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Argerich Castro -Bologna Festival 11 Settembre 2018


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Come ogni anno  …. As it is the case every year ..
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Il giardino armonico / Faust – Bologna Festival 29 Maggio 2018

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A volte ritornano….. Sometimes they come back..
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Poga Lisiecki – Filarmonica Bologna 28 Maggio 2018

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Pur giovanissimo (23 anni) Jan Lisiecki   Although very young (23 years) Jan Lisiecki
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English Baroque Soloists – Bologna Festival 21 Maggio 2018

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Sicuramente un complesso  .. Definitely a complex..
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Kochanovsky/Isserlis- Teatro Comunale Bologna 17 Maggio 2018

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Al di là degli  .. Beyond 
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Olli Mustonen – Teatro Comunale Bologna 25 Febbraio 2018

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Mustonen è una vecchia disgrazia del pubblico bolognese e in tempi non troppo lontani è rimasto impresso un suo concerto a Musica Insieme nel corso del quale eseguì sonate di Scarlatti come se si trattasse di compositore romantico, con sovrabbondanti “rubati“, pedale „a go-go“, eccessi dinamici etc. etc. Un vero disastro. Ma il lupo perde il pelo ma non il vizio. Nel V concerto beethoveniano ha inanellato una serie abominevole di strafalcioni tecnici (clamoroso come esempio quello tre volte ripetuto del ribattuto del tema principale del rondò – forse ha dimenticato che il pianoforte moderno è dotato di doppio scappamento!), ha inserito accenti non previsti (ad esempio nell’arpeggio iniziale del primo tempo), ha costantemente suonato forte e mezzoforte, dimenticando i „piani“, ha usato una dose di pedale al limite del ridicolo (anche per coprire gli errori tecnici), come i veri dilettanti ha rallentato durante i passaggi tecnici più difficili, ha usato a profusione l’artificio di squilibrare ritmicamente le mani etc. etc. Il nostro Ollio non suona ma schiaffeggia la tastiera. Potrei continuare ma sarebbe come sparare sulla croce rossa. Ma che colpa ha il pubblico bolognese per essere afflitto per due stagioni consecutive da un ridicolo dilettante? La sua prestazione, nel corso della quale ha obbligato l‘orchestra a toni da banda di paese, ha reso l‘orchestra bolognese – non sempre di grande qualità- un gigante musicale per confronto, persino sottoposta come è stata ad attacchi costantemente errati! Insomma un’esecuzione che in una sala formata non da ingessati e mummificati ignoranti musicali – ad esempio alla Kozerthaus di Berlino – avrebbe scatenato una salva meritatissima di „buh“ qui solo timidamente ma doverosamente lanciati dal loggione. E patetica è stata la tentazione di qualcuno di definire „postmoderna“ la prestazione. Se suonare malissimo (peggio di un medio allievo di conservatorio)  vuol dire essere postmoderno, allora Mustonen è postmoderno. Se invece ha un significato diverso allora chiedo a chi ha espresso questa ardita valutazione di rispondere qui sul blog alla domanda: cosa vuol dire suonare „postmoderno“? Purtroppo Mustonen ha anche avuto il coraggio di esibirsi in un bis bachiano. Per la direzione delle opere sinfoniche di Sibelius utilizzo la fine dell‘ultima aria di Figaro nelle „Nozze di Figaro“: “il resto, il resto non dico, ognuno, ognuno lo sa…“. Si può solo fare voti che il pubblico bolognese non debba più essere sottoposto a una punizione come questa. Basta, e poi basta! (Per capire la vergognosa esecuzione leggere anche i commenti dei lettori del blog)
È praticamente impossibile chiamare il numero del teatro comunale che risulta sempre occupato e non è previsto un sistema per essere messi in coda: bisogna richiamare!! Oggi sul Corriere l‘orario di inizio del concerto è riportato in modo errato e probabilmente molti abbonati vorrebbero telefonare per sincerarsi dell‘orario giusto: inutilmente..E più in generale NON esistono indirizzi email del teatro cui inviare messaggi: ma si può? E il sovrintendente con il suo nuovo corso non si è preoccupato di  una falla di questa dimensione che si potrebbe risolvere nel giro di una mattinata?
PS Un “blogger” non è un oracolo e commette inevitabilmente errori (il minimo possibile..). Ricevo spesso “correzioni” non sempre fondamentali e non sempre precise. Così come io mi sottopongo al giudizio altrui con nome e cognome così chi vorrà avere la bontà di segnalarmi eventuali errori o imprecisioni dovrà farlo unicamente mandando un commento: a ognuno la propria responsabilità. Ho rimosso la mia iscrizione a facebook: non posso quindi essere contattato per questioni private via messenger ma solo via e-mail all’indirizzo giovanni.neri@unibo.it.
PPS La gestione di un blog è operazione complessa e talvolta faticosa. Molti dei miei lettori leggono il blog senza registrarsi. Chiederei cortesemente la registrazione (che non comporta nulla) e che può essere facilmente fatta “clikkando” sul riquadro “iscriviti” in basso a destra di ogni post o in quello nero sopra ogni post.Grazie anticipatamente.
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Programma
L.V.Beethoven  Concerto per pianoforte e orchestra n.5 in Mi bemolle maggiore Op.73 Imperatore
J.Sibelius  Sinfonia n.5 in Mi bemolle maggiore Op.82 – Finlandia Op.26
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NB: leggete anche i commenti ai posts selezionando il bottone “commenti” sulla sinistra del post. Talvolta sono persino più interessanti del post stesso!!! 
PS  Vorrei ringraziare tutti coloro che inseriscono commenti  ai posts utilizzando l’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinchè tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (è indispensabile lasciare nome e cognome – i commenti anonimi non saranno pubblicati)!!
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Liss Khozyainov – Teatro Comunale Bologna 8 Febbraio 2018

