).
Leggete anche i commenti ai posts selezionando il bottone “commenti” sulla sinistra del post. Talvolta sono persino più interessanti del post stesso!!! 
PS  Vorrei ringraziare tutti coloro che inseriscono commenti  ai posts utilizzando l’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinchè tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (è indispensabile lasciare nome e cognome – i commenti anonimi non saranno pubblicati)!!
Standard
Uncategorized

Una piccola digressione – 12 Marzo 2019


Non profit banner
Non profit bannerSclerosi

Per un elenco aggiornato di tutti i precedenti  posts di questo blog con i corrispondenti links
Blog
Per iscriversi a Kurvenal e ricevere un messaggio email ogni volta che un nuovo post è pubblicato “clikkare” sul cerchio rosso per cooscere la modalità

NB Poichè qualcuno ha avuto difficoltà nell’iscrizione il filmato è stato aggiornato per renderlo più comprensibile!!!!

 

Prima di scrivere questo post ho riflettuto a lungo ma poi ho deciso che si deve avere il diritto alle proprie opinioni. Perciò in  questo sito normalmente dedicato alle recensioni musicali segnalo che insieme al collega Francesco Santarelli abbiamo trasformato il nuovo  sito di Bertoldo in un veicolo apartitico per il sostegno all’idea di Europa in vista delle prossime elezioni europee. Chi condividesse le nostre opinioni può registrarsi al sito: ovviamente quanto più alto il numero degli iscritti tanto più efficaci saranno le iniziative che saranno intraprese  Ovviamente pronto a ricevere tutte le (previste)  critiche del caso.
Blogposts translations are available!
 Apology:  in some cases (i.e. german) the automatic translation can be totally meaningless. 
Website Translation Widget
With Windows PC just select in the right box your language and then activate “traduci” or “translate“: the  posts are (often very, very, very  badly) automatically translated (Google translator).
Leggete anche i commenti ai posts selezionando il bottone “commenti” sulla sinistra del post. Talvolta sono persino più interessanti del post stesso!!! 
PS  Vorrei ringraziare tutti coloro che inseriscono commenti  ai posts utilizzando l’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinchè tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (è indispensabile lasciare nome e cognome – i commenti anonimi non saranno pubblicati)!!
Standard
Commenti, Uncategorized

Kurvenal & friends – 13 Luglio 2016

Non profit bannerNon profit bannerSclerosi
Leggete anche il blog bertoldoblog.wordpress.com
C’è una pessima abitudine nei sistemi scolastici italiani, dalle scuole elementari all’università: giudicare gli insegnanti dai risultati degli studenti o addirittura dal numero di studenti promossi o ancora dal voto medio conseguito etc. senza considerare che al di là delle capacità di un insegnante conta soprattutto l’intelligenza dello studente e la sua disponibilità allo studio.  C’è una analogia nel campo musicale: gli organizzatori di eventi si sentono giudicati dalle performances degli artisti (quando sono tali…) che essi hanno invitato e un giudizio negativo diventa un delitto di lesa maestà o addirittura un’offesa personale (un tempo si sarebbe detto da lavare con il sangue..) che frantuma consolidati rapporti personali. Questa è un atteggiamento scioccamente provinciale purtroppo molto italiano. Va da sé che proporre artisti di scarsa o nulla qualità è un errore (che sarebbe evitabile ascoltando prima di persona il soggetto) ma è anche vero che a tutti capita una serata negativa e ogni recensione non fa la storia dell’esecutore ma giudica unicamente quanto proposto in una particolare esibizione. Per certi aspetti recensore e organizzatore dovrebbero essere uniti nel lamentare una performance scadente ma l’organizzatore preferisce spesso cercare di nascondere la polvere sotto il tappeto. I recensori seri servono proprio a scoperchiare il tappeto.
PS Recensioni serie (anche se con un linguaggio meno diretto di quello di Kurvenal – ovviamente – ma con contenuti identici) si trovano sul Corriere Musicale, una pubblicazione  di qualità che mi sento di consigliare agli amanti della musica.
 Blogposts translations are available!Website Translation WidgetWith Windows PC just select in the right box your language and then activate “traduci” or “translate“: the  posts are (often very, very, very  badly) automatically translated (Google translator).
Apology:  in some cases (i.e. german) the automatic translation can be totally meaningless. 
 NB: leggete anche i commenti ai posts selezionando il bottone “commenti” sulla sinistra del post. Talvolta sono persino più interessanti del post stesso!!! 
PS  Vorrei ringraziare tutti coloro che inseriscono commenti  ai posts utilizzando l’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinchè tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (è indispensabile lasciare nome e cognome – i commenti anonimi non saranno pubblicati)!!
Per un elenco aggiornato di tutti i precedenti  posts di questo blog con i corrispondenti links
Blog
Standard
Commenti, Uncategorized

Kurvenal su Kurvenal – 11 Luglio 2016

Non profit bannerNon profit bannerSclerosi
Leggete anche il blog bertoldoblog.wordpress.com
C’è una cosa che come “recensore” mi suscita qualche perplessità (eufemismo). Taluni affermano che Kurvenal è troppo severo nei suoi giudizi e questo è per me incomprensibile. Distinguiamo. Le mie recensioni (come gli articoli giornalistici seri) si compongono di due sezioni: un giudizio tecnico (oggettivo – stecche, errori, arbitrarietà, non rispetto delle indicazioni del compositore etc.) e uno artistico (ovviamente del tutto soggettivo). In tutta la mia carriera universitaria il mio range di voti è sempre andato nel passato dal 12 (l’infamia – e ne ho dati!) al 30 e lode. [Molti potrebbero chiedersi perché i voti universitari siano in trentesimi (come può un docente distinguere fra 25 e 26 per fare un esempio?): il motivo è storico. Un tempo (molti decenni fa…)  le commissioni erano formate da tre docenti ciascuno dei quali aveva dieci punti a disposizione: oggi le commissioni sono del tutto diverse ma il sistema di votazione è rimasto identico]. Perché “è andato” al passato? Perché oggi i voti espressi all’università vanno solo dal 18 in su: sotto si è semplicemente respinti (tipico buonismo all’italiana). Io ho mantenuto in Kurvenal il vecchio sistema di votazione a differenza delle mozzarelle che infestano il panorama dei recensori (chissà perché…) e forse questo è anche il motivo del successo (senza enfasi) di questo blog. E se un “artista” cerca di imbrogliare un pubblico non troppo esperto (la grande maggioranza purtroppo – spesso si applaude per dare da intendere di essere degli esperti…) io dico esattamente quanto successo, partiture e registrazioni alla mano. Questo per il lato tecnico. (In Italia non succede mai che uno spettatore – come a Berlino –  nell’attimo che separa la chiusura del sipario dall’inizio dei battimani urli “Was ist diese Scheisse?”). Per quello artistico dichiaro ovviamente e umilmente che la mia è solo un’opinione che naturalmente è giusto che non sia condivisa. Ma su una cosa mi sento di assicurare i miei lettori: Kurvenal, fino a quando il sottoscritto sarà in grado di redigerlo non sarà condizionato da nulla!
PS In Agosto molto probabilmente Kurvenal tacerà per assenza di stimoli (in montagna non si tengono concerti!): un caro arrivederci quindi a Settembre.
 Blogposts translations are available!Website Translation WidgetWith Windows PC just select in the right box your language and then activate “traduci” or “translate“: the  posts are (often very, very, very  badly) automatically translated (Google translator).
Apology:  in some cases (i.e. german) the automatic translation can be totally meaningless. 
 NB: leggete anche i commenti ai posts selezionando il bottone “commenti” sulla sinistra del post. Talvolta sono persino più interessanti del post stesso!!! 
PS  Vorrei ringraziare tutti coloro che inseriscono commenti  ai posts utilizzando l’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinchè tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (è indispensabile lasciare nome e cognome – i commenti anonimi non saranno pubblicati)!!
Per un elenco aggiornato di tutti i precedenti  posts di questo blog con i corrispondenti links
Blog
Standard
Recensioni, Uncategorized

