Sinfonica

Andràs Schiff – Quartetto Milano 12 Aprile 2022


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MATISSE
Non sono  ..
… per nulla d’accordo con questi programmi “a sorpresa” anche se siamo in periodo pasquale… Così l’esecutore suona quello che gli pare e se per caso suona musica non gradita chi ha comprato il biglietto si arrangia. Sono quelle forme di modernismo sconsiderato che possono solo irritare. I grandi interpreti (ad esempio Sokolov o Yuja Wang) si permettono di annunciare il loro programma all’ultimo momento ma sempre prima del concerto: un vezzo sgradevole ma non improvvisativo come quello di annunciare sul momento. Ma Schiff nella sua involuzione musicale e artistica, sempre più accentuata (si potrebbe parlare a ragione di deriva in realtà), ha pensato di potere permetterselo e gli ascoltatori come il sottoscritto iniziano l’ascolto già opportunamente irritati. Che cosa è stato ammannito? Un programma della durata di 2 ore e tre quarti (intervallo di 15 minuti incluso) che poteva essere accettabile se il concerto fosse iniziato alle 19 – come avviene normalmente nelle sale da concerto europee – ma faticoso al limite della sopportazione con un inizio alle 20.30 ritardato da una disorganizzata verifica del pass.  Dopo un inizio senza annunci (una sarabanda dalla suites francesi ) a seguire, annunciati con una voce flebile – che nonostante il microfono poteva essere udita solo fino alla terza fila della sala – una sonata giovanile di Haydn, l’ultima sonata di Schubert  D959, un rondò di Mozart, la grande sonata di Schubert in la maggiore e – ciliegino sulla torta – come bis il tema delle Goldberg. Il tutto al rallentatore e senza saltare neppure un ritornello.  Ho già avuto più volte occasione di recensire un concerto di Schiff: l’ultima volta l’1 Dicembre 2021 nel quale già allora optò per un programma “a sorpresa” (errare humanum est, perseverare autem diabolicum) e non posso che confermare, in modo ancora più accentuato i rilievi espressi nel post suaccennato.  Il pianismo di Schiff è ormai al limite della rarefazione, manca qualsiasi guizzo (persino negli scherzi delle sonate schubertiane!) con tempi così rallentati da diventare soporiferi (confesso che ascoltando talvolta a occhi chiusi ho immaginato di avere in mano un punteruolo da utilizzare opportunamente…). Tutte le esecuzioni sono apollinee ma esangui come se la dinamica sonora potesse solo essere compresa fra il mezzopiano e il mezzoforte. Con tempi così rallentati ovviamente le esecuzioni sono immacolate (solo un’ottava sbagliata) ma a che prezzo!  Che dire? Alla fine del concerto ho provato un senso di esaustione e anche di noia.  Naturalmente successo di pubblico anche per la figura carismatica e ieratica del pianista ungherese che non cammina ma incede rendendo il concerto più una sacra rappresentazione che una performance terrena….
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Programma
Programma a sopresa annunciato sul momento
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I don’t agree at all with these “surprise” programs even if we are in the Easter period … So the performer plays what he likes and if by chance he plays music not appreciated who bought the ticket must accept it anyway. They are those forms of reckless modernism that can only irritate. The great performers (for example Sokolov or Yuja Wang) allow themselves to announce their program at the last moment but always before the concert: an unpleasant but not improvisational habit like that of announcing on the spot. But Schiff in his musical and artistic involution, increasingly accentuated (one could speak with reason of drift in reality), thought he could afford it and listeners like myself begin listening already appropriately irritated. What has been “served”? A program lasting 2 hours and three quarters (interval of 15 minutes included) that could have been acceptable if the concert had started at 7 pm – as normally happens in European concert halls – but tiring to the limit of endurance with a start at 20.30 delayed by a disorganized verification of the pass.  After a start without announcements (a sarabanda from the French suites) to follow, announced with a faint voice – which despite the microphone could only be heard up to the third row of the hall – a juvenile sonata by Haydn, the last sonata by Schubert D959, a rondo by Mozart, the great sonata by Schubert in A major and – icing on the cake – as an encore the theme of the Goldbergs. All in slow motion and without skipping even a refrain.  I have already had the opportunity to review a Schiff concert several times: the last time on December 1, 2021 in which even then he opted for a “surprise” program (errare humanum est, perseverare autem diabolicum) and I can only confirm, in an even more accentuated way, the remarks expressed in the aforementioned post.  Schiff’s pianism is now at the limit of rarefaction, it lacks any flicker (even in the scherzi of the Schubertian sonatas!) with rythms so slowed down as to become soporific (I confess that listening sometimes with my eyes closed I imagined having an awl in my hand to be used appropriately …). All the performances are Apollinian but exhaled as if the sound dynamics could only be between the mezzopiano and the mezzoforte. With such slowed down times obviously the executions are immaculate (only one octave wrong) but at what price!  What can I say? At the end of the concert I felt a sense of exhaustion and also of boredom.  Of course success with the public also for the charismatic and hieratic figure of the Hungarian pianist who does not walk but incede making the concert more a sacred representation than an earthly performance ….
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