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Era veramente un pezzo che non assistevo a un concerto così brutto. Ma andiamo per ordine. Si presenta un giovincello di bruttissime speranze di anni 24 (2 più di quelli di Lisiecki!) che esegue il non bellissimo terzo concerto di Rachmaninov. Il suono è aspro, la tecnica non immacolata ma soprattutto il nostro gragnuola la tastiera impietosamente. Da salvare (forse) solo l’esecuzione del tema iniziale del concerto ma si tratta di una goccia nel mare. Si vede perfettamente che il pianista si sente un idolo e per questo ti rifila come due bis (di lunghezza entrambi eccessiva) due fantasie (ma meglio sarebbe dire due incubi) virtuosistiche di autori a me ignoti (ma credo che sia un titolo di merito – mi è stato detto che siano sue) su due famose arie operistiche, quella dell’ouverture del Guglielmo Tell e la ben nota “non più andrai..” delle nozze di Figaro.  Inutile dire che se proprio si vuole eseguire una parafrasi operistica non c’è che da scegliere nel repertorio del grande Franz. Due esecuzioni certamente non memorabili, kitsch e prive di qualunque aspetto artistico.  Ma non c’è nulla da dire: se un pianista suona male e non ha sensibilità artistica sceglie male anche i brani peggiori come bis, convinto in questo modo di fare impressione su un pubblico come sempre di bocca buonissima (diciamo più semplicemente ignorante e pronto a farsi turlupinare). Che infatti applaude: suonare forte e in fretta, anche alla “sperindio“, e il successo è garantito.  Ma “Dio li fa e poi li accompagna“. Il direttore Liss, agghindato con una casacca stile Kim Jong Hun ma con risvolti azzurrini (ovviamente confezionata su misura – non si troverebbe neppure da un robivecchi) dirige la brutta sinfonia di Rachmaninonv (il russo era un pianista le cui composizioni sinfoniche sono un suo sottoprodotto)  con una gestualità inutilmente violenta dalla quale non emerge un solo elemento positivo della composizione. Insomma un disastro. Che sia l’ultima eredità del non compianto Sani?
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Programma
S.V. Rachmaninov
Concerto per pianoforte e orchestra in Re minore n.3 Op.30
Sinfonia n. 3 in La minore Op.44
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Albrecht Carcano – Teatro Comunale Bologna 4 Febbraio 2018

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Archiviato il brano d’occasione op. 80 di Beethoven (numero d’opera immediatamente antecedente a quello dell’op. 81 – la bellissima sonata “Les adieux” di ben altro spessore) con una prestazione assolutamente insufficiente delle voci femminili soliste del coro, Gabriele Carcano ha eseguito il famosissimo concerto di Mozart. Avevamo già recensito il pianista (v. link e link) ascoltato in concerti solistici con risultati molto brillanti. Non altrettanto si può dire per l’odierno concerto del salisburghese. Un primo tempo insufficientemente dinamico, una interpretazione discutibile con alcune imperfezioni tecniche, il risultato è stato inferiore alle aspettative. Un vero peccato perchè Carcano è un pianista abbastanza giovane (32 anni) e di grandi potenzialità che però deve evitare di cadere in alcuni manierismi del tutto innecessari. E’ quanto vale anche per il bis schumanniano (brano dai Davidsbundlertanze – ma perché eseguire un brano da un ciclo quando tanti ne esistono individuali?) dove un continuo squilibrio ritmico fra le due mani non ha di certo giovato all’interpretazione. Insomma una prestazione non all’altezza delle potenzialità di Carcano. Molto buona invece l’esecuzione della sinfonia beethoveniana: Albrecht ha saputo trarre il meglio dall’orchestra bolognese infondendo dinamica e cantabile in egual misura e ottenendo quindi un risultato di ottima qualità a riprova che un bravo direttore è in grado di estrarre da una compagine non eccelsa interpretazioni di ottimo livello. Applausi meritati da parte di un pubblico numeroso.
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Programma
L. V. Beethoven  Fantasia per pianoforte, coro e orchestra, Fantasia corale
 W.A. Mozart Concerto per pianoforte e orchestra n.24 in Do minore, K 491
 L.V.Beethoven Sinfonia n.4 in Si bemolle maggiore Op.60
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Mariotti Karg- Teatro Comunale Bologna 1 Febbraio 2018

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Un concerto complessivamente di buon livello con una prima parte di difficile giudizio per due brevi brani Beethoveniani – ovviamente d’occasione –  che fanno parte dell’ultima stagione del compositore di Bonn ma che in nessun modo ne riflettono la ricerca sonora ed espressiva delle grandi composizioni coeve. Una esecuzione very average ma che non paiono rientrare pienamente nelle corde di Mariotti. Un discorso del tutto diverso vale invece per la sinfonia Mahleriana. Qui Mariotti è riuscito a trarre dall’orchestra il meglio (fatte salve alcune lacune individuali ben note) infondendo tutto l’energia necessaria ma anche dosando perfettamente i toni elegiaci dell’ultimo tempo. In questo caso perfettamente assecondato dal soprano Christiane Karg dotato di voce armoniosa e sempre perfettamente intonata. Un soprano dall’impostazione lirica e forse non dotata di grande capacità emissiva ma perfettamente inserita nella bellissima parte elegiaca che ha saputo rendere perfettamente lo spirito della composizione.  Un’esecuzione della sinfonia globalmente di grande qualità  nella quale i due interpreti sono sembrati capirsi perfettamente. Vorremmo risentire quanto prima la Karg a Bologna in un repertorio più vasto. Magari in un concerto liederistico come avviene alla Scala e nei maggiori teatri europei… vero sovrintendente Macciardi…. (PS il solito errore di tedesco nell’indicazione ritmica del secondo tempo di Mahler: “Im” al posto di “In”, Bewegung è femminile!!!)
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Programma:
L.V.Beethoven
Elegischer Gesang (Canto elegiaco), in Mi maggiore Op.118 per coro e orchestra d’archi
Meeresstille und glückliche Fahrt (Calma di mare e viaggio felice) Op.112 per coro e orchestra
G.Mahler  Sinfonia  n. 4
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McDonald Kobrin- Teatro Manzoni Bologna 29 Gennaio 2018