Teatro comunale e Carmen – 22 Marzo 2016

Non profit bannerNon profit bannerSclerosi
Dopo l’insuccesso della Carmen (“buuhata” alla prima – forse in modo persino eccessivo – come non succedeva a Bologna da molti anni) e in presenza di un management (sovrintendente e comitato di indirizzo – Dio li fa poi li accompagna!) pervicacemente arroccato su scelte platealmente erronee (stigmatizzate anche recentemente sul Corriere di Bologna da Leone Magiera dall’alto della sua esperienza pluridecennale) avevo scritto la seguente lettera alla Repubblica di Bologna. “Sulla situazione del teatro comunale viene costantemente calato un velo che però non cambia la realtà dei fatti. La recente lettera di valutazione del ministero lo pone al penultimo posto nella classifica dell’imposto risanamento dei teatri di maggiore importanza ma non una risposta viene data alle seguenti importanti domande: E’ stata sanata la situazione debitoria della Filarmonica?  E’stata affrontato e risolto l’ambiguo rapporto fra orchestra del teatro e l’orchestra filarmonica (stesse persone con diverso cappello)? Perché a fronte di un bilancio disastrato sono stati diminuiti i prezzi delle prime quando si sa che i frequentatori sarebbero disposti a pagare il doppio pur di presenziare? Perché il sovrintendente si è aumentato gli emolumenti (quando mai un amministratore delegato aumenta i propri compensi se il bilancio è in rosso) senza neppure garantire una sua presenza quotidiana? Perché si continua a investire in opere moderne (spesso di dubbio valore) e con nessun richiamo per il pubblico? Perché è stata cancellata una performance in cartellone della Fura dels Baus senza alcuna plausibile giustificazione? Perché non si stipulano accordi strutturali e continuativi con altri teatri distanti per la condivisione delle spese di allestimento? E in tutto questo il comitato di indirizzo, il sindaco suo presidente e l’assessore alla cultura non hanno mai nulla da dire, novelli convitati pietrificati (non di pietra …) ? Ecco vorremmo che un management degno di questo nome rispondesse in modo serio e circostanziato a queste domande per rassicurare un pubblico nonostante tutto ancora (ma per quanto?) affezionato ma che ben conosce la realtà assai migliore di altri teatri italiani.” La lettera, ovviamente, non è stata pubblicata dando la precedenza a ringraziamenti ai medici (che hanno semplicemente fatto il loro dovere), a modifiche dei sensi unici etc. etc. insomma ad argomenti di somma importanza. Qualcuno si immagina perché……?
SadSad
 Blogposts translations are available!Website Translation WidgetWith Windows PC just select in the right box your language and then activate “traduci” or “translate“: the  posts are (often very, very, very  badly) automatically translated (Google translator).
Apology:  in some cases (i.e. german) the automatic translation can be totally meaningless. 
 NB: leggete anche i commenti ai posts selezionando il bottone “commenti” sulla sinistra del post. Talvolta sono persino più interessanti del post stesso!!! 
PS  Vorrei ringraziare tutti coloro che inseriscono commenti  ai posts utilizzando l’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinchè tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (è gradito lasciare nome e cognome)!!
Per un elenco aggiornato di tutti i precedenti  posts di questo blog con i corrispondenti links
Blog
Standard
Commenti, Uncategorized

Introduzioni ai concerti – Risultati parziali dell’indagine – 22 Dicembre 2015

Non profit bannerNon profit bannerSclerosi
Prima delle vacanze desidero presentare i risultati (ancora parziali) dell’indagine condotta sul gradimento delle introduzioni “musicologiche” (che spesso si riducono – salvo rarissimi casi – a puro gossip musicale o a narcisistico sfoggio di nozionismo: parlare in pubblico condensando in pochi minuti concetti significativi è un’arte che non si improvvisa…). I risultati (187 voti espressi – più del 77% contrari all’introduzione) mi paiono espliciti e in linea con la sensazione riscontrata nei colloqui personali. L’immagine, che è una fotografia del sito che gestisce l’indagine, non è particolarmente nitida ma “clikkando” su di essa comunque si ottiene l’immagine nitida. Non mi illudo che questo risultato porti a riflettere gli organizzatori dei concerti (sarebbe un segno insperato di sensibilità e certamente l’interesse personale autoreferenziale dei “relatori” non va trascurato) ma rende almeno giustizia all’opinione che ho avuto più volte occasione di esprimere. Naturalmente il sondaggio è ancora aperto e lo sarà fino alla fine di Gennaio (e permette ai partecipanti di verificare personalmente e in tempo reale all’atto del voto i risultati – ovviamente i voti ripetuti non sono permessi….). Buonissime feste a tutti:  Kurvenal tornerà dopo il 6 Gennaio.
Poll gradimento

 

                                                     

             Babbo natale

Blogposts translations are available!Website Translation WidgetWith Windows PC just select in the right box your language and then activate “traduci” or “translate“: the  posts are (often very, very, very  badly) automatically translated (Google translator).

Apology:  in some cases (i.e. german) the translation can be totally meaningless. 

 NB: leggete anche i commenti ai posts selezionando il bottone “commenti” sulla sinistra del post. Talvolta sono persino più interessanti del post stesso!!! 
PS  Vorrei ringraziare tutti coloro che inseriscono commenti  ai posts utilizzando l’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinchè tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (è gradito lasciare nome e cognome)!!
Per un elenco aggiornato di tutti i precedenti  posts di questo blog con i corrispondenti links
Blog
Standard
Uncategorized

Vi piacciono le presentazioni prima dei concerti? – Indagine – 17 Dicembre 2015

Il panorama concertistico bolognese è infestato da un virus che sembra non si riesca a estirpare: il pistolotto che precede i concerti. Roba che in qualunque sala seria (quartetto a Milano, salle Pleyel a Parigi, Wigmore hall a Londra, Philharmonie a Parigi, Herculessaal a Monaco, Musikverein a Vienna etc.) farebbe ridere facendo considerare Bologna alla stregua di Brisighella (senza offesa alla simpatica cittadina). Ma vorrei conoscere l’opinione dei miei stimati lettori. Per questo ho inserito un box nel quale potete indicare se condividete la mia opinione o meno. Sarebbe importante ricevere il maggior numero di risposte in modo da potere poi fare avere i risultati agli organizzatori.  Grazie anticipatamente

 PS Le risposte sono anonime….

Standard
Uncategorized

Sponsorizzazione – La poesia del canto 2016

Non profit bannerNon profit bannerSclerosi
Ebbene sì, questa volta non si tratta di una recensione ma di una ricerca di enti o organizzazioni o società (o anche singoli) sensibili alla cultura. Come avevo già annunciato in un mio precedente post sto cercando di organizzare con Goethe Zentrum, Conservatorio e ateneo il ciclo di conferenze/concerti “La poesia del canto”. Il ciclo intende cambiare la prospettiva consueta dei concerti che pone al centro il compositore di cui vengono poi eseguiti Lieder di poeti diversi. In questo caso la centralità è quella del poeta presentando poi i Lieder di vari autori che ad esso si sono ispirati, mettendo in musica le sue poesie. Il ciclo prevede di prendere in considerazione 4 autori: Goethe, Heine, Mörike e Rückert e per ciascuno di essi, salvo qualche eccezione, intende presentare poesie singolarmente musicate da almeno due diversi compositori (almeno laddove possibile). I compositori presi in considerazione sono: Schubert, Schumann, Mendelssohn Bartholdy, Wolf e Brahms con l’aggiunta di Mozart, Liszt, Mahler e Strauss.  Da un punto di vista organizzativo ogni evento si divide in due parti: una conversazione sulla vita e l’attività letteraria del poeta con l’analisi delle poesie che faranno parte dei Lieder del concerto di circa un’ora (con inizio alle 19), un intervallo di un’ora e a seguire il concerto. Questo tipo di impostazione (che ricalca quella della Philharmonie di Berlino) permette agli spettatori di scegliere a quale delle due parti assistere senza essere costretti a sceglierne una.  Le conversazioni saranno tenute da colleghi dell’area germanistica e da esperti di Liederistica. Cantanti e pianisti sono giovani già in carriera e allievi dell’ultimo anno del conservatorio; il nuovo rettore mi ha concesso l’uso dell’aula absidale e del pianoforte. Ma… parlando con la funzionaria dell’ateneo che si occupa della gestione dell’aula ho saputo che per le manifestazioni come quelle da me ipotizzate sono necessari ogni sera pompieri, infermiera, autoambulanza etc. per un costo di 2.000€ a serata (una leggerezza)!!!! (La cosa più incredibile però è che quando l’aula è usata per le lezioni tutto questo non è necessario. Studenti come carne da cannone…. ). Mentre per tutti i costi “tradizionali” (artisti, libretti, ENPALS etc.) in qualche modo si era già ipotizzata una soluzione questo inaspettato problema – se non risolto – affossa fin da ora la manifestazione. Qualche suggerimento (le fondazioni sono già state prese in considerazione per i costi “tradizionali”) o ancor meglio soluzione? Grazie per l’attenzione.

