Sinfonica

Hartmut Hänchen- Bologna stagione sinfonica 1 Aprile 2022


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MATISSE
Un programma..
… che vede due stili e due epoche assolutamente contrapposte. Da un lato uno Schubert postumo ma giovanile (la sinfonia fu composta quando aveva 18 anni) e “arioso” (non trovo un’espressione che meglio rifletta la mia sensazione) che corriponde a un periodo sereno della vita del compositore austriaco e dall’altro un Bruckner al limite delle sue elefantiache composizioni (una sinfonia di durata intorno ai 60 minuti).  Il brano schubertiano è di forte impronta mozartiana e prevede un organico ridotto che indica una sua destinazione prettamente cameristica. Non sono certo che l’appellativo “Wagner-Symphonie” sia particolarmente significativo per la sinfonia di Bruckner (ma si tratta di fatto di una dedica a un compositore idolatrato) se non per un uso massiccio degli ottoni che però si riscontra in molte delle sue composizioni. Nella terza sinfonia di Bruckner (di cui onestamente non sono un fan) mi pare di percepire la mancanza di una visione unitaria della partitura come se i vari tempi (e in particolare l’ultimo) fossero un accumulo di temi posti in parallelo e non in serie. Questo è stato probabilmente alla base del suo insuccesso anche se fu più volte rimaneggiata. Debbo anche dire – con molta franchezza – che per motivi legati alla mia esperienza di esecutore  i concerti puramente sinfonici mi appaiono in qualche misura monchi. L’assenza di un brano concertistico con strumento solista mi appare un impoverimento del concerto ma ammetto che questa sia una mia personale carenza.  La direzione di Hänchen è stata di ottima qualità, forse meglio espressa nella direzione di Schubert che in quella di Bruckner (e della esperienza e conoscenza dell’ordito musicale  in certa misura ne fa fede anche l’assenza della partitura scritta in Schubert a differenza del caso di Bruckner). Ma va certamente ricordato che dirigere un Bruckner di quella ampiezza (e come ho sottolineato con molte disomogeneità) è compito assai arduo e quindi un plauso incondizionato alla prestazione. Va anche apprezzata l’assenza della prassi, molto in  voga negli ultimi anni, di sollecitare l’applauso per le singole sezioni dell’orchestra riconoscendo che anche se esistono passi solistici è dall’amalgama complessivo che può essere valutata un’esecuzione.  Un grande successo di pubblico (e anche dell’orchestra) ha sottolineato l’apprezzamento di un direttore fra i migliori che abbiamo ascoltato recentemente.
Happy
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Programma
F. Schubert            Sinfonia n. 5 in si bemolle maggiore, D 485
A. Bruckner           Sinfonia n. 3 in re minore, “Wagner-Symphonie”
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A program with two styles and two absolutely opposing epochs. On the one hand a posthumous but youthful Schubert (the symphony was composed when he was 18 years old) and light (I do not find an expression that best reflects my feeling) that reflects a serene period in the life of the Austrian composer and on the other a Bruckner at the limit of his elephantine compositions (a symphony lasting around 60 minutes).  The Schubertian piece has a strong Mozart imprint and requires a reduced orhestra that indicates its purely chamber music destination. I am not sure that the name “Wagner-Symphonie” is particularly significant for Bruckner’s symphony (but it is in fact a dedication to a much loved appreciated composer) but for a massive use of brasses that is found in many of his compositions. In Bruckner’s third Symphony (of which I am honestly not a fan) I perceive the lack of a unitary vision of the score as if the various mouvements (and in particular the last) were an accumulation of themes placed in parallel and not in series. This was probably the basis of its unsuccess although it was reworked several times. I must also say – very frankly – that for reasons related to my experience as a performer, purely symphonic concerts seem to me to be to some extent unended. The absence of a concert piece with a solo instrument seems to me an impoverishment of the concert but I admit that this is my personal shortcoming.  Hänchen’s direction was of excellent quality, perhaps better expressed in Schubert’s direction than in Bruckner’s (and the experience and knowledge of the musical warp to some extent is also proven by the absence of the score written in Schubert unlike Bruckner’s case). But it should certainly be remembered that directing a Bruckner of that magnitude (and as I have pointed out with many inhomogeneities) is a very difficult task and therefore an unconditional applause for the performance. It should also be appreciated the absence of the practice, very popular in recent years, to solicit applause for the individual sections of the orchestra recognizing that even if there are solo passages it is from the overall fusion that a performance can be evaluated.  A great success with the public (and also with the orchestra) underlined the appreciation of one of the best conductors we have heard recently.
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