Sinfonica

Filippo Gorini – Milano Quartetto 9 Settembre 2021

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MATISSE
Ci sono  ..
..brani pianistici che rappresentano (non solo loro ovviamente) le vette interpretative della letteratura. Cito (solo a titolo di esempio) la variazioni Goldberg di Bach, Gaspard de la nuit di Ravel,  Petrushcka di Stravinskji, Studi di Chopin, La sonata op. 111 di Betthoven etc A questo novero appartengono le variazioni Diabelli del compositore di Bonn, sua ultima grande opera pianistica: le poche successive sono brevi brani (ex. le Bagatelle op. 127) di modesto significato musicale. Insomma le variazioni Diabelli sono il culmine compositivo pianistico di Beethoven che al loro interno trovano tutta la poetica beethoveniana includendo, come sempre nelle ultime opere, una fuga, e che terminano con una variazione assolutamente non virtuosistica, nello stesso spirito della conclusione del primo tempo dell’op. 111. Le variazioni sono quidi un monumento musicale cui accostarsi nella maturità anche perchè il confronto con le miriadi di esecuzioni di grandi interpreti è tale da fare tremare i polsi a qualunque pianista. Questo ovviamente non esclude a priori che anche un giovane possa cimentarsi ma è impresa ardua. E’ il caso del giovane Gorini. Esecuzione tecnicamente quasi impeccabile (qualche piccolo strafalcione di minore importanza) ma scelte musicali discutibili. Le variazioni si snodano con un percorso nel quale vanno rispettati i collegamenti e nel quale vanno evitati i contrasti eccessivi. Non fanno parte dello stile dell’ultimo Beethoven i salti improvvisi di sonorità da ff a pp (non dimenticando anche le architetture realizzative dei pianoforti di allora) e l’esecuzione di intere variazioni al limite della soglia inferiore dell’udito risultano alla fine dei conti noiose e ripetitive. Sia chiaro: non tutta l’esecuzione delle variazioni da parte di Gorini è discutibile ma l’impianto complessivo lascia molto a desiderare e tradisce quella assenza di maturità che per molti versi nasce proprio dall’età  e dalla visione che ne discende: insomma le variazioni Diabelli non sono l’op. 57 (la cosiddetta Appassionata, nome del quale il povero Ludwig non è responsabile) ma si inseriscono nel novero delle composizioni successive, i quartetti che sono la sublimazione della poetica beethoveniana. Una esecuzione quindi in chiaroscuro apprezzata dal rarefatto  (anche a causa della ripetizione del concerto) pubblico conclusa con un breve bis Schubertiano.
(Giovanni Neri – 75)
 
Programma
L.V. Beethoven Variazioni op. 120 su un tema di Diabelli
 
 
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There are ..
….. piano pieces that represent (not only they of course) the interpretative peaks of  the literature. I cite (only as an example) the Goldberg variations by Bach, Gaspard de la nuit by Ravel, Petrushcka by Stravinskji, Chopin’s Studies, Beethoven’s Sonata op- 111 etc To this group belong the Diabelli variations of the Bonn composer, his last great piano work: the next few are short pieces (i.e. the Bagatelle op. 127) of modest musical significance. In short, the Diabelli variations are the epithome of Beethoven’s piano compositions where all the poetics of Beethoven can be found including, as always in the last works, a fugue, and at the end an absolutely non-virtuosistic variation, in the same spirit of the conclusion of the first mouvement of the op. 111. These variations are a musical monument to be approached in maturity also because the comparison with the many many performances of great performers is such as to make the wrists of any pianist to tremble. This obviously does not exclude automatically that even a young person can try to play them but it is a difficult task. This is the case of the young Gorini. Technically almost impeccable execution (with some small mistakes of minor importance) but questionable musical choices. The variations unfold with a development in which the connections must be respected and in which excessive contrasts must be avoided. Not part of the style of the last Beethoven are the sudden jumps of sound from ff to pp (not forgetting also the architecture of the pianos of the time) and the execution of entire variations at the limit of the lower threshold of hearing are at the end of the day boring and repetitive. Let’s be clear: not the entire execution of the variations by Gorini is questionable but the overall performance leaves much to be desired and betrays that absence of maturity that in many ways arises precisely from the age and the vision that derives from it: in short, the Diabelli variations are not the op. 57 (the so-called Appassionata, the name for which the poor Ludwig is not responsible) but they fit into the category of subsequent compositions, the quartets that are the sublimation of Beethoven’s poetics. A performance then black-and-white appreciated by the rarefied (also due to the repetition of the concert) public ended with a short Schubertian encore.
(Giovanni Neri – 75)
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