HappySad

 Blogposts translations are available!Website Translation WidgetWith Windows PC just select in the right box your language and then activate “traduci” or “translate“: the  posts are (often very, very, very  badly) automatically translated (Google translator).

Apology:  in some cases (i.e. german) the translation can be totally meaningless. 

 NB: leggete anche i commenti ai posts selezionando il bottone “commenti” sulla sinistra del post. Talvolta sono persino più interessanti del post stesso!!! 
PS  Vorrei ringraziare tutti coloro che inseriscono commenti  ai posts utilizzando l’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinchè tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (è gradito lasciare nome e cognome)!!
Per un elenco aggiornato di tutti i precedenti  posts di questo blog con i corrispondenti links
Blog
Standard
Recensioni, Uncategorized

La Travi(s)ata – Bologna Arena del Sole 27 Maggio 2015

Non profit bannerNon profit banner

Chi ha i capelli almeno grigi ricorda (forse) una collana di librucoli che circolavano nelle scuole degli anni ’60, i cosiddetti “Bignami”, che riassumevano le “trame” delle opere letterarie lette in classe (I promessi sposi, l’Eneide, l’Iliade, l’Odissea etc.) e indirizzati a somari in cerca di scorciatoie, (Ne ho trovato uno in una bancarella di un mercatino locale e l’ho acquistato come una vera reliquia). Oppure forse ricorda una pubblicazione di valore infimo “Selezione del Reader’s Digest”, collezione di articoli drammaticamente ridicoli e insulsi, all’interno del quale compariva, perla fra le perle, il “Libro condensato”: lascio al lettore immaginare di quale vergognosa operazione si trattasse. Ebbene ora “per avvicinare un pubblico giovane” (che evidentemente si considera cerebralmente leso) viene allestito a Bologna uno spettacolo a metà strada fra la Traviata verdiana e La dame aux camélias di Dumas (un testo, questo, di valore letterario infimo, peraltro, letterariamente inferiore persino al libretto di Francesco Maria Piave!). Con buona pace di critici “illustri” pronti a incensare qualunque novità modernista indipendentemente dal suo valore – con finalità non sempre adamantine – l’operazione ricorda quelle partiture “facilitate” che infestavano nella prima metà del ‘900 le scuole musicali di terza categoria per rendere affrontabili, da parte di musicisti incapaci, brani di grandi compositori. Qui il grande ordito musicale verdiano è frammentato a mo’ di singspiel con un’operazione nazional-popolare della quale francamente nessuno sentiva il bisogno. Personalmente non ritengo che “semplificare” un’opera (che vuol dire comunque “travisarla” appunto) sia la strada giusta per attirare chi alla lirica non sia interessato. La via giusta sono prezzi popolari (e la Travi(s)ata comunque non li ha!) e un’adeguata (non barbosa e dilettantesca!) presentazione/introduzione. Credo opportuno ricordare quanto avviene alla Philharmonie di Berlino (e talvolta anche alla Staatsoper) ove i concerti sono (non sempre) preceduti da una bella conferenza (non basta essere esperti, bisogna anche sapere parlare in pubblico utilizzando le parole giuste, senza annoiare, utilizzando sistemi multimediali etc. Parlare in pubblico e avere il polso dell’audience non è un “mestiere” che si improvvisa e che qualcuno purtroppo non impara mai: è attività non facile che si impara in ogni modo con una prassi come all’università…) con un intervallo sufficiente prima del concerto per permettere al pubblico una cena spesso consumata nella hall della Philharmonie stessa. Una volta premesso quanto precede (e quindi in un quadro per sua natura a mio giudizio non felice) la qualità della rappresentazione nel suo genere è risultata passabile seppure adatta unicamente a un pubblico dal palato non raffinato. L’impostazione iniziale è quella del testo di Dumas ma subito l’azione si sviluppa secondo la trama della Traviata verdiana con gli intermezzi recitati non sempre felici (ad esempio nella parte iniziale del dialogo fra Germont padre e Violetta). Le voci sono “decenti” ma di differente valore: il meglio è dato dal baritono che impersona Germont padre (Michele Patti), una voce imponente e una statura scenica adatta al personaggio. La Violetta di Marianna Mennitti ha una buona potenzialità ma assolutamente incostante: di buona qualità nei toni drammatici, difetta nei passaggi di agilità e nell’emissione di pianissimi, tendendo sempre a mantenere un volume di suono elevato anche quando l’espressività richiederebbe il contrario. Assolutamente non all’altezza invece l’Alfredo di Néstor Losan che praticamente non trova mai l’intonazione e gli accenti giusti. Ma in un singspiel (e soprattutto in questo genere musicale) l’aspetto scenico gioca un ruolo importantissimo. La scena è quanto di più spoglio si possa immaginare (un divano e un vecchio pianoforte a coda), le feste sono riunioni di famiglia di pochi intimi e gli ambienti diversi in cui si svolge il dramma adattati a fatica alla stessa scenografia. Ma dove purtroppo è mancata in tutto la rappresentazione è nell’ “arte scenica”: i protagonisti hanno veramente molto da imparare per quanto concerne il comportamento su un palcoscenico (e la dizione italiana). Particolarmente inaccettabile la scena della comparsa di Alfredo a casa del barone dopo l’abbandono di Violetta e tutto il secondo atto. Stupisce che un regista capace come Nanni Garella non abbia ottenuto dai protagonisti una performance almeno sufficiente. Buona la prova della ridotta orchestra del teatro Comunale sotto la direzione di Massimo Carraro. Concludendo: le contaminazioni sono a mio parere un male assolutamente innecessario e da evitare (se non in casi eccelsi come quelli che caratterizzano i concerti del duo Labeque che comunque le servono a piccole dosi…) ma una volta subite lo spettacolo è almeno non inaccettabile e ha raccolto l’applauso non del tutto caloroso del non folto pubblico (ma va sottolineata la concomitanza del concerto di Muti).
 SadHappy
Fra un mese sarò al Berliner Ensemble di Berlino per assistere a un musical-singspiel sul Faust di Goethe. Operazione estremamente dissacrante cui però il tempio brechtiano non è nuovo e che in linea di principio mi dà i brividi. Ma…il Berliner Ensemble (uno dei più grandi teatri di prosa del mondo) ha sempre prodotto rappresentazioni di valore eccelso e quindi aspetto a piè fermo l’impatto e prometto di recensire, sempre al meglio della mia capacità e onestà (da qualcuno addirittura messa in dubbio!) e senza sconti, la rappresentazione.
 Blogposts translations are now available!Website Translation WidgetWith Windows PC just select in the right box your language and then activate “traduci” or “translate”. With MAC or iPAD insert in the box “touch to type” the address kurvenal.wordpress.com and then activate “traduci” or “translate”: the last inserted post is (very badly unfortunately…) automatically translated.
 NB: leggete anche i commenti ai posts selezionando il bottone “commenti” sulla sinistra del post. Talvolta sono persino più interessanti del post stesso!!! 
PS  Vorrei ringraziare tutti coloro che inseriscono commenti  ai posts utilizzando l’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinchè tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (è gradito lasciare nome e cognome)!!
Per un elenco aggiornato di tutti i precedenti  posts di questo blog con i corrispondenti links
Blog
Standard
Uncategorized

