Sinfonica

Lohengrin- Teatro comunale Bologna 13 Novembre 2022


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MATISSE
Il teatro comunale   ..
..conclude la stagione prima di chiudere per 4 (ma saranno alla fine 6 come alla Staatsoper di Berlino) anni con la prima opera del compositore tedesco rappresentata a Bologna.

Lohengrin 2022 I

Una produzione indubbiamente di buona qualità che conclude degnamente una stagione non esaltante.  Ma cominciamo dal lato meno positivo. Nell’ouverture si presenta in scena Wagner (!) che seguirà l’intera esecuzione da varie parti del teatro. La scenografia del primo atto prevede un araldo e i soldati in una uniforme che ricorda quella nazista. Mentre l’araldo fa i suoi annunci si aggirano Telramund e sua moglie Ortrud agghindati come due carabinieri in attesa di suonare la carica, con tanto di banda a tracolla (peccato che sia messa dalla parte sbagliata…). Il vestito bianco da educanda di Elsa (scarpe basse con calzettini bianchi) non dà certo nell’occhio (eufemismo). Arriva Lohengrin tutto di bianco vestito e qui casca l’asino perché è totalmente privo di phisique du rôle: una figura appesantita e dotata di notevole circonferenza a livello dello stomaco che si fatica immaginare un eroe da battaglia ma meglio come un eroe da pub. Ovviamente l’abito non fa il monaco ma in questo caso siamo semplicemente “oltre”. Certamente la sua figura stride al confronto della esile Elsa. Il re, prima vestito da generale, indossa per ergersi a giudice, una pesante palandrana rossa. Nel secondo atto il balcone di Elsa è costruito come un Minbar da moschea ma tutto considerato non è una trovata malvagia. Intorno a Elsa sotto il Minbar si aggira Ortrud in tuta da incursore (da “testa di cuoio” per intenderci) che infine riesce nel suo disegno malvagio dopo avere opportunamente infinocchiato il povero Telramund sul punto del suicidio. Elsa e Lohengrin indossano un vestito illuminato dal di dentro che fa risaltare il biancore del tessuto. La scenografia ci risparmia (e risparmia…) il corteo nuziale affidato alla sola orchestra. Il terzo atto si apre nella stanza nuziale dei due novelli sposi e qui siamo alle comiche perchè il povero Lohengrin ci viene presentato in pigiama e a piedi nudi (più allusivo di così…). No further comment… Rivestito di bianco, dopo avere steso l’infelice Telramund, e tradito da Elsa in veste di Eva tentatrice, si presenta per il finale rivelatore con disdetta evidente di Ortrud e apparizione del piccolo ritenuto vittima di Elsa. Molto buona l’idea di rappresentare il cigno sullo schermo evitando la farsa del cigno che si presenta sul palcoscenico. Una scenografia luci e ombre che il pubblico ha abbastanza gradito (un solo buh è stato da me udito) che certamente è molto migliore di quelle “alla Michieletto”. Veniamo al lato musicale. Asher Fish è una presenza così di consuetudine che lo si potrebbe considerare un secondo direttore del teatro comunale. Bravo, comunque a  “domare” una partitura assai complessa dove una parte rilevante hanno gli ottoni. Non si può che dire bene di un direttore che insieme alla direttrice “ufficiale” sta portando l’orchestra a ottimi livelli. Quanto alle voci sopra un palmo di tutti la Ortrud di Ricarda Merbeth, voce potente e drammatica capace di sottolineare tutti gli aspetti malvagi e insidiosi del personaggio. Una Ortrud che raramente si ascolta dotata anche di una forte presenza scenica. Subito sotto Albert Dohmen come re Enrico anche se talvolta l’enfasi lo porta a strafare. Quanto a Telramund soffre il confronto con la consorte ma ha una voce drammatica di ottima qualità. Meno bravi i due protagonisti. A Elsa manca totalmente la drammaticità del ruolo per cui la sua interpretazione è risultata poco convincente e altrettanto dicasi di Vincent Wolfsteiner che in particolare nella grande aria finale non ha saputo esprimere la grandiosità unitamente alla drammaticità della situazione. Un successo contenuto che comprova ancora una volta come il pubblico bolognese, immemore del suo passato wagneriano, sia però drogato dal melodramma italiano. Almeno, per una volta però, la clacque non è intervenuta. E non è da poco…
PS Sono costretto ancora una volta a segnalare che commenti “anonimi” e non inviati ai “commenti” dei posts sono immediatamente cassati.
PPS Mi scuso per l’esiguità delle fotografie. I teatro seri (come La Scala) inseriscono le fotografie nella locandina. Senza commenti…
DIRETTORE Asher Fisch
REGIA, SCENE, LUCI, VIDEO Luigi de Angelis (Fanny & Alexander)
CAST
ENRICO L’UCCELLATORE Albert Dohmen

