Sinfonica

Enrico Dindo – Ferrara Teatro Comunale 8 Novembre 2021

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MATISSE
 
Sono purtroppo ..
... rari i concerti di violoncello e ancor più rari quelli di violoncello solo. La cosa è dovuta a una rarefatta letteratura, a un minore interesse del pubblico rispetto al suo fratello minore di paganiniana memoria e a un minore numero di interpreti di grande livello. E questo è veramente cosa di cui rammaricarsi perché lo strumento, passato da solo accompagnamento da basso numerato fino alla metà del ‘700, ha vissuto fin dai tempi di Vivaldi  di vita propria. E – secondo il gusto di chi scrive – offre un suono di intensità umana e in molti casi struggente come quello dell’oboe. Strumento difficilissimo con pagine di grande intensità e trascendentali difficoltà tecniche (uno per tutti: il concerto di Dvořák ) che ha però un repertorio solistico (ovvero senza accompagnamento) molto limitato. A parte fra i moderni  Kodály, Hindemith e pochi altri e alcuni compositori barocchi come Dall’Abaco, le cime più alte sono quelle raggiunte da J.S.Bach nelle 6 suites di cui non esiste un autografo ma solo trascrizioni e sulla cui paternità esiste una lunghissima diatriba (alcuni sostengono siano frutto di Anna Magdalena Bach). Di chi siano non importa nulla (come della paternità/esistenza di Omero): si tratta di composizioni di bellezza astrale e che richiedono per la loro esecuzione al contempo grande padronanza tecnica e raffinata sensibilità musicale.  Composte presumibilmente tra il 1717 e il 1723, periodo durante il quale Bach prestava servizio come maestro di cappella alla corte del Principe Leopold di Anhalt, sono scritte in sei differenti tonalità e sono composte da un Preludio, brano che apre ogni Suite, e a seguire da una sequenza di danze. Si è ipotizzato anche che fossero composizioni a scopo didattico visto che a partire dalla prima e arrivando alla sesta il grado di difficoltà tecnica cresce talché in alcuni casi la sesta viene talvolta eseguita su violoncello a 5 corde (oltre alle tradizionali corde di do-sol-re-la viene aggiunta anche una corda più acuta di mi).  Per chi fosse interessato, la quinta suite è stata composta per un violoncello con la corda di la abbassata di un tono (come anche nella sonata di Kodály) per semplificare tecnicamente in molti passaggi l’esecuzione. E’ la caratteristica anche di altri strumenti (specialmente a fiato come il corno inglese, quello usato da Wagner all’inizio del terzo atto del Tristan un Isolde) indicati come strumenti “traspositori”: nel violoncello l’esecutore per suonare un “do” sulla prima corda deve impostare le dita per un “re”. La prassi di abbassare la corda di la si ritrova anche in parecchi compositori successivi a Bach. In Italia abbiamo la fortuna di avere violoncellisti di grande livello e fra questi M. Brunello e E. Dindo: quest’ultimo protagonista dell’odierno concerto. Avevo avuto modo di ascoltare Dindo nel repertorio romantico con risultati eccezionali. Non mi ha convinto invece nel programma bachiano. Ovviamente nulla da eccepire dal punto di vista tecnico ma dal punto di vista dello stile mi sembra che si prenda libertà eccessive. Ovviamente non esiste un manuale dello “stile bachiano” ma certe intemperanze ritmiche tolgono qualcosa alla grandiosità dell’architettura. Mi riferisco – ad esempio – alla prassi, specialmente nelle sarabande o nei preludi, di accelerare le semicrome e poi rilassare in seguito il ritmo dando luogo a uno squilibrio del tutto innecessario e che nulla aggiunge dal punto di vista interpretativo.  Così come l’eccessiva velocità di alcune danze che trasformano un tempo sì “allegro” ma che non può essere ridotto a una sorta di studio anche perché ne soffre il suono necessariamente impoverito. Naturalmente stiamo parlando di un interprete al top del ranking internazionale ma credo che potrebbe offrire molto di più. Se si è interessati a meglio comprendere il significato del mio commento suggerisco di ascoltare l’interpretazione delle stesse suites da parte di Mischa Maisky o YoYo Ma che ti trovano su Youtube. Un buon successo di un pubblico molto rarefatto (se ne poteva dubitare?) per un concerto certamente da intenditori premiato  con due bis: il preludio della prima suite e la sarabanda della sesta.  
PS Per capire cosa voglia dire l’influsso esterno che condiziona i recensori si guardino i due articoli sulle edizioni locali bolognesi di Repubblica e Corriere  in merito al ventilato sciopero degli orchestrali per la “prima” di Adriana Lecouveur …..
