Sinfonica

Gabriele Carcano – Milano Quartetto- 18 Luglio 2021

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MATISSE
Avevo già scritto ..
..di Gabriele Carcano (Albrecht Carcano – Teatro Comunale Bologna 4 Febbraio 2018Gabriele Carcano  – Quartetto Milano 15 Novembre 2016abriele Carcano  – Quartetto Milano 15 Novembre 2016  – Gabriele Carcano  – Milano Società del Quartetto 10 Febbraio 2015) e lo ritengo uno dei pianisti “giovani” (37 anni) italiani migliori.  Nel ciclo “Beethoven Mania” ha affrontato, fra le altre sonate, la monumentale op. 106 “Hammerklavier” e comincio la mia recensione con il suo ultimo tempo, la grande fuga a tre voci, un monumento al contrappunto in versione romantica. Questo tempo ha una storia controversa. L’indicazione metronimica di Beethoven ha lasciato tutti gli interpreti – e a ragione – interdetti. A parte la estrema difficoltà tecnica a quella velocità (ci sono pochissime registrazioni fra cui quella di Arthur Schnabel, il famoso pianista austriaco della prima metà del ‘900) l’intera impalcatura musicale ne soffre risultando in una farragine di note nella quale individuare il filo armonico è praticamente impossibile e in ultima analisi si perde la bellezza e la grandiosità della partitura. Parafrasando Orazio si potrebbe dire “quandoque dormitat bonus Beethoven” e in realtà nella stragrande maggioranza delle esecuzioni l’indicazione beethoveniana non è seguita e la velocità viene ridotta  a tutto vantaggio dell’ordito musicale. Carcano adotta una posizione intermedia, ovvero esegue a una velocità sostenuta ma non metronimica e – a mio parere – comunque eccessiva a scapito del risultato.  Potrei ipotizzare che questa sia stata una delle prime esecuzioni in pubblico della sonata e quindi vi sia nel prosieguo un aggiustamento assolutamente a portata del pianista. Un discorso analogo vale per il primo tempo anche se la partitura è più lineare e quindi meno sensibile agli aspetti ritmici. La velocità eccessiva in entrambi i tempi va a discapito della grandiosità dell’architettura musicale e quindi, in ultima analisi, della sua bellezza. Anche in questo caso si può ricordare l’espressione oraziana “monumentum exegi aere perennius” perché insieme all’amplissimo terzo tempo (quello che nella sonata classica prende il secondo posto – l’adagio – mentre qui  scherzo e adagio sono scambiati di ordine) di certo questa sonata  è l’epitome della composizione beethoveniana, il compimento e in un certo senso il coronamento di un percorso compositivo. Senza nulla togliere alle ultime tre sonate (op. 109, 110,e 111) e alle grandi variazioni Diabelli op. 120, 4 composizioni che segnano però un raccoglimento spirituale del compositore di Bonn che culminerà negli ultimi quartetti. Va sottolineato come l’interpretazione da parte di Carcano dell’adagio sia stata di grande valore rendendo appieno il suo doloroso significato musicale. A completamento di un programma oggettivamente molto faticoso (e questo giustifica l’assenza di bis pur nel successo tributato dal pubblico) due sonate interessanti ma non capolavori. In particolare poco significativa è l’op. 22 mentre abbastanza nota – e a ragione – l’op. 28 (la “pastorale”). L’interpretazione di Carcano è stata perfetta, matura nell’espressione, centrata nello stile e misurata nei tempi. Un bel concerto a conclusione di una piccola trilogia nella splendida cornice di villa Necchi.
(Giovanni Neri – 75)
 
Programma
L.v. Beethoven
Sonata n. 11 op. 22; 
Sonata n. 15 op. 28 Pastorale; 
Sonata n. 29 op. 106 Hammerklavier.
 
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I had already written
..
….. about Gabriele Carcano which I consider one of the best Italian “young” pianists (37 years). In the “Beethoven Mania” cycle he faced  among other sonatas the monumental op.106 “Hammerklavier” and I want to start my review with its last mouvement, the great  three voices fugue, a monument to the counterpoint in a romantic version. This mouvement has a controversial history. The metronimic indication of Beethoven has left all the interpreters – and rightly – interdicted. Apart from the extreme technical difficulty at that speed (there are very few recordings including that of Arthur Schnabel, the famous Austrian pianist of the first half of the 20th century) the entire musical texture suffers from a musical “chaos” where to identify the harmony thread  is practically impossible and the beauty and grandeur of the score is lost. Paraphrasing Orazio I dare say “quandoque dormitat bonus Beethoven” and actually in the vast majority of executions the beethovenian indication is rejected and the speed is reduced to the benefit of the music. Carcano adopts an intermediate position: he performs at a sustained but not metronimic speed whuch is however excessive – in my opinion -at the expense of the result. I could imagine that this was one of the first executions in public of the sonata and therefore there is room for an adjustment within the reach of the pianist. A similar evaluation is valid for the first mouvement even if the score is more linear and therefore less sensitive to the rhythmic aspects. Excessive speed in both mouvements is a detriment to the grandeur of musical architecture and therefore, ultimately, to its beauty. Also in this case you can remember the oratian expression “Monumentum exegi aere perennius” because together with the very gigantic third mouvement (which in the classic sonata takes second place – the Adagio – while here scherzo and adagio are exchanged by order) without doubt this Sonata is the epitome of the Beethovenian compositions, the fulfillment and in a sense the crowning of a compositional path. Without taking anything from the last three sonatas (op. 109, 110, and 111) and to the large Diabelli variations op. 120, 4 compositions that mark a spiritual recollection of the composer of Bonn who will culminate in the last quartets. It should be stressed as the interpretation by Carcano of the Adagio was of very great value fully underlining its painful musical meaning. Upon completion of an objectively very tiring concert (and this justifies the absence of an encore even if success by the public was very significant) two interesting sonatas but not masterpieces. In particular, not very significant is the op. 22 while quite well-known  – and rightly – is the op. 28 (the “pastorale“). The interpretation of Carcano was perfect, mature in the expression, centered in style and measured in rythm. A good concert at the conclusion of a small trilogy in the splendid setting of Villa Necchi.
(Giovanni Neri – 75)
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