Sinfonica

Repin Lugansky – Bologna Musica Insieme 24 Gennaio 2022


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MATISSE
Un duo formidabile ..
… e affiatato da grande consuetudine esecutiva.  Due artisti che negli anni hanno consolidato una partnership che permette loro di trovarsi “ad occhi chiusi”  e che formano un duo e non semplicemente un’accoppiata di esecutori come spesso succede. Un programma di eccellenza con i due capolavori di Prokof’ev e di Brahms che spaziano dal tardo classicismo brahmsiano a un ‘900 tragico. Particolarmente significativa la sonata di Brahms che reca il numero d’opera 108, a metà strada fra l’op.102  e l’op.120, ultime composizioni strutturate del periodo finale del compositore di Amburgo, periodo che invece è caratterizzato in generale da partiture più brevi e intimistiche, quasi il commiato di grande musicista che agli albori del ‘900 ripensa al passato in termini innovativi ma sempre legati alla corrente schumanniana del Neue Zeitschrift für Musik (anche in omaggio all’amata Clara Wieck). Repin è un esecutore raffinato, lontano da impostazioni virtuosistiche, seppur dotato da tecnica sopraffina ma volta sempre a sviscerare i significati più profondi della musica eseguita. Più esuberante è il pianismo di Lugansky (come esemplificato dall’esecuzione della sonata del compositore russo) in grado però di non straripare dal punto di vista sonoro nei confronti del violino. Un esecutore che vorremmo riascoltare in un recital pianistico. Molto apprezzabile la breve (per una volta!)  introduzione di Repin, che un italiano traballante ha reso più simpatico a una platea piena al 65% (paura del Covid?). Il riferimento alla shoah, il cui anniversario ricorre attualmente nella giornata della memoria, e il brano di Bruch inserito come inizio non previsto come tributo alla immane tragedia della prima metà del ‘900 (e per il quale giustamente è stato richiesto un silenzio finale senza applausi – anche se il solito decerebrato non si è tenuto) è stata una manifestazione di sensibilità cui purtroppo non siamo sempre abituati. Il concerto è stato concluso con un solo bis, una versione violinistica del famoso brano Estrellita  di un gusto piuttosto discutibile ma gradevole nella sua semplice liricità. Meglio comunque  della solita esibizione muscolare paganiniana. Un buon (non strepitoso) successo di pubblico, nel  quale si distinguono i soliti ridicoli esibizionisti che applaudono a braccia alzate quasi a significare di avere capito più di altri la qualità del concerto ascoltato!
Happy
Happy
Programma
Sergej Sergeevič Prokof’ev       Sonata n. 1 in fa minore op. 80
Béla Bartók           Rapsodia n. 1 SZ 86
Johannes Brahms       Sonata n. 3 in re minore op. 108
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.A formidable duo with great executive experience.  Two artists who over the years have consolidated a partnership that allows them to find themselves “with their eyes closed” and who form a real duo and not simply a pair of performers as often it happens. A program of excellence with the two masterpieces of Prokof’ev and Brahms ranging from late Brahmsian classicism to a tragic ‘900. Particularly significant is the Brahms sonata opus 108, halfway between op.102 and op.120, the last structured compositions of the final period of the Hamburg composer, a period that in generale is characterized by shorter and more intimate scores, almost the farewell of a great musician who at the dawn of the ‘900 rethinks the past in innovative terms but always linked to the Schumannian setting of the Neue Zeitschrift für Musik (also an homage to the beloved Clara Wiek). Repin is a fine performer, far from virtuositic settings, although endowed with a superfine technique but always aimed at finding the deepest meanings of the music performed. More exuberant is Lugansky’s pianism (as exemplified by the performance of the sonata of the Russian composer) able however not to overflow from the sound point of view the violin. A performer that we would like to listen to again in a piano recital. Very appreciable the short (for once!) introduction of Repin, which a shaky Italian made more acceptable to an audience full at 65% (fear of Covid?). The reference to the Shoah, whose anniversary currently occurs on the day of remembrance, and the piece of Bruch inserted as an unforeseen beginning as a tribute to the immense tragedy of the first half of the ‘900 (and for which a final silence was rightly requested without applause – even if the usual decerebrate didn’t comply) was a show of sensibility to which unfortunately we are not always accustomed. The concert was concluded with a solo encore, a violin version of the famous Estrellita, a piece of a rather controversial taste but pleasant in its simple lyricism. Better, however, than the usual paganinian muscular performance. A good (not exceptional) success of the public, in which the usual ridiculous exhibitionists stand out who applaud with raised arms to mean that they have understood more than others the quality of the concert!
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