Conflitto di interessi al teatro comunale di Bologna – 15 Novembre 2014






Oportet ut scandala eveniant ((Matteo, XVIII, 7). Non sono stato quasi mai d’accordo con le posizioni corporative dei sindacati del teatro comunale di Bologna ma (finalmente!) anche loro si sono accorti che nel CdA del teatro da lungo tempo (dal tempo delle nomine della Cancellieri) vi è un patente, oggettivo conflitto di interessi che tutti – per motivi non nobili — hanno voluto non vedere (e ciò vale soprattutto per l’amministrazione comunale più volte richiamata – anche dal sottoscritto – in materia). Sedere nel CdA del comunale e in quello del Bologna Festival dà luogo comunque a un’anomalia che va al di là della buona volontà degli interessati che certamente pensano (forse) di agire nella migliore buona fede e che sono gli stessi poi che a livello nazionale stigmatizzavano il doppio ruolo di Berlusconi (vizi privati e pubbliche virtù). Eppure gli effetti perversi di questa situazione sono sotto gli occhi di tutti, anche se opportunamente nascosti. Quante manifestazioni sono state spostate al Manzoni che avrebbero potuto essere tenute al teatro comunale nonostante che la gestione amministrativa del Manzoni sia ben lontana dall’ottimale? E questo in base a quale logica, nonostante i dipendenti del teatro siano pagati per 365 giorni all’anno? E che cosa sta succedendo per quanto riguarda il nuovo statuto e il nuovo eligendo consiglio di indirizzo? Perché il teatro è buon ultimo nel panorama delle fondazioni importanti nel sottoporre a Roma il nuovo testo? Naturalmente simul stabunt simul cadent ed ecco quindi la difesa d’ufficio dell’assessore Ronchi, lo stesso che sta cercando di farsi nominare rappresentante del sindaco nel consiglio di indirizzo in spregio alla sacrosanta e conclamata posizione dell’amministrazione riguardo alla non ingerenza della politica. Questo episodio che ha svegliato per una volta i sindacati dalla sterile e corporativa difesa dei loro piccoli interessi purtroppo è destinato a non lasciare traccia e naturalmente siamo tutti in attesa di una difesa d’ufficio del CdA i cui membri in scadenza paiono solo interessati a rientrare dalla finestra del consiglio di indirizzo. Per non citare i corifei ben orchestrati della stampa come si evince dall’articolo comparso sul Corriere di Bologna in cui (sic) persino si rimpiange la mancata costruzione dell’auditorium senza minimamente pensare ai costi, alla gestione e al potenziale pubblico di una città di 350.000 abitanti! Naturalmente svuotando ulteriormente il meraviglioso teatro del Bibiena, cenerentola musicale di Bologna, finendo per trasformarlo solo in una meta di visite turistiche. E per carità di teatro non cito la modalità con cui viene scelto il nuovo sovrintendente: nessuna gara, nessuna valutazione dell’operato ma solo una acritica e corporativa cooptazione (come va a proposito la campagna abbonamenti? come mai si trovano sempre i biglietti all’ultimo momento e la platea e i palchi denunciano un vuoto in costante aumento?). Piangere per il disinteresse dei potenziali sponsors è inutile se la gestione rimane quella fallimentare attuale (come è probabile vista la continuità dei personaggi che ne fanno parte). Ma la mia è vox clamantis in deserto…
 (Giovanni Neri – potete seguirmi anche su Facebook) (https://www.facebook.com/giovanni.neri.1614?ref=br_rs&fref=browse_search )

  

                                                                                                                                                              

    

Standard
Uncategorized

Dindo orchestra giovanile italiana – 10 Novembre 2014


Non c’è alcun dubbio che oggi Enrico Dindo sia uno dei massimi violoncellisti del nostro tempo. Lo ha dimostrato anche nel concerto tenuto per Musica Insieme dove ha reso il da lui amatissimo concerto di Šostakovič  con cui ha fra l’altro vinto il Ciaikowsky del … in modo mirabile, assecondato in questo in modo perfetto dall’ orchestra giovanile di Fiesole. Non altrettanto bene si può dire del Dindo direttore fatto evidenziato nel caso in questione dallla complessa quarta sinfonia di Brahms. Qui si sono avuti difetti di impasto sonoro, eccessive sonorità (anche nel caso di accompagnamenti) degli ottoni e in generale una gestualità del direttore che in modo non efficace ha condotto l’orchestra, quasi ne fosse parte come strumentista, segnalando appunto uno dei tipici difetti di cui i grandi interpreti soffrono quando vogliono transitare in un campo che non è loro congeniale.  Purtroppo pochi resistono a questa tentazione (fra questi citiamo Pollini dopo l’infelice esordio con “La donna del lago” di Rossini, Schiff, Brendel etc.) anche dettata da ragioni utilitaristiche che nulla hanno a che fare con una impostazione artistica.  Una serata quindi a due facce (forse tre se si considera anche il bis Bachiano di qualità oggettivamente non eccelsa a causa di eccessive libertà ritmiche) che ci fa sperare di riascoltare il grande violoncellista in una recital, come già avvenuto qualche anno fa.

 

 

Standard
Uncategorized

Rodolfo Leone – 6 Novembre 2014



Che il giovane pianista Rodolfo Leone (classe 1991) abbia vinto  il secondo premio al Busoni 2013 e non il primo (non aggiudicato) appare del tutto giustificato. Il pianismo di Leone è di ottima qualità ma non eccelsa (almeno finora). Nel concerto tenuto presso l’accademia filarmonica di Bologna ha spaziato dalla fine ‘700 (Haydn – variazioni in fa minore) fino al primo ‘900 (Ravel – Gaspard de la nuit) passando per Beethoven (op. 101) e Debussy (Images primo libro). Dotato di una solida tecnica (messa a dura prova nel difficilissimo brano di Ravel) è risultato non esaltante nell’aspetto interpretativo, per un tocco piuttosto secco e la carenza di piani soprattutto nella partitura di Debussy. Volendo utilizzare una perifrasi si potrebbe affermare che il pianismo è di Leone è piuttosto “teutonico” nel senso di una robustezza che sconfina talvolta nella inespressività.  Le variazioni di Haydn sono state eseguite “con cautela” con un approccio quasi timoroso forse in parte legato al timore dell’audience. Nella sonata op. 101 è mancata l’espressività insita soprattutto nelle prime frasi di apertura e le images di Debussy hanno staccato un tempo troppo lento nel primo movimento: l’intero brano è risultato carente di quelle sonorità liquide che sono la cifra caratteristica del compositore francese. Ovviamente le capacità tecniche sono state esaltate dal brano di Ravel nel quale però l’aspetto virtuosistico ha preso il sopravvento rispetto alle sfumature che pure ci sono, persino nel finale di Scarbo. A parziale discolpa delle carenze sottolineate va ricordato che il piano dell’accademia (tre quarti di coda) è tutt’altro che eccezionale (anche per un ben noto problema di scappamenti) e che la sala non sempre offre quella acustica che sarebbe auspicabile. Leone è un pianista dotato e certamente di ottima qualità che ha ampio spazio di miglioramento davanti a sé e che vorremmo riascoltare fra qualche anno in un contesto più favorevole.

 
Standard
Uncategorized

Faes Klisowska – 5 Novembre 2014


Una serata dedicata ancora una volta ai tre compositori polacchi più importanti: Szimanowky, Lutoslawsky,  Chopin con l’aggiunta di compositore quasi sconosciuto……. del quale sono stati presentati di “vocalises”. Di Chopin sono stati eseguiti (solo purtroppo) due Lieder op. 74, composizioni dell’ultimissima parte della vita del compositore di Żelazowa Wola quasi sempre dimenticate dalle Liederabende  nonostante che – seppure chiaramente legate al crepuscolo compositivo – gettino un’interessante luce su un protagonista della vita musicale dell’800 che, abbandonata la dimensione eroica che tanti suoi brani sottende, ritorna alla sua matrice culturale polacca, quasi come una sorta di ritorno in patria prima dell’ultimo viaggio. Composizioni minori su testi francamente di infimo livello ma non meno interessanti, almeno dal punto di vista storico. Quanto a Szimanowsky e Lutoslawky i Lieder eseguiti hanno completato la presentazione del quadro compositivo che ha fatto da cornice a questa ultima serie dei concerti di musica insieme: brani interessanti ma non eccezionali che eseguiti unitamente alle composizioni chopiniane indicano con chiarezza la comune matrice culturale e i legami di discendenza che li uniscono, Due parole sugli esecutori. Ho già avuto modo di esprimere il mio dissenso per in concerti “misti” ovvero quelli nei quali la formazione sul palco si modifica (ovviamente non è il caso dei quartetti e dei quintetti) affidando a uno strumento considerato meno importante una sorta di “contentino” di cui non si sente assolutamente il bisogno.  Qui il pianista Filippo Faes ha eseguito 6 mazurke di Szimanowsky con una certa maestria che ne ha reso appieno il significato musicale. Una prestazione invece diseguale della soprano polacca Joanna Klisowska che mentre ha potuto pronunciare con perfetto accento le poesie dei di tutti gli autori in programma, ha esibito un ottimo registro intermedio e acuto ma anche una non secondaria afonia nel registro basso. Che cosa c’entri con il repertorio polacco il Lied “Röslein” di Schubert eseguito come bis è poi un mistero. Non era possibile e molto più significativo eseguire un altro Lied di Chopin? Un concerto interessante, non esaltante.