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Preceduto dall’eco delle sue affermazioni al Busoni e al Van Cliburn Alexander Kobrin si presenta al pubblico bolognese con l’esecuzione di uno dei più famosi concerti di Mozart. Tecnica impeccabile e tocco cristallino, tutto il concerto viene però eseguito a mezzi toni come se insomma il pedale del “piano” fosse costantemente azionato con una sensazione “una corda” molto discutibile. Il pianismo di Kobrin è apollineo ma esangue e soporifero e alla fine dei conti noioso come un bel soprammobile che non lascia traccia nella memoria  degli ospiti di una serata. La stessa monotonia la si riscontra persino nella cadenza del primo tempo che non concede nulla al virtuosismo brillante: insomma un Mozart tutto mezzo piano, ultraintimistico che confrontato con la miriade di famose esecuzioni dello stesso concerto non lascia traccia. E lo stesso atteggiamento interpretativo è fornito in occasione dell’unico bis, il primo studio in la bemolle maggiore op. 25 di Chopin.  Senza volere fare della fisiognomica si potrebbe dire che la cifra interpretativa di Kobrin è identica all’espressione del suo volto che in tutta la serata non si è modificata, rimanendo assente, neppure in occasione dei ringraziamenti verso un pubblico come sempre oltremodo generoso per motivi che sono fin troppo chiari. Il concerto comunque non decolla neppure nel secondo tempo con l’esecuzione dell’elefantiaca sinfonia n. 5 di Mahler, certamente non uno dei suoi capolavori.  Una sinfonia che potrebbe tranquillamente essere eseguita in due rate tanto è diseguale la sua struttura che è  realmente di grande valore solo nell’ultimo tempo e specialmente nella grandiosa fuga conclusiva. La direzione di MacDonald è certamente lontana dall’essere memorabile: la sensazione che si deriva è che la partitura non sia approfonditamente nota al direttore che nonostante una generosa esibizione ginnica è costantemente costretto a sfogliare lo spartito e a inseguirlo più che a prevenirlo. Si potrebbe dire che McDonald non dirige ma si accompagna all’orchestra certamente non in grande serata specialmente negli ottoni (sorpresa?). Naturalmente successo (non clamoroso per fortuna) da parte del pubblico (ma a quando un bel “buh” o una salvifica salva di fischi?). Natualmente non manca nelle prime file un decerebrato che per due tempi tiene acceso il cellulare senza che nessuna delle maschere in sala intervenga.  Ma il cellulare non si usa meglio nel foyer?
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W.A.Mozart Concerto per pianoforte e orchestra n.23 in la magg, K488
G.Mahler Sinfonia n.5 in do diesis minore
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Chaslin Albanese- Teatro comunale Bologna 25 Novembre 2017

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Un concerto a due facce. Cominciamo da quella positiva. I due brani orchestrali scelti (Le preludes di Liszt e la sinfonia di Franck) sono emblematici del percorso musicale della seconda metà dell’800, che è segnato, fra le altre cose, dal ruolo dato agli ottoni e in particolare dallo sdoganamento del basso tuba, che tanta parte ha nelle opere wagneriane. Brani musicali rutilanti che Frédéric Chaslin ha saputo valorizzare con una direzione energica e partecipata, anche se proprio gli ottoni, (in particolare si indovini quali) ancora una volta, non hanno di certo offerto una prova entusiasmante (eufemismo – ma vogliamo mettere mano al problema una volta per tutte?). Allievo di Baremboin e direttore wagneriano, Chaslin ha trascinato l’orchestra, estraendone il meglio che è in grado di proporre con grande e giustificato successo di pubblico. Una prestazione ben diversa da quella offerta nella recente Aida al teatro comunale che dimostra come il repertorio mitteleuropeo sia ben più connaturato al direttore. Un discorso diverso per il concerto in sol di Ravel. Qui Giuseppe Albanese si è confrontato con le grandi esecuzioni di Argerich, Michelangeli e Haas (solo per fare qualche nome) e il confronto è stato impietoso, marcato soprattutto dall’inizio del secondo tempo. La semplicissima melodia di Ravel richiede un perfetto controllo delle sonorità e una scelta accurata delle sfumature che sono totalmente mancate nell’esecuzione di Albanese, che trova la sua cifra esecutiva in un virtuosismo atletico dimostrato dalla scelta, come secondo bis, di un tempo di una sonata di Haydn, eseguita come fosse uno studio di Clementi a una velocità esagerata per strappare l’applauso di un pubblico di bocca buona pronto a farsi abbindolare dai muscolari (come nel caso di Matsuev). Già la scelta di un tempo di una sonata per un bis è assai discutibile ma ancor più di pessimo gusto è stato richiedere al pubblico se voleva un brano melodico o brillante (modestissimo tentativo di ingraziarsi il pubblico) ed eseguire un pezzo brillante nonostante il parere contrario del pubblico! Nel concerto di Ravel, poi, non sono mancati casi di mancanza di sincronismo con l’orchestra. Quanto al primo bis (Alborada del gracioso di Ravel) il minimo che si può dire è che la sua lunghezza è eccessiva per un bis (anche se nel 1979 un Pollini d’annata eseguì come bis a Londra Les adieux di Beethoven ma in versione  integrale), e che la sua esecuzione è stata ancora una volta di stampo virtuosistico, trascurando tutte le sfumature, anche talvolta caricaturali, del brano. No good.
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Franz Liszt Les Préludes
Maurice Ravel Concerto in sol per pianoforte e orchestra
César Franck Sinfonia in re minore
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Zimerman Nowak- Musica Insieme Bologna 13 Novembre 2017

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Un’esecuzione del quarto concerto (il mio preferito, fra l’altro) di Beethoven da parte di Krystian Zimerman assolutamente magistrale. Il pianista polacco da tempo ha ormai raggiunto quella perfezione che solo una grande maturità permette. Sostenuto da un’ottima tecnica ha saputo estrarre dalla partitura tutte le sfumature anche più recondite suscitando il giusto entusiasmo del pubblico. A partire dalla sua vittoria nel 1975 al concorso Chopin ha seguito un percorso culturale e stilistico di assoluto rigore che trova oggi la sua migliore espressione nel perfetto equilibrio dell’esecuzione che si inserisce nel solco che ha visto in passato Brendel come capostipite. Purtroppo non ha concesso neppure un bis. Molto buona anche l’esecuzione dell’orchestra che però ha dovuto eseguire i quadri di un’esposizione in una versione orchestrale chiassona e priva di quella sottile ironia che la pervade nell’orchestrazione di Ravel.  Un’operazione di archeologia musicale ingiustificata e che ha depresso il valore dell’orchestra ben diretta da Nowak. Caloroso successo di pubblico (ma quando si gioca in casa..).
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Programma
Hector Berlioz Le carnaval romain, «ouverture caractéristique» op. 9 Ludwig van
Beethoven Concerto n. 4 per piano e orchestra op. 58 
Modest Musorgskij Quadri da un’esposizione (trascrizione per orchestra di Sergej Gorčakov)