LOHENGRIN Vincent Wolfsteiner

ELSA DI BRABANTE Martina Welschenbach

TELRAMUND Lucio Gallo

ORTRUD Ricarda Merbeth

ARALDO Lukas Zeman

PRIMO CAVALIERE Manuel Pietrattelli

SECONDO CAVALIERE Pietro Picone

TERZO CAVALIERE Simon Schnorr

QUARTO CAVALIERE Victor Shevchenko


PRIMO PAGGIO Francesca Micarelli

SECONDO PAGGIOMaria Cristina Bellantuono

TERZO PAGGIO Eleonora Filipponi

QUARTO PAGGIO Alena Sautier
Nel ruolo di RICHARD WAGNER Andrea Argentieri
Nel ruolo di GOTTFRIED Federico Simone Cetera
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The Comunale theater concludes the season before closing for 4 years (which  will be in the end 6 as for the Staatsoper in Berlin) with the first opera by the German composer represented in Bologna. An undoubtedly good quality production that worthily concludes a not exciting season.  But let’s start with the less positive aspects. The set design of the first act includes a herald and soldiers in a uniform reminiscent of the Nazi one. While the herald makes his announcements, Telramund and his wife Ortrud wander around dressed up like two carabinieri waiting to call the charge, complete with a shoulder band (too bad it is put on the wrong side …). Elsa’s white boarding school dress (flat shoes with socks) certainly is not “flashy” (euphemism). Lohengrin arrives all in white dressed and here the great problem  because he is totally devoid of phisique du rôle: a weighted figure with a considerable circumference at the level of the stomach that it is difficult to imagine as a battle hero but better as a pub hero. Obviously the dress has no implication but in this case we are simply “beyond”. Certainly sein figure clashes with the slender Elsa. The king, first dressed as a general, wears a heavy red overcoat to stand as a judge. In the second act Elsa’s balcony is built like a mosque Minbar but all in all is not a bad idea. Around Elsa under the Minbar wanders Ortrud in a raider suit (from “leather head” to be clear) who finally succeeds in his evil design after having appropriately fooled the poor Telramund on the verge of suicide. Elsa and Lohengrin wear a dress illuminated from the inside that brings out the whiteness of the fabric. The scenography saves us (and saves …) the wedding procession entrusted to the orchestra alone. The third act opens in the wedding room of the two newlyweds and here we are at the comics because the poor Lohengrin is presented to us in pajamas and barefoot (more allusive than that…). No further comment… Dressed in white, after having laid out the unhappy Telramund, and betrayed by Elsa as a temptress Eve, he presents himself for the revealing finale with obvious dismay of Ortrud and appearance of the child considered Elsa’s victim. Very good idea to represent the swan on the screen avoiding the farce of the swan that presents itself on stage. A scenography lights and shadows that the public has a bit appreciated (only one buh was heard by me) that certainly is much better than those of  “Michieletto”. Let’s get to the musical side. Asher Fish is such a customary presence that he could be considered a second director of th comunale theater. Bravo, however, to “tame” a very complex score where a significant part have the brasses. One can only say good about a conductor who, together with the “official” conductor, is bringing the orchestra to excellent levels. As for the voices well above all, Ricarda Merbeth’s Ortrud, is a powerful and dramatic voice capable of underlining all the evil and insidious aspects of the character. An Ortrud that is rarely heard also endowed with a strong stage presence. Immediately below Albert Dohmen as King Henry although sometimes the emphasis leads him to overdo it. As for Telramund he suffers the confrontation with his wife but has a dramatic voice of excellent quality. Less good the two protagonists. Elsa totally lacks the drama of the role for which her interpretation was unconvincing and the same applies to Vincent Wolfsteiner who in particular in the great final aria was unable to express the grandeur together with the drama of the situation. A limited success that proves once again how the Bolognese public, unmindful of its Wagnerian past, is however drugged by Italian melodrama. At least, for once, the clacque did not intervene. And that’s no small thing…
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