 
Standard
Uncategorized

Harrel Rachlin Zuo – 20 Ottobre 2014



Preceduto dalla sempre felice introduzione di Maria Chiara Mazzi (forse con un abuso della parola miracolo ma comunque di ben altra levatura rispetto ai frequenti soporiferi esegeti improvvisati) il trio ha eseguito due delle pagine più note della produzione cameristica per trio dell’800. Al di là della bellezza delle due composizioni (veramente significativa l’impostazione del trio giovanile Brahmsiamo in cui si ritrovano tutte le soluzioni armoniche e strutturali –ad esempio il trio prima dell’adagio come nell’op.106 di Beethoven, nella sonata op. 58 di Chopin etc.- che caratterizzano l’opera del compositore amburghese) il trio ha messo in luce alcune eccellenze individuali ma appare ancora non sufficientemente rodato quanto a impasto sonoro e a fusione degli esecutori. Mentre purtroppo il tempo segna in modo inaspettato la tecnica di Harrell che ricordiamo come grandissimo esecutore anche di impervi spartiti e che nell’esecuzione della scorsa serata ha non infrequentemente mostrato segni di intonazione incerta, il violino di Rachlin appare non assumere quel ruolo di concertatore che le composizioni cameristiche con archi richiedono. Esibisce una buona qualità tecnica e un fraseggio anche raffinato (quando non sterile) ma non lascia quell’impronta nell’ambito della compagine che gli sarebbe congeniale e la cui assenza si fa spesso sentire anche troppo.  Talché è il pianismo di Zhang Zuo che svetta trasformando il trio in una sorta di concerto per piano ed archi. Veramente bravissima la cinese, dotata di tecnica raffinata e brillante, fraseggio ampio ed espressivo e soprattutto di quella freschezza che caratterizza (non spesso purtroppo) i giovani più bravi esecutori. Un plauso quindi senza compromessi e un plauso anche alla sua gioia di suonare, dimostrato dal sorriso e dalla felicità per trovarsi fra esecutori così titolati e noti.  Suonare – come dimostrato dalla Zuo – NON è un mestiere ma un piacere (vero cari professori d’orchestra che tirano l’arco svogliatamente, che sindacalmente interrompono senza preavviso e flessibilità da impiegati dalle mezze maniche le prove per pause sindacali mandando in bestia i direttori etc. !) una gioia che si materializza non solo nell’esecuzione finale ma anche nelle prove e financo nella ripetizione continuativa – con sofferenza di eventuali vicini – di passaggi difficili fino al risultato desiderato. E’ così che vorremmo vedere tutti i giovani che affrontano il pubblico. Una serata quindi interessante anche se non eccezionale, anche forse per un periodo di rodaggio necessario all’ensemble che proprio per la sua recente costituzione ha ripetuto come bis lo scherzo del trio brahmsiano pur avendo in repertorio anche l’”Arciduca” di Beethoven
 
Standard
Uncategorized

La stagione armonica – 9 Ottobre 2014



Un piccolo gioiellino, il concerto tenuto presso l’oratorio San Filippo Neri: 9 responsori probabilmente di Alessandro Scarlatti (ma l’attribuzione di tutti i brani è incerta) per coro a 12 voci recuperati da un manoscritto dell’Accademia Filarmonica di Bologna, inframmezzati di brevi brani organistici settecenteschi eseguiti su un piccolo positivo, utili anche per fornire ai coristi l’intonazione iniziale del brano seguente. Programma estremamente specialistico ma eseguito in modo prezioso con perfetta intonazione e coloritura e accuratamente dosato per evitare un overload del pubblico che con i suoi applausi ha dimostrato il proprio gradimento. Un’ulteriore nota positiva: le breve presentazione prima del concerto è stata questa volta tenuta dal direttore S.Balestracci che in modo chiaro e conciso ha ricordato la difficoltà filologica presentata dai brani eseguiti, una spiegazione interessante e necessaria per la comprensione dell’impostazione del concerto. Non i soliti pistolotti improvvisati, sbrodolati e innecessari….
 
Standard
Uncategorized

Guillaume Tell – 8 Ottobre 2014



Un pugno chiuso stilizzato su sfondo rosso nel sipario dell’opera in periodo di polemiche sull’art.18 è certamente una curiosa coincidenza.
 

In realtà l’opera non riguarda certamente problematiche di conflitto sociale fra classi (antipodali rispetto alla sensibilità reazionaria di Rossini) ma si incentra sulla nascita del nazionalismo elvetico attraverso la storia del probabilmente mai esistito mitico eroe Wilhelm Tell che non poteva non suscitare l’interesse del romantico Schiller dalla cui tragedia è in parte derivato il libretto. Libretto che – va subito detto – è particolarmente “improbabile” (hai mai visto che la figlia di un despota si innamori di un povero soldato che la salva da una valanga?) e diseguale, e che curiosamente destò l’interesse di Rossini, alfiere della restaurazione postbonapartista (v. la celebrazione dell’incoronazione di Carlo X nel Viaggio a Reims) dalla quale fu generosamente remunerato, facendone un ricchissimo compositore. Il Guillaume Tell (ultimo parto del compositore pesarese) è un’opera di lunghezza inconsueta (quasi 5 ore inclusive di 55 minuti di intervalli) ma che – come sottolineò correttamente Berlioz – non mantiene costantemente un livello elevato, con alcune parti oggettivamente un po’ di maniera. Mi riferisco in particolare alla lunghezza dei cori a scapito delle pochissime anche se bellissime “arie” e al lunghissimo intermezzo del terzo atto risolto dal regista con un balletto in costume elvetico che alla fine è risultato piuttosto noioso e prolisso quando non un po’ coarse. E veniamo quindi alla regia e alla sceneggiatura. Un eroe romantico di una società pastorale in un contesto fin-de-siècle (con guardaroba delle signore anni ’20 – mancava solo il Charleston) è quantomeno singolare e da questo nasce un disallineamento della produzione che incide molto negativamente sul giudizio finale. Forconi e balestre contro lunghi bocchini, vestiti di paillettes e divise asburgiche di Cecco Beppe il tutto condito con cinepresa e regista sono di difficile digestione. Un’opera così complessa come il Tell, per evitare che il pubblico ceda prima della fine (come è successo alla prima), richiede ben altro, una finesse registica e una capacità di ricreazione dell’ambiente in cui si svolge di differente calibro. Sia chiaro: Guillaume Tell è opera difficilissima da mettere in scena (e questo è uno dei motivi della sua rara esecuzione) e personalmente non ho nulla contro la rivisitazione in epoche diverse di un’azione scenica (una prassi sempre più in voga come esorcismo contro la ripetitività e anche perché stimola la discussione che – come noto – è importante per il regista indipendentemente dal giudizio) ma tutto questo, proprio per la sua difficoltà, richiede quantomeno coerenza di stile e grande inventiva altrimenti si scade nel polpettone e quindi nella noia. Ci sono altri episodi scenici nel Tell del Comunale di Bologna  inverosimili: i poveri cavalli dell’inizio del secondo atto (molto bella la scena iniziale) vengono rovesciati a gambe all’aria dai valligiani (con orrore degli animalisti) ed è necessario leggere le note del programma di sala per capire che in realtà le povere bestie ammucchiate rappresentano le barricate! Molto positiva invece la prova del direttore Mariotti che ha diretto con piglio sicuro evitando gli eccessi che talvolta si ascoltano nei “crescendi” rossiniani e nelle parti che coinvolgono il basso-tuba. Una direzione senza sbavature che ha valorizzato al massimo lo spartito rossiniano (ad esempio nell’ouverture) sostenuta da una clacque che forse otterrebbe un maggiore effetto se fosse meno smaccata. Quanto al cast sopra tutti il soprano Yolanda Auyanet nella parte di Mathilde, dotata di una bella voce, grande intonazione solo talvolta a disagio nei passaggi di agilità.  Bene anche i due protagonisti maschili (Carlos Alvarez come Guillaume Tell  e Michael Spyres come Arnold vestito da doganiere, anche se quest’ultimo nella sua ultima aria ha avuto un problema nell’acuto finale, peraltro non notato da un pubblico ansioso di applaudire ad ogni costo – ma dove sono finiti i feroci loggionisti di un tempo?). Un successo complessivo incontrastato tributato dagli spettatori che hanno avuto la pazienza di resistere fino alla fine: forse – ancora una volta – godranno maggiormente dell’opera gli spettatori delle repliche, dal momento che queste ultime si avvantaggiano del rodaggio e degli aggiustamenti che automaticamente esse portano con sé.
 