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Dantone Gatti Accademia Bizantina – Bologna Festival 3 Novembre 2017

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Un concerto “classicissimo” con un programma “classicissimo”, molto adatto a un pubblico eterogeneo raramente frequentatore di sale da concerto. Un ensemble con tutti i crismi dell’orchestra barocca: corni senza pistoni, fagotti e altri strumenti a fiato senza chiavi, violoncelli senza puntale, archi senza tiracantini  (questa mi è sempre sembrata proprio un’inutile preziosità dal momento che l’accordatura e il suono dipendono unicamente dal  manico e dal ponticello e con il tiracantino l’accordatura è più precisa), archetti impugnati in modo barocco (addirittura uno di un contrabbasso impugnato a metà!) etc. etc. Ma Mozart e Haydn richiedono un’orchestra barocca (e ci sarebbe da discutere su quali compositori anche antecedenti gradirebbero un’orchestra barocca con il suo suono ridotto in una sala come il Manzoni mentre le loro composizioni erano destinate a sale private di piccole dimensioni e con suonatori in piedi)? Ma tant’è: l’illusione di ricreare il non-ricreabile appare irresistibile anche per buttare un po’ di fumo negli occhi agli spettatori ma con il risultato di creare un suono troppo debole per una sala di grandi dimensioni. E la cosa vale a maggior ragione per il flauto solista, (anch’esso in legno e con struttura barocca) che è inevitabilmente risultato spesso sovrastato dall’orchestra. Ciò detto e quindi in un contesto tutt’altro che favorevole la prestazione del flautista Gatti è stata di qualità e l’orchestra ha dato il meglio di quanto poteva esprimere. Ma forse l’intera impostazione è da rivedere.
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PPS La gestione di un blog è operazione complessa e talvolta faticosa. Molti dei miei lettori leggono il blog senza registrarsi. Chiederei cortesemente la registrazione (che non comporta nulla) e che può essere facilmente fatta “clikkando” sul riquadro “iscriviti” in basso a destra di ogni post o in quello nero sopra ogni post.Grazie anticipatamente. Se vi siete già iscritti al blog Bertoldo per favore re-iscrivetevi anche a  questo.
Programma
Wolfgang Amadeus Mozart  Sinfonia n. 10 in sol maggiore K74,  Concerto in sol maggiore K313 per flauto e orchestra, Divertimento in re maggiore K136 
Franz Joseph Haydn Sinfonia n.81 in sol maggiore Hob. I:81

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Recensioni, Sinfonica

Darrell Ang – Teatro comunale Bologna 25 Ottobre 2017

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Veniamo al dunque: un concerto di certo non memorabile con un giovane direttore con tanta buona volontà ma ancora acerbo. Se ne è avuta prova nel brano di Ravel in cui è venuta a mancare quella caratteristica del compositore francese in grado di accoppiare gli stilemi classici (in particolare in questo hommage a Couperin) con le istanze della musica del primo novecento. Nella versione orchestrale del brano mancano poi alcuni “numeri”(la fuga e la toccata finale)  presenti nella versione originale per pianoforte il che rende la partitura un po’ monca soprattutto all’orecchio di chi conosce la versione per  il piano. Un po’ meglio l’esecuzione del brano di Fauré grazie alla sua orecchiabilità, in alcuni passaggi peraltro un po’ corrivo come nella Sicilienne. Difficile da giudicare l’esecuzione del Lago dei cigni Čajkovskij, una scelta discutibile di una musica fin troppo chiaramente dedicata al balletto e che nella versione solo orchestrale risulta piuttosto noiosa. Un plauso al primo violoncello e al primo violino dell’orchestra che hanno eseguito in modo eccellente il duetto di “soli” del lago dei cigni.  Folto pubblico ma successo piuttosto tiepido. Una nota ancora una volta una nota di assoluto demerito di un ufficio stampa inesistente, incompetente, impresentabile: nessun accenno al concerto su due dei quotidiani più diffusi a Bologna, ovvero Corriere e Repubblica.
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Programma
Gabriel Fauré                                     Pelléas e Mélisande
Maurice Ravel                                   Le tombeau de Couperin         
Pëtr Il’ič Čajkovskij                          Il lago dei cigni

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Recensioni, Sinfonica

Daniel Smith- Teatro comunale Bologna 21 Ottobre 2017

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Prima di commentare il concerto credo opportuno esprimere tutto il mio sdegno per una gestione dilettantesca e incapace del teatro (per essere chiari, sovrintendente Sani, comitato di indirizzo, direttore Macciardi e ufficio stampa – ammesso che esista e non si tratti di puro spirito). Nonostante le mie e altrui ripetute segnalazioni, sul sito del teatro continuano a essere indicati due direttori che non fanno più parte dei concerti sinfonici, sostituiti  da altri artisti. E ovviamente con programmi diversi e date diverse. Ma si può, dico? Neppure sul sito della filodrammatica di Centocelle una simile gestione sarebbe concepibile. Incapaci, dilettanti e totalmente disinteressati ai diritti degli spettatori. Senza neppure avere avuto la creanza di avvertire gli abbonati: un mio lettore mi ha ringraziato con un commento al blog perché avendo letto un mio post in materia si è risparmiato un’ora di auto per un concerto annullato!!! Per non parlare degli errori nel programma di sala: ma sanno costoro che Microsoft Word prevede un correttore automatico? O scrivono ancora con una Olivetti lettera 22? Bene, anzi male! Comunque il concerto è stato di ottima qualità con un giovane direttore che ha saputo da un lato valorizzare i brani eseguiti (fra cui le bellissime “Offrandes” di Messiaen, raramente eseguite) e dall’altro galvanizzare l’orchestra del teatro che ha risposto dando il meglio di sé. L’entusiasmo e l’energia di Smith hanno saputo rendere estremamente appetibili partiture del secolo scorso molto spesso confinate all’interno di programmi con brani più noti e più accettabili a un pubblico spesso svogliato e disattento e quindi trascurate. Ovviamente non tutto è stato perfetto e le classiche carenze dell’orchestra sono ancora un volta affiorate anche se in misura minore rispetto ad altri casi e comunque perdonabili in un contesto di alta qualità. Un direttore che merita di essere riascoltato in un programma di più vasto respiro. Grande successo di un non foltissimo pubblico.
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Happy 
Programma
Olivier Messiaen                               Les offrandes oublieées
Witold Lutosławski                          Concerto  per orchestra
Dmitrij Dmitrievič Šostakovič     Sinfonia n. 12 in re minore

