Sinfonica

La Cenerentola – Teatro comunale Bologna 16 Dicembre 2021

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Matisse
Un titolo ..  ..

che insieme al “Barbiere di Siviglia” costituisce una delle opere più celebri (e celebrate) del repertorio rossiniano. E a ragione, nel senso che sia musicalmente che dal punto di vista del libretto (di Jacopo Ferretti) presenta un perfetto equilibrio. Rielaborata in modo intelligente dalla famosa favola dei fratelli Grimm e di Perrault (ma di fatto facente parte da tempi immemori della tradizione favolistica) racconta la storia di tre sorelle, due cattive e racchie  (Clorinda e Tisbe) e una buonissima e bellissima (Cenerentola – nome che ovviamente richiama quello della cenere e del focolare cui è adibita) ) e di un padre (Don Magnifico, un barone decaduto) che favorisce in ogni modo le due figlie cattive che sottopongono a ogni tipo di vessazione la buona. Mentre Don Magnifico cerca inutilmente di accasare con il principe una delle due racchie per goderne poi i privilegi, una magia permette a Cenerentola di partecipare contro il volere dei suoi parenti a una festa nella quale il principe si innamora di lei e la ritrova poi nella favola grazie a una scarpa persa nella frettolosa uscita essendo l’incantesimo svanito alla mezzanotte (in realtà nel caso di Bologna un braccialetto legato alla caviglia).  Ovviamente essendo Cenerentola oltremodo buona e generosa alla fine perdona padre e sorelle e .. vissero tutti felici e contenti.  Molto della riuscita dell’opera si deve alla regia di Emma Dante che imposta l’opera come un gigantesco carillon fin dall’inizio con le bambole “meccaniche” attivate da chiavi inserite sulla schiena. La regia in ogni modo evita toni zuccherosi e si limita a sottolineare i caratteri dei personaggi con un pizzico di disullusione proprio a ricordarci che si tratta di favola che nulla ha a che fare con la realtà. Insomma un bel sogno che come Cenerentola a mezzanotte termina di fronte a una quotidianità che di favolistico non ha nulla.  Riprendendo un’intervista di Emma Dante in occasione della Cenerentola all’Opera di Roma (quella ripresa attualmente a Bologna)
Cenerentola Roma 5
Nella mia messinscena c’è un lieto fine a metà. Per tutto lo spettacolo racconto un mondo meccanico che circonda Cenerentola. Le metto accanto, a fare le serve con lei, delle bambole meccaniche con una chiavetta nella schiena, come dei carillon, che lei carica in modo che si animino e l’aiutino non solo nei lavori domestici, ma a superare anche la solitudine. Si dimostrano le uniche creature che le stiano accanto, che le facciano compagnia. Anche il principe travestito da servitore avrà un suo seguito di “bamboli” vestiti come lui, come se i personaggi buoni in qualche modo non avessero la possibilità di dialogare, di comunicare con il resto del mondo che invece è cieco e sordo, perfido e cattivo. Per cui questi due personaggi, che sono gli unici buoni di tutta l’opera, in qualche modo sono circondati da “animelle” meccaniche che li accompagnano nel loro viaggio verso l’amore. Quando poi Cenerentola e il suo principe – che in realtà in tutta l’opera per lei è il servo – si innamoreranno, anche i loro bamboli e bambole avranno un idillio d’amore. Tutto questo si capisce bene visivamente, perché Cenerentola e le serve sono vestite allo stesso modo, e lo stesso Don Ramiro e i suoi bamboli. Da vendetta e perdono in una fiaba moderna“. Certamente la ripresa di Cenerentola al comunale di Bologna era in qualche modo dovuta dopo l’edizione del 1993 quando Chailly dirigeva a Bologna con una eccezionale Cecilia Bartoli.  L’intero complesso operistico attuale è di qualità sufficiente a partire dalla regia della Dante. Ma non è tutt’oro quel che luccica. La girandola di bambole mecchaniche maschili e femminili è alla fine piuttosto “overdone” e non tutte le danzatrici e danzatori bolognesi sono in grado di simulare correttamente (e soprattutto costantemente per più di tre ore) un comportamento meccanico con un evidente squilibrio ottico. 
Cenerentola Roma 6
Il cast è molto, molto disuniforme. Cenerentola (Chiara Amarù) ha una bella voce (inizialmente non perfetta – non è certo Cecilia Bartoli) ma progredisce nel corso dell’opera anche se le manca – purtroppo – le physique du rôle il che non gioca una parte irrilevante nel contesto dell’opera rossiniana. Buona la prova di Nicola Alaimo nella parte di Dandini: ha una voce di ottima qualità nel registro basso ma non sempre felice quando l’altezza del suono aumenta. Ed eccellente è l’Alidoro di  Gabriele Sagona. Molto meno buono il trio della famiglia di Cenerentola. Mentre non possono essere valutate appieno Tisbe (Aloisa Aisemberg) e Clorinda (Sonia Ciani) – appesantite anche da una regia che ne fa delle macchiette da avanspettacolo – è mancato nel suo ruolo istrionico Don Magnifico (Vincenzo Taormina) che si muove in modo gigionesco senza compensare con una prova canora appena sufficiente una figura centrale del meccanismo teatrale. Come si rimpiange il Don Magnifico di Paolo Montarsolo! Al fondo assoluto della classifica il Don Ramiro di Antonino Siragusa. Dotato di una sgradevole voce metallica che non si ammorbidisce mai, appena deve salire di emissione (sia come altezza che come intensità) sforza, non sempre azzecca l’intonazione e dimostra tutta la inadeguatezza a sostenere un ruolo tipicamente rossiniano.  Insomma una prova del tutto insufficiente e data la voce probabilmente inadatto anche ad altri ruoli. Un tenore che speriamo di non ascoltare più al teatro comunale. Quanto al direttore d’orchestra (Nikolas Nägele) il meglio che si può dire è che saltella a tempo di musica, ma non riesce mai a guidare adeguatamente l’orchestra che fa del suo meglio in assenza di una direzione che muove sempre le due mani in modo sincrono e che segue- non sottolinea e interpreta- l’ordito musicale. Immancabile la molesta clacque e più che generosi applausi a tutti da parte di  un pubblico più divertito dalle gags registiche che dall’opera. 