Standard
Uncategorized

Statuto del teatro Comunale – 8 Ottobre 2014



Un breve, amaro commento alle notizie apparse sui giornali locali: il CdA del teatro comunale di Bologna ha ancora una volta ritardato l’ormai fuori tempo massimo approvazione del nuovo statuto, sulla base di ridicole ragioni. Inutile ricordare che Milano e Torino, solo per fare un esempio, hanno già da tempo approvato il nuovo statuto senza troppi pretestuosi cavilli. Ma quelli sono teatri seri, con un CdA serio. Qui no, e la ragione è che l’assessore Ronchi vuole fare il delegato del sindaco – delegato previsto come opzione dalla legge Bray – anche se per la legge Veltroni non potrebbe avendo già una carica pubblica. Ma si sa: le leggi in Italia non sono degli obblighi ma solo dei suggerimenti (come i semafori a Napoli!).  Non gli basta il ruolo di assessore, vuole anche mettere le mani sul teatro in coppia con Sani (Dio li fa poi li accompagna) con esiti del tutto prevedibili. E altrettanto ridicole sono le dichiarazioni dei suoi supporters in CdA (interessati ovviamente a fare parte del nuovo consiglio di indirizzo- bisogna che tutto si modifichi perché nulla cambi affermava il conte di Salina!) secondo le quali non deve essere delegato del sindaco un esponente della società civile in quanto “non dotato di peso politico”, proprio il contrario della legge Bray che invece prevede la figura del delegato come esperto slegato dalla partitocrazia. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. E il sindaco Merola, attuale presidente del CdA non ha nulla da dire in materia?  

 

 
Standard
Uncategorized

Stagione operistica del teatro Comunale 2015


Preceduta da una conferenza stampa trionfalistica con un sovrintendente in uscita e uno “in pectore” entrante, è stata presentata la stagione operistica 2015 del tetro comunale. Un’apertura – “Il ballo in maschera” – di repertorio seguito da “Madama Butterfly” (ancora repertorio) per arrivare a una benvenuta new entry – la  “Jenufa” di Janaček – seguita da “Macbeth” di Verdi, da “Elektra” di Strauss (arduo confronto con la strepitosa edizione scaligera di questo anno) passando ler “L’elisir d’amore” e “Il flauto magico”.  Temutissima l’opera commissionata a Solbiati “Il suono giallo” che gli spettatori si augurano non ripeta la catastrofe del “Qui non c’è perché” della corrente stagione.  Completano il cartellone il balletto sulla “Sagra della primavera” di Stravinsky e il classico “Romeo e Giulietta” di Prokoviev.. Interessante la collaborazione con l’Arena del Sole anche se ancora una volta ci si chiedere perché sia necessario ricorrere ad altri teatri quando il comunale rimane chiuso per la maggioranza delle serate. Fra le ultime giustificazioni (oltre a quella classica del numero di posti disponibili) ci sarebbe quella che per i concerti sarebbe difficile smontare le sceneggiature delle opere. E nel passato perché era possibile? E perché la cosa è possibile – ad esempio – alla Scala dove si allestiscono sceneggiature gigantesche come quella de “Les Troyens” di Berlioz? Forse sarebbe meglio affrontare in modo serio le ragioni inconfessate alla base di queste scelte sventurate alle quali non si vuole dare rimedio. Quanto alla qualità del cartellone, al di là dei titoli (non entusiasmanti) molto si spera dalla direzione di Mariotti mentre i cast dei cantanti sono certamente non stellari. Un cartellone che riflette le difficoltà finanziarie e organizzative del teatro e che sarà interessante verificare con la campagna abbonamenti (un plauso all’abbonamento ridotto per i giovani anche se potrebbe suonare come un’ancora di salvataggio contro il paventato parziale svuotamento del teatro).  Wait and see…
 
Standard
Uncategorized

Ensemble del conservatorio Boito – 3 Ottobre 2014


Appuntamento ormai costante del Bologna Festival anche quest’anno l’Ensemble da Camera del conservatorio Boito di Parma ha offerto un concerto più interessante per il programma che per l’esecuzione anche se lodevole è l’impegno dei giovani esecutori guidati P. Maurizzi.  Dopo un’esecuzione del “Prelude a l’après midi d’un faune” di Debussy trascritta dall’autore per orchestra da camera con pianoforte, decisamente troppo lenta, molto interessanti sono stati le spiritose canzoncine per bambini di Lutoslawski,  seguite da un Lied di A.Caprioli (compositore bolognese che giocava in casa) per voce e orchestra da camera su testo di Leopardi. Valutare questo Lied è certamente “impegnativo”: si trovano forti reminiscenze del “Pierrot lunaire” di Schönberg ma risulta del tutto incomprensibile il testo (di importanza non secondaria) nonostante i lodevoli sforzi del soprano Džezana Mustafič. Un Lied che paradossalmente potrebbe ricordare il “recitar cantando” seicentesco ove testo e musica non hanno una diretta correlazione come prima della riforma di Gluck.  Dopo una buona esecuzione dei tre poemi di Mallarmé di Ravel (chi scrive deve ammettere che soprattutto il terzo è sostanzialmente incomprensibile – mea culpa, ovviamente) sono stati eseguiti i bellissimi Mithes di Szymanowski nella felice trascrizione per violino solista e orchestra da camera di A. Caprioli. Come bis il celebre Lied “Morgen” di R. Strauss in una inedita versione per voce, orchestra da camera e violino solista. Un concerto di media qualità che ha però permesso di ascoltare brani dei compositori polacchi praticamente sempre esclusi dal repertorio dei complessi italiani. Per quanto concerne il soprano Džezana Mustafič va soprattutto lodata la sua versatilità (ha eseguito senza spartito Ravel e Lutoslawski e utilizzato tre lingue diverse) anche se l’orribile acustica dell’Oratorio S. Filippo Neri (ma il restauro ne prevedeva l’uso come sala da concerto? Se si, perché non sono stati predisposti almeno pannelli rimuovibili antiriverbero?) non ha permesso di valutarne appieno le doti: una voce certamente intonata ma risultata piccina nell’ambiente esecutivo. Un plauso senza condizioni va invece alla giovane violinista Emma Parmigiani che ha eseguito senza incertezze la difficile parte solistica del brano di Szymanowski calibrandone perfettamente le sonorità: una felice scoperta che speriamo di riascoltare in un concerto solistico che certamente merita. Una nota di protesta invece per l’ormai temuta ma inevitabile introduzione al concerto cui gli spettatori sono condannati: possibile che non si sappia che è prassi assolutamente sconosciuta all’estero ove conferenze in materia – se organizzate – vengono tenute da veri esperti nel pomeriggio prima del concerto? Provincialismo puro.
 