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Recensioni, Sinfonica

Ticciati Tezlaff SNO – Prom RAH Londra 15 Agosto 2017

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Assistere a un concerto delle PROMs alla Royal Albert Hall è un evento che a prima vista può far storcere il naso a uno spettatore abituato ai riti delle sale più tradizionali. Nell’immensa arena gli spettatori al centro stanno in piedi (i biglietti costano solo 10 sterline) si muovono e addirittura in certi casi si portano un picnic. Il tutto però senza disturbare il concerto e gli altri spettatori che negli altri ordini di posti sono comodamente seduti. La RAH è una struttura che in passato ha persino ospitato incontri di boxe e nella quale oggi si tengono anche concerti rock: una arena multifuzione appunto che proprio per la sua collocazione davanti all’Albert Memorial (uno dei monumenti più kitch che io abbia mai visto) è l’epitome dei fasti imperiali inglesi. Ma veniamo al concerto. Ticciati (in questo caso alla guida della Scottish National Orchestra) è un giovane direttore oggi sulla cresta dell’onda in UK (ha diretto anche a Glyndebourne – con grande successo di critica  – “La clemenza di Tito”) che ha nella sua esuberanza la caratteristica migliore ma anche il suo limite. Ottima la sua direzione dell’Ouverture tragica di Brahms mentre discutibile è stata quella della “Renana” dove i tempi troppo tirati hanno compresso la grandiosità del primo e ultimo tempo. Perfetta invece la direzione del quarto tempo nel quale alcune sonorità Schumanniane ricordano quelle del suo grande antagonista Wagner. Quanto al concerto di Berg (e al violinista Tazleff, anch’esso molto osannato in UK e reduce da vari concerti al festival di Edinburgo) il giudizio è viziato dal fatto che il suono del violino si perde nell’immensa sala anche perchè lo spartito è denso di sonorità soffuse. Una esecuzione probabilmente di qualità che forse hanno potuto meglio apprezzare gli ascoltatori di BBC radio 3, dal momento che il concerto è stato trasmesso in diretta in radio come tutti quelli delle PROMs. Il brano di Larcher (prima esecuzione assoluta) mi è apparso poco interessante nonostante l’uso di strumenti inconsueti come il sassofono basso e persino lo strofinio dell’archetto del contrabasso su una sfera di alluminio. Mah….
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Happy
Programma

Johannes Brahms  Tragic Overture
Alban Berg Violin Concerto
Thomas Larcher Nocturne – Insomnia
Robert Schumann Symphony No 3 in E flat major ‘Rhenish


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Operistica, Recensioni, Sinfonica

Riccardo Muti – Ravenna Festival 8 Luglio 2017

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Qualcuno, non più giovanissimo, ricorda i concerti vocali e strumentali “Martini e Rossi” trasmessi dalla radio negli anni ’50? Ecco questo concerto di stile nazional-popolare per celebrare l’amicizia irano-italiana con tanto di bandiere delle due nazioni (e altre non meglio identificate azzurre), TV e radio in diretta, ne è la fedele copia: un inizio e una fine solo orchestrali e una sequenza slegata di note arie d’opera (solo verdiane in questo caso e strettamente monosex – solo maschili probabilmente in ossequio alla grande nazione iraniana che considera le donne materiale di serie B indegne di esibizioni solistiche) a uso di un pubblico che finalmente si ritrova in partiture conosciute e quindi a proprio agio. Un pubblico da stadio che gremisce il Pala de Andrè in tutti gli ordini di posti con l’aria condizionata che non ce la fa in una giornata caldissima.  Non smetterò mai di stigmatizzare queste operazioni che di culturale non hanno nulla ma servono ad attirare spettatori (paganti) e stupisce (ma forse neanche tanto) che un direttore serio come Muti si presti a questi concerti (ma alla moglie con tutti i guai che ha avuto si può rifiutare?). Ve lo immaginate un Mehta, un Abbado che dirigano un concerto di questo tipo? Amen: la vocazione sempre più nazional-etnico-popolare del Ravenna Festival si concretizza anche in questo e sono lontanissimi i tempi in cui aveva una valenza culturale raffinata che si teneva nel teatro Alighieri e non nel Palasport De Andrè nel quale ci si stupisce di non trovare installati stabilmente i canestri del basket: mancavano solo gli arbitri e i venditori di gassose e brustulli. Tifo da stadio con inevitabili battimani fuori tempo. Orchestra mista con componenti delle due nazioni. Le iraniane impalandranate in tute nere della serie sauna-fai-da-te e scarpe nere basse con velo rosso per le orchestrali e giallo per le coriste (le donne nel coro e in orchestra si può, gentile concessione della grande nazione iraniana). Il contrasto con le italiane nei loro bei vestiti scollati ed eleganti non poteva essere più stridente. Moltitudine di veli neri anche nel pubblico dove mancavano però la simpatica guida suprema Kamenei e il volto allegro e rassicurante di Ajmadinejad (quello che negli USA con bella sicurezza affermava che gli omosessuali in Iran non esistono)… Le voci non erano male (tenore e baritono ok – quest’ultimo con qualche incertezza nell’aria iniziale dei Vespri) ma una direzione discutibile nel bellissimo duetto Rodrigo Carlo del Don Carlo dove i tempi imposti hanno impedito il dispiegarsi del canto, tanto da fare sospettare che la ragione fosse nella  incapacità del duo di sostenere tempi più allargati. E cosa avranno pensato i dirigenti dello stato islamico del finale del duetto “libertà, libertà”? Basta “il resto è noia” o con Don Bartolo  “uffa che noia”!
A Berlino nessuno in sala si permette di accendere il telefonino durante le esecuzioni anche perché viene preventivamente redarguito in materia: quando viene chiesto di spegnerne la suoneria viene anche chiesto di NON accenderlo per qualsiasi motivo durante le esecuzioni. Possibile che non si possa ottenere lo stesso risultato in Italia?
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Programma 
Giuseppe Verdi
da “I vespri siciliani” sinfonia e aria di Procida “O tu Palermo”
da “Don Carlo” duetto di Don Carlo e Rodrigo “Dio che nell’alma infondere”
da “Simon Boccanegra” aria di Fiesco “A te l’estremo addio… Il lacerato spirito”, aria di Gabriele “Sento avvampar nell’anima”
da “Macbeth” aria di Banco “Studia il passo o mio figlio… Come dal ciel precipita”, coro “Patria oppressa”, aria di Macduff “Ah, la paterna mano”, coro “La patria tradita”, aria di Macbeth “Pietà, rispetto, amore”, battaglia, Inno di vittoria – Finale
da “La forza del destino” sinfonia

