Sinfonica

Mdi ensemble/Zavalloni – Milano Quartetto 9 Novembre 2021

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MATISSE
 
Un programma articolato ..
... di musica novecentesca con quattro dei musicisti più rappresentativi  della sua prima metà. Tralascio volutamente il brano di Bussotti che oggettivamente fatico a classificare e del quale la partitura (ininterpretatbile anche per un musicista come il sottoscritto)  è stata proiettata durante l’esecuzione. Si tratta di un brano di musica e rumori (sì avete capito bene rumori) nel quale gli esecutori al termine si allontanano via via dal palcoscenico (una prassi già usata nel ‘700) e che termina letteralmente con un calcio del pianista a una gamba del pianoforte.  Molto buona l’esecuzione del Trio per archi op. 20 di Webern, una bella composizione di estrema difficoltà esecutiva che richiede agli archi (e segnatamente al violoncello con capotasti al limite della tastiera)  salti di varie ottave. Ma è l’intero ensemble che denuncia una consuetudine esecutiva fondamentale in un repertorio come quello della serata. Un discorso a parte per il Pierrot Lunaire di Schönberg, una delle sue composizioni  di musica da camera più note insieme al Verklärte Nacht. Qui la voce di Cristina Zavalloni (ottima interprete) e la sua dinamica del corpo rendono perfettamente tutte le sfumature del “canto declamato –Sprechgesang” (niente a che vedere con i moderni “rappers”!) di Pierrot, un personaggio senza sesso per il quale l’amore è solo platonico e impossibile. Come perfettamente interpretato si legge in Wikipedia ” Pierrot è un poeta, un eroe malinconico e triste. L’immagine romantica è deformata in smorfie e proiettata in immagini ora grottesche ora allucinate: canta alla luna che lo ispira, vive l’angoscia più profonda, si immagina assassino, ed infine dopo tormenti e attimi di puro cinismo, torna alla sua patria, Bergamo, invocando nell’ultimo brano «l’antico profumo dei tempi delle fiabe».”. Il Pierrot è una composizione atonale conturbante (non dodecafonica!) del 1908-09 nella quale il testo (di  Albert Giraud tradotto da Hartleben) insieme alla musica gioca un ruolo fondamentale. Un esempio è:

Mondestrunken

Den Wein, den man mit Augen trinkt,

Gießt nachts der Mond in Wogen nieder,

Und eine Springflut überschwemmt

Den stillen Horizont.

Gelüste, schauerlich und süß,

Durchschwimmen ohne Zahl die Fluten!

Den Wein, den man mit Augen trinkt,

Gießt nachts der Mond in Wogen nieder.

Der Dichter, den die Andacht treibt,

Berauscht sich an dem heilgen Tranke,

Gen Himmel wendet er verzückt

Das Haupt und taumelnd saugt und schlürft er

Den Wein, den man mit Augen trinkt.

 

Ebbro di luna

Il vino che si trangugia con gli occhi,

versa la luna di notte a flutti,

e una marea sommerge

il silente orizzonte.

Voglie, terribili e dolci,

cavalcano innumerevoli le onde!

Il vino che si trangugia con gli occhi,

versa la luna di notte a flutti.

Il poeta, travolto dalla devozione,

è inebriato dalla bevanda celeste.

Al cielo volge estatico

la testa, e nel delirio beve e  tracanna

Il vino che si trangugia con gli occhi.

E’ un vero peccato che avendo a disposizione un proiettore e uno schermo non siano state proiettate le varie strofe del poema che è redatto in una lingua tedesca poetica di non facile comprensione anche per chi conosce l’idioma teutonico, soprattutto se cantato.  Forse il Pierrot avrebbe dovuto costituire da solo la seconda parte del concerto che è apparso un po’ troppo lungo.  Un buon successo di pubblico per un concerto da intenditori e un bis.
(Giovanni Neri – 75)
Happy
Programma
Berg – Quattro pezzi per clarinetto e pianoforte op. 5
Webern – Trio per archi op. 20
Schönberg – Kammersymphonie in mi maggiore op. 9 (trascr. per 5 strumenti di Anton Webern)
Bussotti – “Arlequin Poupi” in omaggio ai 90 anni del Maestro 
Schönberg – Pierrot Lunaire op. 21 
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An articulated program
.. …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..
… of twentieth-century music with four of the most representative musicians of its first half. I deliberately leave out the piece by Bussotti that objectively I find difficult to classify and of which the score (not understandable even for a musician like me) was displayed during the performance. It is a piece of music and noises where the performers at the end gradually move away from the stage (a practice already used in the eighteenth century) and which literally ends with a kick of the pianist to one leg of the piano.  Very good execution of the
Trio for strings op. 20 by Webern, a beautiful composition of extreme difficulty that requires the strings (and in particular the cello with nut at the edge of the keyboard) to jump various octaves. But it is the entire ensemble that provides a fundamental performance in a repertoire like that of this evening. A separate speech for Schönberg’s Pierrot Lunaire, one of his best-known chamber music compositions along with Verklärte Nacht. Here the voice of Cristina Zavalloni (excellent interpreter) and her body dynamics perfectly render all the nuances of the “declaimed song -Sprechgesang” (nothing to do with modern “rappers”!) by Pierrot, a character without sex for whom love is only platonic and impossible. As perfectly interpreted we read in Wikipedia “Pierrot is a poet, a melancholic and sad hero. The romantic image is deformed into grimaces and projected into images now grotesque now hallucinated: he sings to the moon that inspires him, lives the deepest anguish, imagines himself a murderer, and finally after torments and moments of pure cynicism, returns to his homeland, Bergamo, invoking in the last song “the ancient scent of the times of fairy tales”.”. The Pierrot is a demanding (not dodecaphonic!) atonal composition of 1908-09 in which the text (by Albert Giraud translated by Hartleben) together with the music plays a fundamental role. An example is: Mondestrunken (see above). It is a real pity that having a projector and a screen available the various stanzas of the poem have not been displayed since it is written in a poetic German language not easy to understand even for those who know the Teutonic idiom, especially if sung.  Perhaps the Pierrot should have been the second part of the concert on its own, which appeared a little too long.  A good success with the public for a concert for connoisseurs and one encore.
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