Sinfonica

Hrůša Kopatchinskaja – Bologna Festival 5 Maggio 2022


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MATISSE
La  Kopatchinskaja..
… ha un suono flebile e piuttosto monotono mentre l’orchestra sotto la direzione di Hrůša eccede nelle sonorità. Il risultato è facilmente intuibile: mentre la violinista cerca di estrarre a fatica qualche suono dal proprio strumento l’orchestra maramaldeggia talchè il risultato assomiglia a un concerto per orchestra con basso (violino) continuo. E come spesso accade nei complessi barocchi per il clavicembalo (appena percettibile e solo quando suona da solo) così avviene per il concerto di Beethoven. In realtà il concerto non è solo di Beethoven ma in parte anche della Kopatchinskaja perché nell’attesa cadenza del primo tempo (quella nella quale – finalmente ! – si dovrebbe ascoltare il suono del violino) si inserisce una serie di duetti fra il violino e gli archi a partire dal contrabbasso per finire ai violoncelli. Nessun reale riferimento ai temi del primo tempo (così come dovrebbe fare ogni cadenza che sia tale) ma una lunga e noiosa improvvisazione di dubbio gusto. E’ ben vero che le cadenze sono a scelta dell’esecutore (anche se ne esistono di consolidate) ma in questo caso si assommano cattivo gusto e arbitrio. Per tutto il concerto il violino è al limite inferiore della soglia di udibilità e così si arriva – finalmente! – al termine della composizione senza essersi risparmiata atteggiamenti istrionici (archetto slanciato verso l’alto, ammiccamenti all’orchestra etc.) . Ma non è finita. La violinista di origine moldava inizia con un bis che è una trascrizione di un brano di C.P.E Bach (suppongo perchè la voce della violinista è flebile come il suono del suo violino)  per pizzicato (nel barocco!) e fiati. E a seguire un breve brano modernissimo che è sostanzialmente una sequenza di rumori  senza costrutto.  Nel secondo tempo della serata la sinfonia di Schumann. Prosegue l’esecuzione muscolare nella quale il suono minimo è un mp e nel quale lo spirito Schumanniano con tutte le sue sfumature sfocia in un turbinio di sonorità che sarebbe eccessivo persino per un Berlioz.  Una serata da dimenticare.
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Programma
Ludwig van Beethoven Concerto per violino e orchestra in re maggiore op.61
Robert Schumann Sinfonia n.2 in do maggiore op.61
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Kopatchinskaya has a faint and rather monotonous sound while the orchestra under the direction of Hrůša exceeds in sound. The result is easy to understand: while the violinist tries to extract some sound from her instrument with difficulty, the orchestra bullies her so that the result resembles a concert for orchestra with basso (violin) continuo. And as it often happens in baroque ensembles for the harpsichord (barely perceptible and only when he plays alone) so it happens for the Beethoven concerto. In reality, the concert is not only by Beethoven but also partly by Kopatchinskaya because in the expected cadence of the first mouvement (that in which – finally ! – the audience could listen to the sound of the violin) a series of duets is inserted between the violin and the strings starting from the double bass to finish with the cellos. No real reference to the themes of the mouvement (as any cadence should do) but a long and boring improvisation of dubious taste. It is true that the cadences are chosen by the performer (even if there are consolidated ones) but in this case bad taste and arbitrariness are added together. Throughout the concert the violin is at the lower limit of the threshold of audibility and so we arrive – finally! – at the end of the composition without having spared histrionic attitudes (slender bow upwards, winks to the orchestra etc.). But it’s not over. The violinist of Moldovan origin begins with an encore which is a transcription of a piece by C.P.E Bach (I suppose because the voice of the violinist is as weak as the sound of her violin) for pizzicato (in baroque!) and winds. And then a short modern piece that is basically a meaningless sequence of noises.  In the second half of the evening Schumann’s symphony. The muscular performance continues in which the minimum sound is a mp and in which the Schumannian spirit with all its nuances flows into a whirlwind of sounds that would be excessive even for Berlioz.  An evening to forget.
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4 risposte a "Hrůša Kopatchinskaja – Bologna Festival 5 Maggio 2022"

  1. Italo Bicchierri ha detto:

    Trattavasi del Concerto di Beethoven ? Mi e’ sembrato piuttosto una Fantasia musicale su temi tzigani. Il pubblico ha applaudito soddisfatto ( ?! ). Non credo che un interprete possa, a tal punto ,andare al di la’ del dettato e delle intenzioni dell’Autore.

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  2. Leo Orselli ha detto:

    Viste le ultime critiche sull intensità del suono ho l impressione che molto sia legato alla pessima acustica della platea del Manzoni soprattutto nella parte coperta. In galleria anche ieri sera il suono del violino è arrivato molto chiaro e non sovrastato dall orchestra peraltro molto muscolare anche se siamo abituati a quella del Comunale!

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