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Valcuha Fray – Ravenna Festival 30 Giugno 2017

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David Fray è un ovvio frequentatore del Ravenna Festival e nel concerto di ieri sera ha eseguito il concerto di Schumann, uno dei pezzi per pianoforte e orchestra più famosi dell’intero repertorio. Diciamo subito che non è stata un’esecuzione entusiasmante sotto ogni profilo. Fray si attarda in modo colpevolmente languido nelle parti cantabili e affretta eccessivamente in quelle più brillanti creando un contrasto che non sottolinea la partitura ma la frammenta togliendo quella caratteristica di continuità che tanta importanza ha in Schumann.  E purtroppo anche tecnicamente il concerto ha sofferto di non poche incertezze, soprattutto nell’ultimo tempo, dando luogo a una prestazione molto, ma molto discutibile. Avevamo sentito Fray ai “talenti” del Bologna Festival e l’impressione era stata migliore. La sensazione è di uno scadimento che vogliamo sperare temporaneo. Diversa è invece la valutazione della direzione di Valcuha che ha reso in modo egregio la famosissima sinfonia della Alpi di Strauss. Qui la varietà delle diverse parti (la sinfonia è una specie di resoconto di una ascensione) è stata resa con grande precisione e laddove necessaria con la dovuta enfasi. Un’esecuzione forse non memorabile ma di ottima qualità. Il concerto in un certo senso è lo specchio del Ravenna Festival decaduto a fesa nazional-popolare con “di tutto un po’”, ottimo per un pubblico eterogeneo ma ben distante dalla qualità dei primi anni.  Peccato.
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Programma 
Robert Schumann Concerto per pianoforte e orchestra in la minore op. 54
Richard Strauss “Eine Alpensinfonie”, poema sinfonico op. 64

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Mariotti Rana – Teatro Comunale 28 Giugno 2017

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Finalmente un bel concerto! Beatrice Rana, nonostante la sua giovane età, è concertista  matura e di grandissimo talento. Dotata di tecnica sopraffina (come comprovato anche dal bis debussiano) domina perfettamente i propri mezzi unendo a un tocco brillante e scandito una musicalità eccellente, indispensabile nel concerto di Čajkovskij.  Colpisce la duttilità imterpretativa che passa senza incertezze dal cantabile al brillante senza cesure con un continuum che è alla base di ogni grande esecuzione. Un plauso senza se e senza ma che ha anche una valenza maggiore se si considera che il piano su cui ha suonato è ben lungi dall’essere ottimo, denunciando una certa età e un suono piuttosto metallico negli acuti. Un secondo bis lisztiano, la trascrizione del celebre Lied schumanniano “Widmung”,  Nella sua esecuzione del concerto è stata sostenuta da un’orchestra finalmente all’altezza dei suoi compiti grazie anche alla eccellente direzione di Mariotti che nella seconda parte del concerto ha avuto modo di mettere in luce le sue doti di trascinatore. Il direttore pesarese si trova a suo agio nelle partiture in cui prevalgono la grandi masse orchestrali e l’enfasi espressiva, dove la foga e l’energia del direttore trovano il proprio ubi consistam. Un concerto alla fine  di grande spessore giustamente ripetutamente applaudito dal pubblico.
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Programma 
P. I  ČAJKOVSKIJ  Concerto n.1 per pianoforte e orchestra in Si bemolle minore, op.23
                                    Sinfonia n.2 in Do minore op.17 Piccola Russia

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Don Giovanni – La scala 31 Maggio 2017

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Quando si dice remake. Questo Don Giovanni è la ripresa del famoso Don Giovanni diretto da Barenboim per l’apertura della stagione del 2011 ma ne è solo la copia sbiadita. Le scene sono approssimativamente le stesse ma con una aggiunta istrionica  che trasforma la sottile ironia della regia originale di Carsen in una copia guittonesca con risultati facilmente prevedibili. La direzione di Jarvi è a dir poco approssimativa: non si contano i casi in cui canto e orchestra vanno fuori sincronismo e pure se esiste una responsabilità anche dei cantanti è del tutto evidente che la colpa maggiore ricade sul direttore. E veniamo ai cantanti. Il commendatore di Tomasz Konieczny è assolutamente fuori tono come voce che è piccola, stridula e mefistofelica (potrebbe essere  – forse – un modesto Jago) ma che non ha assolutamente la grandiosità richiesta dal personaggio. Insomma un disastro (se confrontato anche con la prestazione maiuscola del baritono coreano Kwangchul Youn del 2011).  Le due donne ( Anett Fritsch donna Elvira e Elisabeth Müller donna Anna) hanno un inizio del tutto incerto ma migliorano un poco nel corso dell’opera e cantano abbastanza bene nelle due arie finali, nulla di eccelso comunque. Lo stesso dicasi di Don Giovanni cui manca totalmente il lato maligno del personaggio e canta come un viveur da café chantant. Zerlina (Giulia Semenzato) e Masetto (Mattia Olivieri) sono due onesti professionisti. Buona la prova di Leporello (Luca Pisaroni) costretto da una regia che calca la mano a una prestazione eccessivamente buffonesca cui manca totalmente il “doppio” di Don Giovanni. Forse la voce migliore è quella del personaggio più modesto, drammaturgicamente inconsistente e persino ridicolo (una sorta di “scemo del villaggio”) Don Ottavio (Bernard Richter) che nelle sue due arie raccoglie meritati applausi che invece mancano clamorosamente agli altri protagonisti. Insomma un Don Giovanni modesto (il sovrintendente Pereira lascia il palco dopo il primo atto) probabilmente raffazzonato scopo incasso a uso dei moltissimi turisti. Pecunia non olet…
Direttore
Paavo Järvi
Regia
Robert Carsen
Scene
Michael Levine
Costumi
Brigitte Reiffenstuel
Luci
Robert Carsen e Peter Van Praet
Coreografia
Philippe Giraudeau
CAST
Don Giovanni
Thomas Hampson
Commendatore
Tomasz Konieczny
Don Ottavio
Bernard Richter
Donna Anna
Hanna Elisabeth Müller
Donna Elvira
Anett Fritsch
Leporello
Luca Pisaroni
Zerlina
Giulia Semenzato
Masetto
Mattia Olivieri
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PPS La gestione di un blog è operazione complessa e talvolta faticosa. Molti dei miei lettori leggono il blog senza registrarsi. Chiederei cortesemente la registrazione (che non comporta nulla) e che può essere facilmente fatta “clikkando” sul riquadro “iscriviti” in basso a destra di ogni post o in quello nero sopra ogni post. Se vi siete già iscritti al blog Bertoldo per favore re-iscrivetevi amche a  questoGrazie anticipatamente.
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PS  Vorrei ringraziare tutti coloro che inseriscono commenti  ai posts utilizzando l’opzione “Lascia un commento”  (o “commenti” se ne sono già stati inseriti) prevista nella sezione sinistra (o prima del testo per schermi ridotti come i tablets) dei posts stessi affinchè tutti possano leggerli.  Il dibattito è sempre interessante per tutti…..grazie (è indispensabile lasciare nome e cognome – i commenti anonimi non saranno pubblicati)!!
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Seong-Jin Cho – Bologna Festival 30 Maggio 2017