Standard
Uncategorized

Zubin Mehta – La Scala 1 Ottobre 2014


Die Schöpfung (“La creazione”) di Haydn è l‘oratorio più importante del compositore, quello in cui la maestria compositiva, l’articolazione delle parti e la rispondenza nei vari numeri fra testo e ordito musicale raggiunge la perfezione. Zubin Mehta ne ha dato una interpretazione magistrale coordinando orchestra (come sempre la migliore d’Italia), coro e solisti in una esecuzione che ha fatto risaltare in tutto il suo fulgore lo spartito. Zubin Mehta, alla soglia degli 80 anni e che come un vino grand cru migliora costantemente con gli anni, dirige come sempre con gesti misurati ma estremamente efficaci come se dominasse l’orchestra da una sorta di soglio cui tutti si rivolgono umilmente per riceve l’indicazione di come eseguire.  Personalmente non sono d’accordo con la recensione di Paolo Isotta sul Corriere che invece bastona i cantanti (ma bisogna sempre tenere presente che le serate non sono mai identiche e che spesso quelle successive alla prima permettono agli esecutori un affinamento della propria interpretazione): non una compagine stellare ma certamente un cast di buoni professionisti che forse potevano risparmiarsi alcuni ammiccamenti innecessari in un oratorio (ad esempio nel duetto finale fra Adamo ed Eva, con un testo da fare inorridire le femministe!). L’esecuzione migliore è stata quella del baritono-basso Thomas Bauer, mentre il soprano Julia Kleiter è andata migliorando durante l’esecuzione dopo un inizio non troppo felice. Sempre troppo sopra le righe invece il tenore Peter Sonn probabilmente inadeguato per questo tipo di repertorio. Quanto al mezzosoprano Lily Jörstad  ogni valutazione è impossibile dal momento che canta solo “Amen” due volte nell’ambito del coro finale (il che ricorda la parte di Kundry nell’atto finale del Parsifal che canta solo “dienen..dienen” e che in occasione di una recita a Bayreuth di Waltraud Meyer venne chiosato come “verdienen..verdienen”! ). Una serata comunque di grande musica come sempre accade alla Scala. 
 
Standard
Uncategorized

Fiorentini -Tchorzewski – 25 Settembre 2014


La serie dedicata ai compositori polacchi si è arricchita di un concerto dedicato al duo violoncello-pianoforte Fiorentini Tchorzewski . Il programma comprendeva nelle prima parte un’opera giovanile di Szymanowksi (trascritta dal violino per il violoncello), un brevissimo brano per violoncello solo di LutosŁawski e la Canzona op.56 di Meyer. Nella seconda parte l’ultima composizione di Chopin, la sonata in sol minore op. 65 (l’ultima sua grande composizione della quale – già malato – eseguì solo il primo tempo) e un bis di Saint-Saëns. Un concerto di grande interesse che ha messo confronto due scuole della stessa origine anche se nel caso di Chopin l’influsso francese è fortemente percepibile. Molto interessante è la sonata di Szimanowski fortemente influenzata ancora sia dalle strutture che dalle armonie del tardo romanticismo ma con una ben definita rielaborazione personale che prelude agli sviluppi successivi del grande compositore polacco.  Molto particolare il “cammeo” di LutosŁawski per violoncello solo anche se per la sua brevità (5 minuti) difficile da valutare.  Da segnalare nella Canzona di Meyer il richiamo Mozartiano esplicitamente richiesto dal committente. La sonata di Chopin è a giudizio di chi scrive il gioiello più maturo del suo percorso compositivo che riprende un accoppiamento strumentale affrontato solo nelle primissime composizioni (si veda ad esempio la virtuosistica Introduzione e Polacca brillante per violoncello e pianoforte op.3 ).  La struttura riflette quella della sonata per pianoforte op. 58, con lo scherzo che precede un intensissimo seppur breve andante e un finale travolgente. Il duo ha colto in generale lo spirito delle composizioni eseguite anche se con risultati alterni. L’inizio della sonata di Szimanowski ha risentito di alcune imperfezioni di intonazione del violoncello (che però ha migliorato la sua prestazione nel corso del concerto) mentre la precisione un po’ troppo fredda del pianista ha ridotto, specialmente nel caso della composizione chopiniana, un po’ dell’espressività del brano. Un concerto comunque interessante e che ha contribuito a una maggiore conoscenza di un repertorio poco praticato al di fuori della Polonia. Unica nota negativa l’acustica sventurata dell’oratorio di S. Filippo Neri il cui riverbero è insopportabile quando il volume è medio-alto e che impedisce, se non alle prime file, di comprendere quanto pronunciato sul palco (anche questa volta purtroppo non si è rinunciato a un innecessario e modesto pistolotto iniziale da parte del violoncellista). 
 
 
Standard
Uncategorized

Don Giovanni – Glyndebourne 1 Agosto 2014


Eccomi di ritorno dopo una sosta mensile dovuta alla mia permanenza a Berlino (che però in Luglio e Agosto è musicalmente un vero e proprio deserto). Se qualcuno vuole sperimentare un rito very british(alla stregua delle corse di Ascot) deve assistere almeno una volta alle opere che sono rappresentate a Glyndebourne (East Sussex – UK, circa 100 KM a sud di Londra). Negli anni ’30 un facoltoso signore inglese appassionato d’opera convertì una parte della propria dimora (una splendida mansion della campagna inglese) in un piccolo teatro d’opera (circa un centinaio di posti) che nel tempo ha acquistato sempre più fama, che oggi – parzialmente ampliato fino a una capienza di circa 400 posti – è molto noto in UK (e in tutto il mondo anglosassone, americani arricchiti specialmente) e i cui biglietti (di valore nominale fino a 200 sterline) sono venduti a bagarinaggio a oltre 2000 sterline. Perché? Perché il posto è magnifico, dotato di un immenso prato rasato, di un giardino lussureggiante, di una pond (stagno) in cui nuotano uccelli acquatici e agli spettatori è dato il diritto di visitare le stanze della mansion (fra cui una bellissima biblioteca con pianoforte). In cosa consiste il rituale? Le opere (da Maggio ad Agosto) cominciano intorno alle 16.30 e sono sempre suddivise in due atti con un intervallo di 90 minuti. Il periodo antecedente l’opera e l’intervallo sono dedicati, se il tempo è clemente, al picnic sull’erba per il quale i partecipanti fanno a gara a esibire i più meravigliosi servizi da picnic in argento massiccio e porcellane (e i più costosi menu che prevedono in ogni caso fiumi di champagne) che si possano immaginare spesso assistiti da butlers in polpe. Il parcheggio rigurgita di Bentleys e Rolls Royces e le signore sfoggiano vestiti lun dahi da gran sera mentre i maschietti fino a qualche anno fa dovevano indossare il frak o lo smoking, regola un po’ allentata (mala tempora currunt..) essendo ora concesso il solo abito scuro. Di assoluta regola la passeggiatina verso la pond per cui sul prato verde rilucono i vestiti (e i gioielli) delle gran dame che leggere (non sempre..) sfiorano l’erba.  Ancor più british è il fatto che ci sono due treni che connettono Lewes (a qualche km da Glyndebourne che si raggiunge con autobus speciale) con la stazione Victoria di Londra prima e dopo lo spettacolo e non è infrequente vedere sul treno locale toilettes da gran sera per quei pariah che non possiedono almeno una Rolls (shame).  E se piove? L’opera house mette ovviamente a disposizione due ristoranti (non eccezionali), ma senza il picnic Glyndebourne non è più Glyndebourne. Per avere i biglietti? Evitando il ladrocinio del bagarinaggio bisogna mettersi pazientemente in coda per diventare prima o poi “associate member” e dopo 10 anni “full member”: in tal modo si acquisisce il diritto alla prelazione per due biglietti per ogni spettacolo.  La qualità delle opere è medio-alta ma non eccelsa, ma in questo caso non è l’opera che conta ma il rito: l’opera diventa di fatto solo l’occasione! Quanto al Don Giovanni di cui al titolo del post, la scenografia è di tipo “moderno”  e gli interpreti sono dei buoni e giovani professionisti. Buona la prova del commendatore (Taras Shtonda), nella norma Donna Anna (Layla Claire), Don Ottavio (Ben Johnson), Don Giovanni (Elliot Madore), Leporello (Edwin Crossley-Mercer), Zerlina (Lenka Macikova) e Masetto (Brandon Cedel). Una nota di biasimo per Donna Elvira (Serena Farnocchia) non all’altezza della parte. Buona la prova del direttore Andrés Orozco-Estrada. Interessante la scelta di inserire nell’opera la ormai sempre eliminata scena del tentativo di vendetta di Zerlina su Masetto dopo il suo riconoscimento come Don Giovanni travestito: la riscoperta di un brano praticamente sempre trascurato (perchè?). 