Babbo natale

 (Giovanni Neri – 76)
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DIRETTORE Nikolas Nägele
REGIA Emma Dante
CAST
DON RAMIRO Antonino Siragusa
DANDINI Nicola Alaimo 
DON MAGNIFICO Vincenzo Taormina
CLORINDA Sonia Ciani
TISBE Aloisa Aisemberg
ALIDORO Gabriele Sagona
CENERENTOLA Chiara Amarù
 
MAESTRO DEL CORO GEA GARATTI ANSINI
REGIA RIPRESA DA FEDERICO GAGLIARDI

SCENE CARMINE MARINGOLA

COSTUMI VANESSA SANNINO

LUCI CRISTIAN ZUCARO
 MOVIMENTI COREOGRAFIC MANUELA LO SICCO
 
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A title ..  ..

.. which together with the “Barbiere di Siviglia” is one of the most famous (and celebrated) works of Rossini’s repertoire. And rightly so, in the sense that both musically and from the point of view of the libretto it presents a perfect balance. Intelligently reworked from the famous fairy tale of the brothers Grimm (but in fact part of the fairy tale tradition since immemorial time) tells the story of three sisters, two bad and ugly (Anastasia and Genevieve) and one very good and beautiful (Cinderella – name that obviously recalls that of the ash) and a father (Don Magnifico, a fallen baron) who favors in every way the two villains and who subjects the good to every kind of harassment. While Don Magnifico tries in vain to settle with the prince one of the two nasty sisters to enjoy the related privileges, a magic allows Cinderella to attend against the will of his relatives a party in which the prince falls in love with her and then finds her thanks to a shoe lost in the hasty exit being the spell vanishing at midnight.  Obviously being Cinderella very good in the end she forgives father and sisters and .. “they all lived happily ever after“.  Much of the success of the work is due to the direction of Emma Dante who sets the work as a giant music box from the very beginning with “mechanical” dolls surmounted by a giant key that triggers the puppets giving them life. The direction in any case avoids sugary tones and limits itself to emphasizing the characters of the characters with a pinch of disollusionment just to remind us that it is a fairy tale that has nothing to do with reality. In short, a beautiful dream that like Cinderella at midnight ends in front of a daily life that has nothing fabulistic about it. From an interview with Emma DanteIn my staging there is a half happy end. Throughout the perfomance I show a mechanical world that surrounds Cinderella. I put next to her, as servants, mechanical dolls with a key in her back, like music boxes, which she operates so that they come alive and help her not to be alone in the housework, but also to overcome loneliness. They prove to be the only creatures that stand next to her, that keep her company. Even the prince disguised as a servant has his own following “dolls” dressed like him, as if he did not have the opportunity to dialogue, to communicate with the rest of the world that instead is blind and deaf, perfidious and bad. So these two characters are somehow surrounded by mechanical companions that accompany them on their journey towards love. When Cinderella and her prince – who is actually the servant for her throughout the work – fall in love, their dolls have an idyll of love. All this is easily understood, because Cinderella and her servants are dressed similarly, as Don Ramiro himself and his dolls. Of revenge and forgiveness in a modern fairy tale.The cast is very, very uneven. Cinderella (Chiata Amarù) has a beautiful voice (initially not perfect – certainly she is  not Cecilia Bartoli) but improves during the opera even if she lacks – unfortunately – le physique du rôle , something which does not play an irrelevant part in the context of Rossini’s opera. Good performance of Nicola Alaimo as Dandini: he has a voice of excellent quality in the low register but not always up to the job when the sound height increases. Excellent is the Alidoro by Gabriele Sagona. Much less good the trio of Cinderella’s family. While Tisbe (Aloisa Aisemberg) and Clorinda (Sonia Ciani) cannot be fully evaluated – because also of a direction that makes them figures of a vaudeville – insufficient  in his histrionic role is Don Magnifico (Vincenzo Taormina) who moves in a gigionesque way without compensating with a singing of enought quality a central figure of the theatrical mechanism. How one regrets the Don Magnifico by Paolo Montarsolo! At the absolute bottom of the ranking is Don Ramiro by Antonino Siracusa. Chatacterized with an unpleasant metallic voice that never softens, as soon as he must increase the emission (both height and intensity) he strains, he does not always get the right intonation and demonstrates all the inadequacy to support a typical Rossini’s role.  In short, a completely insufficient performance and given his voice probably unsuitable for other roles. A tenor that we hope not to listen to again in the Comunale theater. As for the conductor (Nikolas Nägele) the best that can be said is that he jumps in rythm with music, but he never manages to adequately conduct the orchestra that does its best in the absence of a direction that always moves the two hands synchronously and that follows – does not emphasize and interprets – the musical warp. Inevitable the tedious clacque and more than generous applause to all from an audience more amused by the directorial gags than by the opera.
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2 risposte a "La Cenerentola – Teatro comunale Bologna 16 Dicembre 2021"

  1. Giacomo Giuliani ha detto:

    Premetto che io ho una formazione violoncellistica e quindi soprattutto sinfonica, tuttavia non mi trovo molto d’accordo sulla valutazione di Alidoro. Ho trovato il cantante molto scarico e piatto nelle dinamiche nell’aria “Là del ciel nell’Arcano profondo”. Per quanto riguarda la direzione mi trovo d’accordo e aggiungerei anche che in alcune parti, specialmente quelle corali, orchestra e cantanti siano stati totalmente scollati, quasi asincroni. Vorrei un suo parere sull’illuminazione di scena, che io ho trovato eccessiva, incidente del primo atto a parte, dato che dai palchi si è potuto vedere il resto del teatro per quasi tutto il corso dell’opera in maniera troppo nitida.

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    • Concordo quasi su tutto a parte Alidoro. Probabilmente lei non era alla “prima” e il risultato dei cantanti non è sempre uniforme. Ha ragione sull’illuminazione ma forse non è stata la pecca peggiore (si pensi al tenore…)

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