Sinfonica

Ancora sul trasloco – Bologna Teatro comunale


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MATISSE
Le ristrutturazioni….
…  dei teatri settecenteschi sono una inderogabile necessità nel XXI secolo sia per problemi strutturali sia per le diverse necessità di un teatro moderno. Ho assistito da vicino (come abbonato e come Mitglieder della Staatsoper di Berlino ) alla sua ristrutturazione che è durata ben tre anni più del previsto a causa della scoperta di problematiche delle fondamenta per un totale di 7 (sette) anni!  Ma
1) Il teatro ha traslocato in un altro teatro (lo Schiller Theater) che già nel passato aveva ospitato spettacoli d’opera;  
2) Abbonati, Mitglieder e associati furono informati un anno prima dell’inizio dei lavori;  
3) Il teatro esternamente e internamente é rimasto come era con le stesse poltrone  e le stesse balconate. Anche il bar e gli altri servizi non sono stati cambiati;
4) I lavori sono iniziati a stagione terminata lasciando quindi agli spettatori decidere se rinnovare  l’abbonamento
5) Nelle vicinanze del teatro (Unter den Linden) non vi erano problematiche sociali.
6) Qui nessuno ha calcolato quale impatto possa avere su piazza Verdi l’assenza del teatro in una situazione già degradata.  
In totale una disorganizzazione perfetta e un progetto che almeno nelle pochissime informazioni concesse dalla stampa, appare strampalato, antiestetico e casuale. Bologna e il suo teatro meritano tutto questo?
 
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8 risposte a "Ancora sul trasloco – Bologna Teatro comunale"

  1. carlo giulio lorenzetti settimanni ha detto:

    Ha pienamente ragione ma invocare l’esempio di quanto fatto da altre città in situazioni simili non trova facilmente orecchie sensibili e disposte ad accogliere un punto di vista diverso da quello maturato dagli amministratori in carica. L’ho sperimentato per anni in tutt’altri campi (vedi Stadio, piste ciclabili, mobilità).

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  2. Rambomax ha detto:

    Mi sembra che le informazioni sulla ristrutturazione del Teatro Comunale siano abbastanza scarse. Da quello che si trova in rete, non sarà soltanto ristrutturato il Teatro, ma sarà aggiunto un blocco e saranno modificate le strade circostanti. Qualcuno sa quando il progetto è stato presentato ufficialmente, e dove si possono trovare più informazioni? Fra l’altro, queste modifiche saranno state approvate in qualche momento dal Consiglio Comunale; erano tutti d’accordo, maggioranza e opposizione?
    Quanto alla futura evoluzione della casbah che c’è nella ona del Teatro, c’è da stare poco allegri: in quattro anni (se va bene) di lavori c’è da aspettarsi che la situazione peggiori. Proviamo a metterci nei panni di quelli che abitano nella zona…

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  3. Giacomo Giuliani ha detto:

    Condivido quasi pienamente le sue osservazioni. Purtroppo il problema di dover usare i fondi del Pnrr entro una data precisa – il 2026 mi pare – impone una certa fretta nell’inizio dei lavori. Questo può giustificare il fatto di dover cambiare la sala a stagione in corso, anche perchè credo che ci sarebbe stato un vistoso calo degli abbonati se la prima stagione in epoca post-vaccini fosse partita dall’inizio al “Palatenda”. Tuttavia, questo non giustifica la totale mancanza di comunicazione del teatro nei confronti dei suoi abbonati nè la mancanza di trasparenza verso il progetto, che appare interessante (a me il restyling piace) ma poco dettagliato. Tralascio osservazioni sulla ricerca e scelta della nuova sala dato che la situazione, viste le ultime dichiarazioni dei vari interessati, è incommentabile.

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    • Personalmente il restyling non mi piace affatto ma rispetto le altrui opinioni. Ma – dico – questi fondi arrivano dal cielo o sono parte di un progetto che non può non essere stato studiato e del quale gli abbonati e la città dovevano essere adeguatamente informati? e se il 2026 è data improcrastinabile non sembra che le scelte siano state fatte frettolosamente e in assenza di un adeguato dibattito? Personalmente ho seri dubbi di confermare un abbonamento sotto un tendone con problemi di condizionamento, acustica etc. etc. Se mai assisterò a qualche spettacolo, ma poi continuerò a frequentare le opere della Scala di ben altro livello con tutto il rimpianto di abbandonare un teatro al quale – nonostante un management (sovrintendente, comitato di indirizzo etc.) assolutamente inadeguato – sono affezionato. Forse non tutti ricordano, ma dove sono finiti i tempi di Badini, Festi e Escobar, quelli del Ring tanto per fare un esempio o del Freischutz etc.? “E dei tempi che furo l’assalse il sovvenir….”…..

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      • Giacomo Giuliani ha detto:

        Il suo dubbio è più che legittimo e lo condivido io stesso. Parlando anche con altri abbonati, la conferma dell’abbonamento scricchiola alla luce di questa vicenda e alla luce dei possibili problemi d’acustica, tenendo conto che per decidere si avrà solo l’Andrea Chenier per valutare la bontà o meno dell’acustica della non ancora nota sede.
        Per il resto, la ringrazio per i suoi post, oramai questo è uno dei pochi spazi dove si può parlare del teatro.

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