Sinfonica

Seong-Jin Cho  – Bologna Festival 23 Novembre 2021

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MATISSE
 
Vincitore dello Chopin 2015 ..
... il 27enne Seong-Jin Cho  ha intrapreso una carriera internazionale di successo. E’ stato l’ultimo vincitore nella formula del concorso che vedeva solo pochi finalisti a differenza dell’ultima edizione con ben 12 finalisti. Una scelta questa molto discutibile perché la platea dei concorrenti è stata di livello altissimo e scegliere un vincitore dopo molteplici ripetizioni del concerto op. 11 (in pochissimi hanno scelto il secondo concerto, forse perché meno in grado di mettere in luce le qualità tecniche degli esecutori) è stato a mio parere un’ardua impresa. Purtroppo va ricordato che i costruttori di pianoforti hanno un grande peso nelle scelte (anche perché importanti sponsors): i concorrenti potevano scegliere la marca che preferivano su cui eseguire i brani in programma fra Steinway, Yamaha e Fazioli.  Un’opzione che lascia molto da discutere e da sospettare…Non per niente i vincitori che dovevano essere annunciati alle 23.30 sono stati annunciati alle 2.30. Comunque anche in questo caso si è affermata la scuola dell’estremo oriente, con un vincitore cinese (Bruce [Xiaoyu] Liu) e un numero molto elevato di partecipanti ammessi alle prove con il pubblico, provenienti da quell’area. Seong-Jin Cho ha comunque riscattato il clamoroso verdetto dello Chopin 2010 che ha visto l’incredula russa Yulianna Avdeeva (che ha poi fatto una carriera modesta, come Dang Thai Song vincitore nel 1980) salire sul podio più alto mentre Daniil Trifonov (terzo) se ne andava sbattendo la porta. Comportamento inaccettabile dal punto vista dell’educazione ma comprensibile dal punto di vista dei valori in campo.  La carriera di Trifonov (che ha poi vinto altri premi come il Rubinstein)  a differenza di quella di altri concorrenti  non risultati vincitori,  è stata quella di un “grande” mentre quella della Avdeeva…. (Per inciso un italiano non vince lo Chopin dal lontano 1960, anno in cui trionfò Maurizio Pollini – 61 anni fa..). Janáček nella sua sonata rispetta i propri stilemi  e in multi punti ricorda la famosa suite Po zarostlém chodníčku  (Sul sentiero di rovi).  Una sonata con alti e bassi di stampo neo romantico, a base tonale che si discosta profondamente dalle innovazioni dell’avanguardia contemporanea e che guarda invece indietro. Uno stile caro al sentimentalismo della piccola borghesia della fine Ottocento e che potrebbe essere accostato alla produzione iniziale di Rachmaninov e a quella di di DvořákGaspard de la nuit di Ravel è un brano tecnicamente assolutamente trascendentale (ma quasi tutte le opere pianistiche di Ravel sono molto impegnative anche se questa è la più difficile) e si pone ai vertici delle difficoltà del repertorio pianistico insieme a Petruška di Stravinskij, Islamey di Balakirev e pochi altri. E’ comunque un brano di grande fascino con quell’incipit che richiama il mare (“Ondine”) e il finale (“Scarbo”) rutilante nelle sue sonorità (e che – unicum nella letteratura pianistica – ha una scala di “seconde“). I quattro scherzi chopiniani sono troppo noti per essere commentati. Nella locandina di presentazione del Bologna Festival si equipara Seong-Jin Cho al russo Stanislav Bunin, vincitore nel 1985 (edizione alla quale ero presente a Varsavia) oggi residente in Giappone. Niente di più distante: mentre il russo si compiace di libertà stilistiche di gusto molto dubbio Seong-Jin Cho rispetta lo stile senza rinunciare all’interpretazione. Nel mio immaginario un brano è come un fiume che scorre e che non deve mai oltrepassare gli argini (lo stile) e nel quale l’interpretazione è il movimento ammesso fra gli argini. Rispetto alle esecuzioni dello Chopin il ventisettenne pianista coreano non sembra avere preso un cammino di maturazione. Esecuzioni di grande livello tecnico ma parecchi eccessi (ad esempio nel primo brano di Ravel dove i pianissimi sono al limite dell’udibilità) o nel secondo scherzo di Chopin dove prevale l’aspetto virtuosistico rispetto a un’analisi approfondita e critica della partitura del compositore polacco. Quindi pianismo di eccellenza ma per il quale si deve fare voti che si avvii verso una strada di maggiore analisi. Sarà comunque interessante vedere come affronterà Beethoven e Brahms e in particolare rispettivamente le ultime sonate e i brani successivi all’op. 115. Successo di pubblico che ha applaudito anche dopo la fine del secondo scherzo (ah come è bello conoscere il brano!) anche per alcuni aspetti istrionici del pianista.  Due bis: un brano dalle Waldszenen di Schumann e il famoso valzer brillante di Chopin.
(Giovanni Neri – 75)
Happy 
Happy