Standard
Uncategorized

Gile Bae – Mi-To 17 Settembre 2014


La giovane pianista (che fa parte della scuderia di giovani interpreti dell’accademia di Imola)  ha eseguito le variazioni su un tema di Händel e i pezzi op. 76 di Brahms. Al di là di una serie assolutamente impressionante di strafalcioni anche in brani tecnicamente non complessi (per non parlare di quelli più tecnicamente impegnativi soprattutto nell’op. 76) quello che impressiona è che Brahms venga considerato un autore nell’eseguire il quale i tempi possano essere costantemente strattonati, anche all’interno della stessa frase melodica, con “rubati” (meglio “scippati”) che neppure Alfred Cortot avrebbe azzardato. Brahms, come noto, è autore che si inserisce in un filone classico della musica ottocentesca (in antitesi, ad esempio, a Wagner) e come tale le sue composizioni sono caratterizzate da un rigore strutturale e armonico che in alcuni casi si rifa a una impostazione contrappuntistica e a composizioni del passato (si pensi alla passacaglia della quarta sinfonia, alle variazioni su un tema di Haydn – corale di S.Antonio – e all’uso della fuga nelle variazioni Händel). Nell’esecuzione di Gile Bae tutto questo viene costantemente trascurato in nome di una libertà (meglio arbitrarietà) esecutiva (spesso dettata da una tecnica assolutamente non adeguata) persino nella fuga finale della variazioni che finisce con lo snaturare totalmente il significato musicale dei brani eseguiti. Par dessus le marché Gile Bae utilizza abbellimenti assolutamente non previsti da Brahms e fa un utilizzo smodato del pedale nel tentativo di coprire i propri errori tecnici. Perché poi due bis scarlattiani (oggettivamente assai meglio eseguiti del repertorio Brahmsiano ma anch’essi non immacolati per la scelta di tempi eccessivi) in un programma dedicato a Brahms è difficile da capire. Un pomeriggio da dimenticare e una giovane cui consigliamo una adeguato periodo di studio e di approfondimento prima di esibirsi nuovamente in pubblico (almeno con questo repertorio).
 
 
Standard
Uncategorized

Pietro de Maria – 16 Settembre 2014


Dopo il blackout quasi completo di due mesi per la musica classica, si riapre la stagione con il concerto dell’affermato Pietro de Maria per il Bologna Festival (quasi ignorato dall’edizione locale di Repubblica) con un programma di grande interesse, incentrato su una selezione di studi per il pianoforte di autori polacchi che spazia da Chopin a Lutoslawski a Szymanowski. Gli studi hanno cessato di essere strumenti didattici dopo Debussy per diventare brani brevi, spesso di grande difficoltà ma non specificamente rivolti alla soluzione di problemi tecnici: peraltro vi sono esempi di questa tendenza anche nel tardo romanticismo, ad esempio con Liszt. L’esecuzione dei brani dei due compositori novecenteschi polacchi è stata caratterizzata da grande aggressività tecnica trascurando però quegli aspetti di novità musicale che distinguono, ad esempio, le due preziose opere di Lutoslawski rendendo insomma  gli studi .. dei puri e semplici “studi” tecnici. Lo stesso discorso vale per l’interpretazione degli studi op 10 di Chopin. L’esasperata ricerca della velocità ha snaturato spesso la trama musicale e ha portato a imperfezioni (ad esempio nel difficilissimo studio in do maggiore di arpeggi spezzati n.1) che un uso smodato del pedale non è stato in grado di nascondere. Un discorso analogo vale per la parte finale dello studio n.10 dopo la ripresa dove le due seste – difficilissime – all’acuto sono state affrontate con un “rallentando” che non è certamente nelle indicazioni Chopiniane. Insomma una resa degli eseguitissimi studi op. 10 certamente non memorabile. E’ poi del tutto singolare la scelta erratica dei bis. Cosa c’entrano, in una serata dedicata agli studi, con tante opportunità del repertorio (ad esempio i bellissimi studi di Ligeti per non parlare di Liszt), il secondo intermezzo  op. 117 di Brahms ( “espressione del mio profondo dolore” come scrisse l’autore – eseguito con un languore e con intemperanze ritmiche  fuori stile), il secondo scherzo di Chopin (velocità strappa-applausi a scapito del contenuto musicale) e addirittura, come finale, il primo preludio del primo libro del Wohltemperiertes Klavier di Bach in versione romanticheggiante con profusione di pedale? L’intelligenza di un esecutore si misura anche nella composizione dei programmi e in questo De Maria avrebbe molto da imparare da Pollini, da Schiff, da Zimerman….
PS Nel pistolotto innecessario che ha preceduto il concerto ho scoperto che Chopin è un autore “progressivo” (sic).  Alla stregua delle tasse o delle lenti?
 
Standard
Uncategorized

Più distante della luna – 15 Settembre 2014


La distanza in termini orari fra Milano e Torino è la medesima che esiste fra Bologna e Milano ma in termini musicali le due città sembrano più distanti da Bologna della luna. Nella prima quindicina di Settembre, quando i programmi musicali delle varie associazioni locali non sono ancora decollati, le due città organizzano il Mi-To, una rassegna musicale con prezzi bassi che vede fino a tre manifestazioni al giorno nell’ambito delle quali si esibiscono artisti di fama e giovani promesse con programmi che vanno dal classico al moderno secondo una impostazione logica e coerente. Le due città propongono al 90% le stesse manifestazioni a distanza di uno o due giorni con il vantaggio di una riduzione dei costi complessivi visto che gli artisti non debbono sostenere le spese di costosi viaggi. Quest’anno il titolo indicativo è “Aimez-vous Brahms?” che propone l’integrale del repertorio pianistico del compositore amburghese affidato a giovani pianisti che si esibiscono di pomeriggio con il costo del biglietto a 5 (cinque!) euro, oltre che le 4 sinfonie etc. Naturalmente vi sono anche manifestazioni con affermati artisti (ad esempio Marta Argerich a Milano) ma sempre con costi contenuti (35-50€). Ci sarebbe da chiedersi perché nessuno ha mai ipotizzato una estensione del festival (almeno in parte) a Bologna, visto che dall’inizio di Settembre al 15 dello stesso mese la città petroniana è caratterizzata dal vuoto pneumatico in materia di musica, mentre le ferie sono finite e la città gode di un turismo in espansione. Sarebbe questo un modo per incrementare – ad esempio – l’utilizzazione del teatro comunale (un gioiello architettonico e acustico), nel quale oltre la sala principale vi sono anche i ridotti fruibili e che rimane chiuso per oltre il 60% delle serate disponibili mentre i costi corrono regolarmente.  Purtroppo questo rientra nella gestione certamente non positiva del teatro che non è stato ancora in grado di approvare il nuovo statuto previsto dal decreto Bray (emendato Franceschini), di nominare il comitato di indirizzo e di organizzare una decente manifestazione di interesse da parte di potenziali sovrintendenti (terminando Ernani alla fine di Dicembre comunque il suo mandato). La nomina del sovrintendente (ufficialmente di pertinenza ministeriale ma ovviamente con il suggerimento degli amministratori locali) è materia che dovrebbe essere analizzata accuratamente a fronte di precisi programmi degli aspiranti e non una sorta di successione dinastica cui assistere passivamente, organizzata tramite una ben calcolata campagna di stampa.  È certamente vero che il bacino di utenza bolognese è più ridotto e naturalmente nessuno si illude che allargare Mi-To a Bologna sia una impresa semplice ma manca un anno alla prossima edizione: possibile che non si possa almeno verificarne la fattibilità mediante un progetto culturale ed economico adeguato?

 

Standard