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Vincitore del concorso Chopin del 2015, il concorso pianistico più prestigioso del mondo, il giovane pianista coreano ventitreenne , si presenta con un programma tutto incentrato su compositori classici, sorretto da una tecnica di primissimo ordine. Diciamo subito che non ha tradito le attese confermando il giudizio della giuria che gli ha attribuito il premio. Naturalmente la giovane età implica livelli di qualità non sempre uguali ma certamente molto alti. Forse dove meno è risultato convincente è stato nella sonata di Mozart dove l’ansia interpretativa lo ha portato a uscire talvolta da quei canoni di rispetto dello stile che sono invece la giusta cifra interpretativa del compositore salisburghese. Nulla di molto grave (niente a che fare insomma con gli inaccettabili eccessi manieristici cui abbiamo assistito nel recente concerto di Sokolov ) ma certo un aspetto che ci auguriamo venga preso inconsiderazione. Ma ripetiamo: si tratta di un giovane che ha tutta la carriera davanti per affinare e maturare le sue interpretazioni. Di grande qualità l’esecuzione dei due libri di Images di Debussy in cui le sonorità equoree così caratteristiche del compositore francese sono state rese in modo quasi perfetto. L’unico limite è stata la tentazione di allargare oltre misura i tempi (ad esempio nel penultimo brano della seconda serie Et la lune descend sur le temple qui fut) che porta come conseguenza la sfilacciatura del discorso musicale già di per sé così articolato. Un piccolo neo in un’ottima esecuzione. Benissimo invece le 4 ballate chopiniane, ma qui ci troviamo nel campo che ha costituito il terreno su cui ha costruito il suo successo nel 2015. Molto apprezzabile la capacità di trovare e sottolineare elementi melodici, attraverso cambi di sonorità e tempo, anche nelle parti più virtuosistiche dei brani, dimostrando una capacità di controllo non frequente nei giovani esecutori, spesso tesi a esecuzioni muscolari da effetti speciali (quando non ridicolmente eccessive come nel caso del macellaio Matsuev). Un giovane esecutore da seguire nel suo percorso di maturazione ma che già fin d’ora mantiene le promesse del concorso vinto. Due bis: un Momento musicale di Schubert e una rielaborazione virtuosistica di una famosa danza ungherese di Brahms. Grande successo di pubblico.
Nauseato dalle ridicole campagne di stampa non scriverò più di Bosso fno a quando un vero musicologo e non un critico “fai da te” o peggio ancora un giornalista ignorante a   caccia di facili consensi non scriverà in materia. Qualcosa è già circolato e con giudizi tutt’altro che lusinghieri ma solo fra gli addetti ai lavori. Il resto è pura pubblicità di basso livello. Pfui.
Happy
Programma:
Wolfgang Amadeus Mozart Sonata n.12 in fa maggiore K.332
Claude Debussy Images (Livre I, Livre II)
Fryderyk Chopin Ballata n.1 in sol minore op.23, Ballata n.2 in fa maggiore op.38, Ballata n.3 in la bemolle, maggiore op.47, Ballata n.4 in fa minore op.52
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Gerstein Bychkov – Ravenna Festival 28 Maggio 2017

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Chiamato a sostituire all’ultimo momento Jean-Yves Thibaudet, Kirill Gerstein ha fornito una prova di buona, non eccelsa qualità. Dotato di eccellente tecnica (se si esclude qualche incertezza nelle prime ottave del primo tempo) ha eseguito il celebre concerto di Čajkovskij in modo autorevole secondo i canoni dell’interpretazione di scuola slava. ovvero con rallentamenti (a mio parere eccessivi) nelle parti cantabili e con non infrequenti licenze ritmiche che sono apparse talvolta eccessive. Ma nel complesso una buona esecuzione da parte di un artista non certo molto noto in Italia e che meriterebbe un “seconda chance” in un concerto solistico che permettesse di valutare appieno le sue doti. Di Semyon Bychkov abbiamo apprezzato da lungo tempo le doti di grande trascinatore e anche nella rutilante partitura di Berlioz ha messo in luce tutte quelle che sono le sue caratteristiche principali: gesto eloquente, perfetto rispetto dello stile dell’opera, assoluta padronanza dell’orchestra (di ottima qualità). Un’esecuzione insomma senza una sbavatura coronata giustamente dagli applausi fragorosi del pubblico che ha riempito in buona parte il Paladeandrè che ha una capienza di più di tremila posti.
Mi viene segnalato (mi era sfuggito e me ne scuso) un elzevirino sul Corriere di Bologna del 19 Maggio del Failoni Helmut (quello che con bella sicurezza aveva definito S.Cristina la sala perfetta per i concerti da camera, una sala tristemente riconosciuta come il luogo con la peggiore acustica di tutta Bologna!) che pretenderebbe di prendersela con gli orchestrali del teatro comunale (definiti invertebrati – categoria zoologico-musicale a me ignota: che esistano anche i coleotteri musicali?) rei di avere eccepito sul novello Karajan autoctono Ezio Bosso. Per il nostro eroe locale elogi sperticati financo ridicoli che tanto sanno di piaggeria, anche perché il Bosso si è esibito nel tipico rito italiano: le dimissioni annunciate e a quanto si sa non formalizzate (definite nell’articolo parole chiare …!).  Si potrebbe dubitare se il nostro Helmut sappia di cosa si sta trattando così come si dovrebbe dubitare a ragione che mai abbia frequentato S.Cristina, ma è la chiusa che è fenomenale: “la musica è l’altrove”. Mi sono a lungo scervellato per interpretarne il significato recondito e alla fine ho capito: il festival di San Remo! 

