Sinfonica

Lucrezia Borgia – Bologna teatro comunale 7 Maggio 2022


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MATISSE
 
Tre giorni fa ..
… .ho scritto una recensione sul “Ballo in maschera” della Scala  (recensito oggi sul Sole da Carla Moreni che deve avere assistito a una “prima” diversa dalla mia….) definendo il libretto “un orribile polpettone”. Ebbene al peggio non c’è limite perché il libretto della Lucrezia Borgia di Donizetti riesce nella  galattica impresa di essere molto più scombiccherato  e senza fruire – in tutta l’opera – delle belle arie dello spettacolo scaligero.  Non a caso l’opera non è molto frequentemente rappresentata e di essa si ricorda – talvolta – l’aria Il segreto per esser felici e molto poco altro. Ne discende che per nobilitare un simile disastro sarebbe necessaria una regia e un cast galattico. Ecco – per essere chiari – la regia di Silvia Paoli (appuntatevi il nome perchè se la conosci la eviti) è una pura e semplice schifezza (eufemismo) contestata persino dal normalmente compassatissimo e non reattivo pubblico del Comunale di Bologna (buh e urla di “vergogna”!). Ma veniamo allo spettacolo. La scena è quella di un mattatoio (con tanto di chiazze di sangue e ganci cui appendere i capi macellati).  Il perché dell’ambientazione è pura speculazione.

Lucrezia Borgia Bologna 2022 I

Al suo interno – miracolosamente – alternativamente un grande tavolo o due divani perché di fatto trattasi di bordello (la tenutaria doveva essere amante del macabro) in cui all’inizio si avvinghiano repubblichini e prostitute. Dopo opportune evoluzioni erotiche si sveglia Gennaro (che per dormire in mezzo a tanto “bordello” doveva essersi imbottito di Tavor) e appare magicamente  Lucrezia che si capisce fin dall’inizio essere la madre di Gennaro che però in un raptus edipico se ne invaghisce. Ravvedutosi grazie alle informazioni dei colleghi repubblichini sulle malefatte di Lucrezia tramuta la passione in odio (rapidamente!) mentre al geloso Alfonso (che si scopre essere il marito di Lucrezia e che è un gerarca fascista di Salò) girano le piriquaglie per le avventure della moglie e giura di uccidere Gennaro e tutti i suoi camerati con un veleno immesso nel vino nonostante i prieghi di Lucrezia per il figlio.
Lucrezia Borgia Bologna 2022 III
Prima di questa scena abbiamo in sequenza il saggio ginnico dei repubblichini, la loro danza (!) da avanspettacolo e la disgustosa scena delle prostitute recluse in una gabbia per esserne estratte e appese ai ganci del mattatoio. Non solo la volgarità della scena è ripugnante ma viene il dubbio che si tratti di un riferimento men che dilettantesco al “Salò o le 120 giornate di Sodoma” di Pasolini nel centenario della sua nascita. Dalla sua tomba escono cupi rumori della salma che si rivolta.

Lucrezia Borgia Bologna 2022 II

Come in ogni saga macabra non manca l’antidoto al veleno ma Lucrezia – dopo avergli rivelato la maternità – per risparmiare ne ha una sola dose che offre a Gennaro (e che gli altri repubblichini che han bevuto il vinaccio vadano in tanta malora! ) che però rifiuta per spirito di corpo. E come finisce l’ignobile libretto? Con Lucrezia che muore sopra il cadavere del figlio: poteva essere diversamente ?  Come una simile messa in scena e regia possa essere stata scelta e accettata  dal teatro è l’ennesima prova della qualità scadente del teatro stesso.  La parte musicale è certamente migliore. La Lucrezia di Olga Peretyatko ha luci ed ombre. Una ottima prova quando il registro è intermedio ma non appena il suono cresce di altezza e l’intensità dell’emissione aumenta, la voce si inasprisce mancando di quella rotondità che è la caratteristica delle grandissime soprano.  Nonostante una salute non perfetta molto buona la performance di Stefan Pop nella parte di Gennaro e una menzione di assoluta qualità a Lamia Beuque come Maffio Orsini che eccelle anche nella famosa aria del brindisi. La direzione di Yves Abel è “onesta” mentre il resto del cast non è francamente all’altezza della parte.  Alla fine l’intera compagine teatrale viene “perdonata” dal paziente pubblico del comunale anche perchè molti spettatori, specialmente i più disgustati,  hanno lasciato la sala dopo la prima parte.
PS La regista, oltre a essere una disgrazia registica è anche una grande maleducata non avendo avuto il coraggio di presentarsi sul palcoscenico alla fine della serata. Ci vorrebbe almeno il coraggio delle proprie scelte e non tirare il sasso nascondendo la mano!!!!

