Sinfonica

Rigoletto – La scala 5 Luglio 2022


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MATISSE
 
L’impostazione registica di Martone ..
… avrebbe potuto essere un disastro alla Michieletto.  Ha invece un suo valore nella contrapposizione fra l’ambito ducale e quello  “dilapidated”  della dimora di Rigoletto. Due scene che si alternano su una piattaforma rotante, scene tutte in chiave moderna dove i personaggi non hanno riferimenti costumistici classici a sottolienare una condizione che potrebbe essere attuale. I ricchi e i diseredati. Non mancano forzature di gusto molto discutibile, innecessarie, come le femmine (che si suppongo da postribolo) che vengono mostrate nella loro intimità con tanto di seduta sul WC e arrotolamenti vari sul letto che non lasciano spazio all’immaginazione.  L’ambiente debosciato della corte ducale è sottolineato da contorcimenti e ammiccamenti a sfondo sessuale (che hanno come protagoniste avvenenti ballerine del corpo di ballo) ancora una volta troppo espliciti. Ma l’impostazione registica regge nonostante la assoluta assurdità del libretto che è dei peggiori del repertorio verdiano.

Rigoletto scala 1

Forse la parte registicamente meno riuscita è quella finale dove i personaggi si muovono in modo artefatto dando più l’impressione di una rappresentazione da avanspettacolo che quella di una tragedia di amore e morte. Le conclusioni cui inevitabilmente si giunge è che gli spettacoli della Scala hanno sempre, comunque, una marcia in più e anche quando sono discutibili sono di alto livello come si addice a un teatro di caratura internazionale.  Le voci sono state tutte all’altezza della situazione. Svetta la Gilda di Nadine Serra appauditissima fuori scena nelle sue due arie principali. Voce limpida, tersa perfettamente intonata e con grande capacità interpretativa. E molto buono anche il Rigoletto del mongolo Amartuvshin Enkhbat (dalla pronuncia impossibile): bella voce e possente e ottima capacità interpretativa. Un po’ meno felice (ma sempre su ottimo livello) il Duca di Mantova di Piero Pretti che in alcuni passaggi ha mostrato un certo sforzo vocale.

Rigoletto scala 3

Nelle due parti minori di Sparafucile e Maddalena hanno ben figurato rispettivamente Gianluca Buratto e Marina Viotti. Tutti gli altri interpreti nella norma.  Ottima la direzione di Michele Gamba supportato come sempre dalla grande professionalità dell’orchestra della Scala. Come si addice a un’opera di grande repertorio un teatro pieno in ogni ordine di posti e applausi senza incertezze a tutti protagonisti e anche parecchi a scena aperta. Insomma un successo a tutto tondo.
Con questa recensione termino la stagione attuale. Arrivederci alla fine di Agosto.
PS Sono costretto ancora una volta a segnalare che commenti “anonimi” e non inviati ai “commenti” dei posts sono immediatamente cassati.
Happy
Happy
Direttore Michele Gamba
Regia Mario Martone
Scene Margherita Palli
Costumi Ursula Patzak
Luci Pasquale Mari
Coreografia Daniela Schiavone
Maestro del Coro Alberto Malazzi

CAST

Duca di Mantova Piero Pretti
Rigoletto Amartuvshin Enkhbat
Gilda Nadine Sierra
Sparafucile Gianluca Buratto
Maddalena Marina Viotti
Giovanna Anna Malavasi
Monterone Fabrizio Beggi
Marullo Costantino Finucci
Matteo Borsa Francesco Pittari
Ceprano Andrea Pellegrini
Contessa Rosalia Cid
Paggio Mara Gaudenzi
Usciere di corte

 Guillermo Esteban Bussolini

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Martone’s directorial approach could have been a Michieletto’s disaster. On the other hand, it has its value in the contrast between the duke area and the “dilapidated” area of ​​Rigoletto’s residence. Two scenes alternating on a rotating platform, scenes all in a modern key where the characters do not have classic costume to emphasize a condition that could be current. The rich and the dispossessed. There is no lack of very questionable taste, unnecessary, like the females (who I suppose as a brothel) who are shown in their intimacy even sitting on the toilet and various roll-ups on the bed that leave no room for imagination. The debauched environment of the duke court is underlined by contortions and winks of sexual nature (which feature attractive dancers from the corps de ballet) once again too explicit. But the directorial approach holds up despite the absolute absurdity of the libretto which is one of the worst in the Verdi’s repertoire. Perhaps the least successful directorial part is the final one where the characters move in an artificial way, giving more the impression of an avant-garde representation than that of a tragedy of love and death. The conclusions which are inevitably reached are that the performances of La Scala always have an edge and even when they are questionable they are of a high level as befits a theater of international caliber. The applauses have risen to the occasion. Nadine Serra’s Guild stands out, highly appraised offstage in her two main arias. Clear voice, terse perfectly in tune and with great interpretative ability. The Rigoletto by the Mongolian Amartuvshin Enkhbat (impossible pronunciation) is also very good: beautiful and powerful voice and excellent interpretative ability. A little less good (but always on an excellent level) the Duke of Mantova by Piero Pretti who in some passages showed a certain vocal effort. In the two minor parts of Sparafucile and Maddalena, Gianluca Buratto and Marina Viotti performed well respectively. All the other interpreters in the norm. Excellent conducting by Michele Gamba supported as always by the great professionalism of the La Scala orchestra. As befits an opera with a great repertoire, a theater full in every order of seats and applause without uncertainty to all the protagonists and even many on the open stage. In short, an all-round success.
With this review I end the current season. See you at the end of August.
 
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