 

Happy
Programma:
P: Čajkovskij Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in si bemolle minore op. 23
H. Berlioz Symphonie  fantastique op. 14
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Chaslin Bronzi – Teatro comunale Bologna 27 Maggio 2017

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Il concerto inizia con il famosissimo e bellissimo concerto di Dvořák (che in realtà ne aveva scritto un altro in la maggiore, op. B10 praticamente mai eseguito), pietra di paragone dei violoncellisti per la sua estrema difficoltà tecnica e per essere fra i più eseguiti nell’ambito della purtroppo ridotta letteratura violoncellistica (fra l’altro in generale  poco conosciuta e apprezzata: ho avuto modo di sentire con le mie orecchie: “il prossimo anno viene Brunello con Bach? sicuro che non ci sarò” a riprova dell’ ignoranza di tanto pubblico…). Ma tant’è: questo è quello che passa il convento. Ma veniamo al concerto. Un’ esecuzione onesta ma di certo non memorabile. Bronzi esprime un bel suono nelle parti cantabili (talvolta troppo rallentate rispetto all’andamento generale del brano) ma mostra problemi non sempre indifferenti nelle parti più virtuosistiche che non sfuggono a chi ha nelle orecchie le esecuzioni classiche di Rostropovich, di Maisky (ai bei tempi, ora un po’ passati) e anche di Brunello (anche lui ai tempi del massimo fulgore) etc. Nulla di grave: l’esecuzione è stata certamente gradevole (e “naturalmente” apprezzata dal pubblico – perché non si organizza talvolta quello che un tempo faceva la radio con “interpreti a confronto” in cui i singoli passaggi venivano esaminati e confrontati? forse potrebbe essere didatticamente molto utile a un pubblico sempre di bocca troppo buona) e ben supportata dall’orchestra anche se (non si adombrino per favore  i professori tacciandomi aprioristicamente – come è loro costume – di incompetenza..) ha avuto un cedimento dei corni nelle battute iniziali del concerto. Insomma ha vinto la musica più che l’esecuzione e coi tempi che corrono non è da poco. Due bis solistici del violoncellista: una trascrizione per violoncello del famoso brano per chitarra di Francisco Tarrega “Recuerdos de la Alhambra”, che sul violoncello francamente rende assai poco e che è stata eseguita in modo discutibile, e una sarabanda bachiana. Un discorso diverso vale per l’esecuzione della symphonie fantastique di Berlioz. Qui Chaslin – che per una volta ha diretto senza partitura, cosa ormai rara fra i direttori! – ha saputo trarre il meglio dall’orchestra con una esecuzione rutilante in cui tutti i colori della variegata composizione sono stati estratti in modo esemplare dando luogo a un’interpretazione di grande valore. E ancora una volta va sottolineato come un’orchestra non eccelsa come quella del teatro comunale di Bologna sotto la guida di un direttore eccellente è in grado di fornire una prova di grande valore. Molti, giustificati applausi.
HappySad
Programma:
A. Dvořák Concerto per violoncello e orchestra in Si minore, op. 104
H. Berlioz Symphonie  fantastique op. 14
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Luzerner Sinfonieorchester Carydis Quasthoff Schweiger Reiss – Bologna Festival 6 Maggio 2017

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Pronto ad attirarmi i fulmini di una buona parte dei miei lettori (alcuni dei quali – notabilmente i newcomers – tendono a darmi a priori allegramente dell’incompetente, obbligandomi – controvoglia – a elencare le mie credenziali!)  debbo dire che ho trovato il concerto di cattivo gusto. Thomas Quasthoff è stato (e probabilmente ancora è) uno dei più grandi baritoni dell’ultimo trentennio e vederlo ridotto a declamatore (non eccellente – non è il suo mestiere!) mi ha dato il senso ancora una volta della incapacità di grandissimi artisti di fare i conti con l’avanzare degli anni. Ho già avuto modo di scriverne – ad esempio in occasione del concerto di Pollini – e credo inutile ribadire il concetto. Normalmente un baritono ha una vita musicale lunghissima (si pensi a Leo Nucci!) e sono certo che Quasthoff ha ancora molte frecce al suo arco: perché sprecarsi? Inutile dire che ha suscitato gli applausi di una audience molto disponibile, ma la disamina della performance, non viziata dalla empatia umana, non può che essere severa. Detto questo non è giudicabile la soprano Reiss vista la parte minuscola nel concerto. Interessante e bello il brano di Schönberg ed eccellente l’esecuzione della sinfonia mozartiana da parte di un’orchestra di qualità. Ma il fastidio prodotto dalla performance di Quasthoff non vorrei che avesse in qualche modo influito sul mio giudizio. La chiudo quindi qui scusandomi con i lettori.
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Ludwig van Beethoven  Egmont op.84 per orchestra, soprano e voce recitante  (integrale delle musiche di scena)
Arnold Schönberg Ode a Napoleone Bonaparte op.41 per orchestra d’archi, pianoforte e voce recitante
Wolfgang Amadeus Mozart Sinfonia n.39 in mi bemolle maggiore K.543

 

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