Sinfonica

La traviata – 10 Aprile 2021

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Tanto avevamo apprezzato  ..

…”il Barbiere di Martone quanto questa Traviata è risultata una delusione. almeno dal punto di vista registico. Guardandola mi è venuta in mente la regola classica del teatro: unità di tempo. di luogo e di azione. Qui tutto è sfilacciato con inquadrature che si susseguono in modo incoerente e con scenografie molto discutibili. Ad esempio dopo il celebre duetto con Alfredo e la cabaletta “Follie Follie” Violetta rientra nella sala del convito e si comporta come una teen-ager a un concerto rock. Tutta la prima parte appare “overdone”, anche i generosissimi “decolletés” che appaiono fuori posto quasi a compensare la pochezza della scena e se proprio si voleva ricreare l’atmosfera del periodo inizio ‘800 si sarebbe dovuto prendere spunto dalla rigorosa ricostruzione di Jane Campion in “bright star“. E che dire di una Violetta in pantaloni (i pantaloni femminili sono stati introdotti negli anni ’30 dello scorso secolo!) nel secondo atto, mentre nel primo – a tre mesi di distanza, tre lune – i costumi sono proprio quelli del tempo?  Giorgio Germont è un campione di staticità durante l’aria di Violetta che gli esprime il suo dolore. E avete mai visto ricevere uno sconosciuto, per di più l’altezzoso padre di Alfredo, in camera da letto? Un letto che troneggia nel secondo atto ma anche nel terzo. Le inquadrature non sono sempre felici come se una rappresentazione filmica permettesse di tutto e i protagonisti sono ovviamente a disagio in un’impostazione che non è certo quella pensata da Francesco Maria Piave e da Verdi cui va riconosciuto il merito di una trasformazione in positivo del polpettone di Alexandre Dumas (inqualificabile!) “La dame aux camélias”. Proseguire nelle incongruenze e nelle assurdità sarebbe come sparare sulla Croce Rossa: un atteggiamento da Maramaldo. La direzione di Gatti  è stata impeccabile, un direttore ormai ai vertici mondiali della direzione. Le voci. La Violetta di Lisette Oropesa è di buona, non eccelsa qualità: al di là della sua tecnica impeccabile è il timbro che lascia a desiderare e nei momenti più tragici viene a mancare quel pathos che il ruolo richiederebbe. Meno, molto meno, valido l’Alfredo di Saimir Pirgu con un inizio del primo atto quasi disastroso e una prestazione in totale “very average“. E’ vero che è cresciuto nel corso dell’opera ma la valutazione complessiva è quella di una risicata sufficienza.  Quanto al Giorgio Germont di Roberto Frontali bisogna distinguere fra la prestazione vocale e quella scenica. Scadente la seconda e più che accettabile la prima. Insomma una Traviata che ha deluso e sprecata per un’occasione che avrebbe potuto invece costituire una pietra miliare della produzione operistica.

Cast

Direttore Daniele Gatti
Regia Mario Martone
Orchestra e coro del teatro dell’opera di Roma
Violetta Valery  Lisette Oropesa
Alfredo Germont Saimir Pirgu
Giorgio Germont
Saimir Pirgu
Flora Anastasia Boldyreva
Barone Douphol Roberto Accurso
Sad
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5 risposte a "La traviata – 10 Aprile 2021"

  1. andrea bassoli ha detto:

    Concordo in pieno su Alfredo. Il vero secondo personaggio (vocale) è stato Germont padre, ma per me lo è sempre in ogni versione.
    Le scene che vengono abbattute mi hanno ricordano le vele di una nave che ormai non parte più.
    Pur con qualche caduta (pantaloni, bus, …) mi ha tenuto molto attento per tutta la serata. (e ci è stato risparmiato il funerale iniziale)

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  2. Carlo Borghi ha detto:

    Sebbene io non ami particolarmente Traviata (come Bohème muoiono di tisi a Parigi con lacrime e cuori infranti), la Traviata di Gatti mi è piaciuta. A regie squallide siamo adusi, e questa a me non è parsa fra quelle. Ricorda continuamente che è un lavoro teatrale eseguito in un periodo pandemico. Mi pare l’allusione ci stia anche perché relativizza questa storia col cuore in mano. Musicalmente poi questa Traviata mi è parsa molto molto sopra alla norma.

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  3. Massimo GIANNETTO ha detto:

    Egregio Kurvenal ,devo confessare che aspettavo la sua recensione con curiosita’.
    Convengo con lei che la regia non e’stata così’ sorprendente come nel caso del Barbiere e le scelte di scenografia meno originali ma interessanti .Quando cadono le scene dopo la visita di Germont padre non e’come se “le crollasse il mondo addosso” ?La donna in pantaloni ,gia’ ; alcuni miei amici con cui commentavamo in chat l’opera (una sorta di chiacchiericcio che a teatro non e’permesso) hanno espresso il suo stesso commento ,buuuaando la scelta ,invece a me ha richiamato alla mente chissà’ perché’ George Sand celebre” pantalonara” e per analogia la figura di una donna forte e coraggiosa nel suo modo di vivere e nei “sagrifizi” da affrontare .
    Nella scena carnascialesca il passaggio degli autobus sullo sfondo (infortunio registico) a me è’ piaciuto molto ,non l’avevo ancora visto ….
    Scherzi a parte credo che ci si trovi davanti a un nuovo linguaggio teatrocinetelevisivo (?) che andrà’ messo a fuoco nelle sue possibilità’ anche dopo l’emergenza pandemica ,Martone ha indicato la via e altri forse lo seguiranno ,ma se si vuole fare uscire l’Opera dai Teatri per allargarne la fruizione questo può’ essere un bel modo .Non sono un patito dell’opera,spesso mi annoio ,sono più’ interessato alla musica strumentale ,ma ieri sera ho seguito con grande interesse e il TV in 4 k aiuta molto in questo senso lo spettacolo.
    Daniele Gatti bravissimo ,Lisette Oropesa incantevole come interprete e come presenza scenica ,concordo sul tenore per me poco credibile come Alfredo e il padre più’ statuario che autorevole ,ma belle voci , ricordo anche un bel Coro dal punto di vista vocale .Per alcune scene fetish che dire …..nessuno e’perfetto .
    Cordiali saluti
    Massimo

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