Programma
Leóš Janáček Sonata “1° Ottobre 1905”
Maurice Ravel Gaspard de la nuit 
Fryderyk Chopin Scherzo n.1 op.20, Scherzo n.2 op.31, Scherzo n.3 op.39, Scherzo n.4 op.54
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Winner of the Chopin 2015 ..
the27-year old Seong-Jin Cho has embarked on a very successful international career. He was the last winner of the competition with only 3 finalists unlike the last edition with 12 finalists. A very questionable choice because the set of competitors was of the highest level and to choose a winner after multiple repetitions of the concert op. 11 (very few chose the second concert, perhaps because it was less apt to highlight the technical qualities of the performers) was in my opinion a difficult undertaking. Unfortunately it should be remembered that piano manufacturers have a great weight in the choices (also because they are important sponsors): the competitors could choose the brand they preferred on which to perform the scheduled musical pieces between Steinway, Yamaha and Fazioli.  An option that leaves much to discuss and suspect… It must be underlined that the winners who were to be announced at 11.30 pm were instead announced at 2.30 am. However, even in this case the far east school has established itself, with a Chinese winner (Bruce [Xiaoyu] Liu) and a very large number of participants admitted to the rehearsals with the public, coming from that area. Seong-Jin Cho has however redeemed the resounding verdict of the Chopin 2010 with the incredulous Russian Yulianna Avdeeva (who then made a modest career, as Dang Thai Song winner in 1980) climbing on the highest podium while Daniil Trifonov (third) left slamming the door. Unacceptable behaviour from the point of view of the politeness but understandable from the point of view of values in the field.  The career of Trifonov (who afterwards won other awards such as the Rubinstein) unlike that of other competitors who did not win, was that of a “great” while that of Avdeeva…. (Incidentally, an Italian has not won the Chopin since 1960, the year when Maurizio Pollini triumphed – 61 years ago..). Janáček in his sonata respects his own stylistic features and in many points recalls the famous suite Po zarostlém chodníčku (On the path of brambles).  A sonata with neo-romantic ups and downs, with a tonal base that profoundly deviates from the innovations of the contemporary avant-garde and that instead looks back. A style loved by sentimentalitsm of the petty bourgeoisie of the late nineteenth century and that could be compared to the initial production of Rachmaninov and that of Dvořák.  Gaspard de la nuit is a technically transcendental piece (almost all of Ravel’s piano works are very challenging) and stands at the top of the difficulties of the piano repertoire along with Stravinsky’s Petruška, Balakirev’s Islamey and a few others. It is, however, a piece of great charm with an “incipit” that reminds of the sea (“Ondine”) and the final mouvement (“Scarbo”) very dramatic (and that – unique in piano literature – has a scale of “second” intervals!!). Chopin’s four Scherzi are too well known to comment on. In the presentation poster of the Bologna Festival Seong-Jin Cho is equated with the Russian Stanislav Bunin, winner in 1985 edition (which I attended in Warsaw) now living in Japan. Nothing could be more distant: while the Russian is pleased with stylistic freedoms of very dubious taste Seong-Jin Cho respects the style without sacrificing interpretation. In my imagination a musical piece is like a river that flows and that must never cross the banks (the style) and in which the interpretation is the movement allowed between the banks. Compared to Chopin’s performances, the twenty-seven-year-old Korean pianist does not seem to have taken a path of maturation. Performances of great technical level but several excesses (for example in the first mouvement of Ravel where the “pianissimi” are at the limit of audibility) or in the second scherzo of Chopin where the virtuosic aspect prevails over an in-depth and critical analysis of the score of the Polish composer. So pianism of excellence but for which we must make vows that starts towards a path of greater analysis. However, it will be interesting to see how he will deal with Beethoven and Brahms and in particular respectively the last sonatas and the pieces following the op. 115. Success of the public which applauded even after the end of the second scherzo (ah how nice it is to know the score!) also for some histrionic aspects of the pianist.  Two encores: a mouvement from Schumann’s Waldszenen and Chopin’s famous brilliant waltz.
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