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DIRETTORE Yves Abel

REGIA  Silvia Paoli

CAST

LUCREZIA BORGIA Olga Peretyatko

ALFONSO I D’ESTE Mirco Palazzi

GENNARO Stefan Pop

MAFFIO ORSINI Lamia Beuque

JEPPO LIVEROTTO Cristiano Olivieri

DON APOSTOLO GAZELLA Tommaso Caramia

ASCANIO PETRUCCI Tong Liu

OLOFERNO VITELLOZZO Stefano Consolini

GUBETTA  Nicolò Donini

RUSTIGHELLO Pietro Picone

ASTOLFO Luca Gallo
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Three days ago I wrote a review of the “Un Ballo in maschera” at La Scala (reviewed today on the Sole 24 ore by Carla Moreni who must have witnessed a “premiere” different from mine ….) calling the booklet “a horrible potpourri”. Well at worst there is no limit because the libretto of Donizetti’s Lucrezia Borgia succeeds in the galactic enterprise of being much more unbearable and without enjoying – throughout the opera – the beautiful arias of the Verdi’s opera.  It is no coincidence that the opera is not very frequently represented and it is only remembered – sometimes – the aria “Il segreto per esser felici” and very little else. It follows that to ennoble such a disaster would require a galactic regisseur and cast. Here – to be clear – the direction is a pure and simple crap (euphemism) contested even by the normally very complacent and non-reactive public of the Comunale di Bologna (buh and screams of “shame”!). But let’s get to the show. The scene is that of a slaughterhouse (complete with patches of blood and hooks to hang the slaughtered animals).  The reason for the setting is pure speculation. Inside – miraculously – alternately a large table or two sofas because in fact it is a brothel (the estate had to be a lover of the macabre) in which at the beginning Salò guards and prostitutes cling. After appropriate erotic evolutions, Gennaro wakes up (who to sleep in the middle of so much chaos must have stuffed himself with Tavor) and magically Lucrezia appears who is understood from the very beginning to be the mother of Gennaro who, however, in an Oedipal raptus falls in love with her. Repented thanks to the information of fellow guards on Lucrezia’s misdeeds turns the passion into hatred (quickly!) while the jealous Alfonso (who turns out to be Lucrezia’s husband and who is a fascist hierarch of Salò) gets very crossed for the extramarital adventures of his wife and swears to kill Gennaro with a poison introduced into the wine despite Lucrezia’s  tearsome requests. Before this scene we have in sequence the gymnastic essay of the guards, their dance (!)  and the disgusting scene of the prostitutes imprisoned in a cage to be extracted and hung on the hooks of the slaughterhouse. Not only is the vulgarity of the scene repugnant, but there is a doubt that it is a less than amateurish reference to Pasolini’s “Salò or the 120 days of Sodoma” on the centenary of his birth. From his tomb come out gloomy noises of hit rveolting  body. As in any macabre saga, there is no lack of antidote to poison but Lucrezia – after revealing motherhood to Gennaro – to save money has only one dose that she offers to him  (and that the other giards who have drunk the poisoned wine may go to hell!) which, however, he refuses for “esprit de corp”. And how does the ignoble libretto end? With Lucrezia dying over her son’s corpse: could it have been otherwise?  How such a staging and direction could have been chosen and accepted by the theater is yet another proof of the poor quality of the theater itself.  The musical part is certainly better. Olga Peretyatko’s Lucretia has lights and shadows. An excellent test when the register is intermediate but as soon as the sound grows in height and the intensity of the emission increases, the voice is exacerbated lacking that roundness that is the characteristic of the great sopranos.  Despite a not perfect health very good the performance of Stefan Pop in the part of Gennaro and a mention of absolute quality to Lamia Beuque as Maffio Orsini who also excels in the famous air of the toast. Yves Abel’s direction is “honest” while the rest of the cast is frankly not up to the part.  In the end the entire cats is “forgiven” by the patient audience of the comunale theatre also because many spectators, especially the most disgusted, have left the hall after the first act.
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5 risposte a "Lucrezia Borgia – Bologna teatro comunale 7 Maggio 2022"

  1. Umberto Cicero ha detto:

    Concordo sul suo consiglio di appuntarsi il nome della regista al fine di evitarla.
    Questa Silvia Paoli è stata la regista anche della “Carmen” rappresentata a Reggio Emilia nel gennaio di quest’anno.
    Una rappresentazione di un’ insensataggine e tristezza oscene; senz’altro una delle peggiori regie mai viste.

    "Mi piace"

  2. Giacomo Giuliani ha detto:

    Non posso che concordare con lei. In aggiunta, il fatto che la regista non si sia presentata alla fine dello spettacolo mostra non solo un suo atteggiamento irrispettoso nei confronti del pubblico ma anche una debolezza di fondo del teatro, incapace di assumersi le responsabilità di tale scelta.
    Ho quasi il sospetto che sia proprio una linea del teatro quella di scegliere delle regie che mettano in scena, in maniera disastrosa e superficiale come in questo caso, grandi temi come il femminismo, la violenza sulle donne e via dicendo, andando di fatto a svilire l’opera stessa e il proprio pubblico. Come direbbe Muti, sembra che il nostro teatro abbia sacrificato la musica sull’altare della regia.
    Capitolo voci, sono rimasto piuttosto deluso dal basso e da alcuni membri del quartetto degli amici di Gennaro, mentre è una buona conferma la prova vocale di Stefan Pop.

    "Mi piace"

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