Sinfonica

Danil Trifonov – Ravenna festival- 20 Giugno 2021

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MATISSE
Che Danil Trifonov..
…rappresenti oggi uno dei vertici pianistici assoluti fra le nuove e vecchie generazioni è un dato di fatto. Supportato da una tecnica prodigiosa  ha maturato una grande sensibilità musicale, così come hanno fatto Kissin, Volodov etc. a differenza dell’amico di Putin, lo scassatimpani Matsuev. Tecnica al servizio assoluto dell’interpretazione (meditate, meditate giovani leoni della tastiera tutto muscoli e niente cervello!).  Che gli sia stata preferita nel concorso Chopin del 2010 la modesta Yulianna Awdiejewa la dice lunga sui concorsi e soprattutto sugli sponsors.  Ovviamente ha fatto una meritata carriera strepitosa a differenza della pianista russa. Il programma della serata (colpevolmente iniziata alle 21.30: forse per permettere di seguire la nazionale italiana?…) è di quelli da far tremare i polsi e spazia dal “moderno” Prokof’ev fino alla grande sonata brahmsiana, uno dei grandi capolavori del compositore amburghese che chiudono il ciclo delle sue grandi composizioni solistiche che troveranno la loro conclusione nei brani più intimistici successivi all’op.110.   Ma diciamo subito che il pianismo di Trifonov sembra soggetto a una involuzione inaspettata. Ottima l’esecuzione della sonata di Szymanowski piena di richiami a Skrjabin (se non fosse stato per il breve fugato intermedio avrei attribuito il brano al compositore russo) e dei brevi brani dei Sarcasmes di Prokof’ev. Dove invece è cominciato a mancare lo stile esecutivo è stato nella suite di Debussy, un brano chiaramente di origine quasi clavicembalistica che dovrebbe lasciare poco spazio ad arbitri ritmici e soprattutto a inflessioni romantiche, così estranee al compositore francese e particolarmente in Pour le piano. Ovviamente un’esecuzione quasi immacolata (qualche incerteza veniale nella toccata finale) ma mancante nel primo e nell’ultimo tempo di quella asciuttezza stilistica che il brano richiederebbe. Ma il sintomo maggiore di involuzione si è avuto nella sonata di Brahms. Va ricordato che Brahms (per adesione affettiva a Clara Schumann) era associato alla rivista dei conservatori musicali Neue Zeitschrift für Musik fondata da R.Schumann che rivendicavano una fortissima distanziazione da Wagner e una visione rigorosa della impostazione musicale che trova la sua collocazione naturalrenella letteratura brahmsiana. L’esecuzione di Trifonov della sonata contravviene totamente a questa impostazione soprattutto nel primo tempo che invece di risultare drammatico e maestoso è apparso una noiosa ed esangue composizione. Un po’ meglio nei tempi successivi ma la presenza di continue variazioni ritmiche è risultato in totale contrasto con l’impostazione stilistca della sonata (e nell’ultimo tempo non immacolata).  Insomma mi sentirei di suggerire a Trifonov di ascoltare, con un po’ di umiltà, la recente esecuzione di E. KIssin. Naturalmente la giovane età e il successo strepitoso raggiunto in pochissimo tempo possono in qualche modo indurre una sorta di delirio di onnipotenza (si ricordi ad esempio il Pollini successivo al successo al concorso Chopin che eseguiva il primo tempo del Chiaro di Luna beethoveniano a tempo di carica) che si può auspicare rientri in una maturazione musicale certamente alla portata del pianista russo. Naturalmente grande successo di pubblico  premiato con bis.
PS Su https://daniiltrifonov.com/schedule/ potete vedere i futuri impegni di Trifonov:  è giovane ma –  ad esempio – un concerto a Newark e poi la sera successiva ad Atene difficilmente può garantire la dovuta qualità. Questa sera, dopo il concerto di ieri a Ravenna, suona al maggio musicale. Questa bulimia va a scapito inevitabilmente dei risultati. .
Programma
Karol Szymanowski Sonata n. 3 op. 36
Sergej Prokof’ev Sarcasmes op. 17
Claude Debussy Pour le piano op. 95
Johannes Brahms Sonata n. 3 in fa minore per pianoforte op. 5
 
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That Danil Trifonov..
…is today one of the top pianists  among the new and old generations is a fact. Supported by a prodigious technique he has developed a great musical sensitivity, as did Kissin, Volodov etc unlike the Putin’s friend, the unbearable Matsuev. Technique at the absolute service of the interpretation (think about it, you young keyboard lions all muscles and no brain!).  That he was preferred in the 2010  Chopin competition, the modest Yulianna Awdiejewa says a lot about the contests and especially about the sponsors.  Of course, he has had a well-deserved career unlike the Russian pianist. The program of the evening (guiltfully started at 9.30 pm perhaps to allow people to follow the Italian national team?…) is one of those to make the wrists to tremble and ranges from the “modern” Prokofiev to the great Brahmsian sonata, one of the great masterpieces of the Hamburg composer who  closes the cycle of the great solo compositions that will find their conclusion in the most intimate pieces following those op.110. But let’s say right away that Trifonov’s piano seems subject to an unexpected involution. Excellent the performance of Szymanowski’s sonata, full of references to Scrjabin (if it had not been for the short intermediate fugue I would have attributed the composition to the Russian composer) and of the short pieces of Prokofiev’s Sarcasmes. Where the executive style began to be lacking was in Debussy’s suite, a piece clearly of almost harpsichordistic origin that should leave little room for rhythmic variations and above all romantic inflections, so foreign to the  French composer in Pour le piano. Obviously an almost immaculate performance (some venial mistakes in the final toccata) but missing in the first and last time of that stylistic dryness that the composition would require. But the biggest symptom of involution was in Brahms’s sonata. It should be remembered that Brahms (by affective adherence to Clara Schumann) was associated with the journal of musical conservatives Neue Zeitschrift für Musik founded by R.Schumann who claimed a very strong distance from Wagner and a rigorous view of the musical approach that finds its natural place in Brahmsian literature. Trifonov’s performance of the sonata on the contrary contravenes this approach especially in the first part which instead of being dramatic and majestic appeared a boring and bloodless composition. A little better in the following pieces but the presence of continuous rhythmic variations was in total contrast to the stylistic setting of the sonata (and in the last part not immaculate).  In short, I would suggest to Trifonov to listen, with a little humility, to the recent performance of E. KIssin. Of course, the young age, the pace of his concerts (i.e. see https://daniiltrifonov.com/schedule/ : one concert in Newark and the following day in Athens!) and the amazing success achieved in a very short time can somehow induce a kind of delirium of omnipotence (remember for example the Pollini after the success of the Chopin competition that performed the first part of Beethoven’s Moonlight in very fast rithm) that one can hope will be part of a musical maturation certainly within the reach of the Russian pianist. Of course great success of audience awarded with encores.
 
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