(Giovanni Neri – 75)
Happy
Programma
J.S. Bach  Suites per violoncello 2, 3 e 4
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Unfortunately the… 
.. …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..
… cello concertos are rare and solo cello concertos are even rarer. This is due to a rarefied literature, a lower interest of the public compared with it smaller brother of Paganini memory and a smaller number of interpreters of great level. And this is really something to regret because the instrument, which passed from accompaniment of numbered bass until the mid-‘700, has lived since the time of Vivaldi of its own life. And – according to the taste of the writer – it offers a sound of human intensity and in many cases poignant like that of the oboe. Very difficult instrument with pages of great intensity and transcendental technical difficulties (one for all: the Dvořák concerto) which however has a very limited solo repertoire (i.e. without accompaniment). Apart from the modern Kodály and a few others, and some Baroque composers such as Dall’Abaco, the highest peaks are those reached by J.S.Bach in his 6 suites of which there is no autograph but only transcriptions and on whose authorship there is a very long diatribe (some claim they are the result of a relative of Johann Sebastian). Who they are does not matter (as of the paternity / existence of Homer): these are compositions of astral beauty and that require for their execution at the same time great technical mastery and refined musical sensitivity.  It has also been hypothesized that they were compositions for educational purposes since starting from the first and arriving at the sixth the degree of technical difficulty grows so that in some cases the sixth is sometimes performed on a 5-string cello (in addition to the traditional C-G
-D-A strings, a more acute string of E is also added).  For those interested, the fifth suite was composed for a cello with the string of A lowered by one tone (as well as in Kodály’s sonata): this technically simplifies the performance in many passages. It is also the characteristic of other instruments (especially wind instruments such as the English horn, the one used by Wagner at the beginning of the third act of the Trista un Isolde) referred to as “transposing” instruments: in the cello the performer to play a “C” on the first string must set his fingers for a “D”. The practice of lowering the string  A is also found in several composers subsequent to Bach. In Italy we are lucky enough to have cellists of great level and among them M. Brunello and E. Dindo: the latter protagonist of today’s concert. I had listened to Dindo’s concerts in the romantic repertoire with exceptional results. He did not convince me instead in the Bach program. Obviously nothing to remark about from a technical point of view but from the point of view of the style it seems to me that an excessive freedom was chosen. Obviously there is no manual of the “Bachian style” but certain rhythmic intemperances take something away from the grandeur of architecture. I refer – for example – to the practice, especially in the sarabandes or preludes, of accelerating the semiquavers and then relaxing the rhythm afterwards, giving rise to an imbalance that is completely unnecessary and that adds nothing from the interpretative point of view. As well as the excessive speed of some dances “allegro”  but that cannot be reduced to a sort of study also because this necessarily impoverishes the sound. Of course we are talking about an interpreter at the top of the international ranking but I think he could offer much more. If someone is interested in better understanding the meaning of my comment I suggest  to listen to the interpretations of the same suites by Mischa Maisky or YoYo Ma which can be found  in Youtube. A good success of a very rarefied audience (could we doubt it?) for a concert certainly for connoisseurs rewarded with two encores: the prelude of the first suite and the sarabanda of the sixth.
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2 risposte a "Enrico Dindo – Ferrara Teatro Comunale 8 Novembre 2021"

  1. Pingback: Brunello Sollima – Bologna Musica Insieme 21 Novembre 2021 | Kurvenal: le recensioni musicali

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