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La Scala – 11 Dicembre 2020

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I concerti nei …

… nei quali vengono proposte arie d’opera – come quello della Scala – suscitano sempre dibattiti sulla loro tipologia. Ricevo in materia parecchi messaggi email a favore e contro – più contro che a favore -: perché non si usino i commenti del blog – che avrebbero il vantaggio di aprire il dibattito a tutti i lettori – mi è difficile da capire, ma tant’è. Un’aria scollegata al contesto dell’opera è come rappresentare un solo atto di una pièce teatrale, oppure leggere solo una strofa di una poesia oppure suonare solo un tempo di una sonata etc. Un’opera artistica ha il suo valore proprio nel suo complesso: astrarne dei pezzi è violentarne il suo significato. Poi naturalmente tutti i gusti son gusti e non posso che rispettarli ma vorrei solo sottolineare che questo tipo di spettacolo è principalmente rappresentato in Italia con tutte le implicazioni del caso.  Nel caso della Scala, poi, mi è sembrato di assistere a uno di quegli spettacoli televisivi del sabato sera anni ’60 con canzoni e balletti (ad esempio Studio Aperto), con l’unica differenza di arie d’opera al posto delle canzoni. Mancavano solo le Kessler….Piuttosto che  questo spezzatino assai meglio – se necessario per motivi economici – un’opera in forma di oratorio.  Dibattito aperto (magari a base di commenti)….
 (Giovanni Neri – 75
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6 risposte a "La Scala – 11 Dicembre 2020"

  1. Italo Bicchierri ha detto:

    MEGLIO UNA RAPPRESENTAZIONE IN FORMA D’ORATORIO. RICORDO ANNI FA AL MANZONI UNA ” IOLANTA” DI CIAIKOVSKIJ ( senza sovratitoli ) eppure molto applaudita . PENSO CHE ” E LUCEAN LE STELLE ” SIA BEN PIU’ APPREZZABILE AL TERMINE DELL’OPERA CHE NON IN UN CONTESTO DI CONCERTO TIPO ” MARTINI E ROSSI” ANNI ’50

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  2. Antonio Bagnoli ha detto:

    L’analisi è impeccabile, ma forse non tiene conto del problema principale da risolvere oggi: come portare nuovo pubblico all’Opera? Io sono figlio di un direttore d’orchestra, ho avuto l’abbonamento al Comunale dai 6 ai 16 anni e poi ho ricominciato a frequentarlo dai 40 a oggi (55 anni); i miei figli, che ho più volte trascinato a Teatro, ora non li convinco a seguirmi neanche con le cannonate. Ottengo però la loro attenzione se faccio ascolar loro una romanza, o un movimento di un sinfonia, o comunque un brano breve. Una silloge di romanze è uno spettacolo mortificante per chi conosce e ama l’Opera, ma dai commenti letti in rete mi sembra abbia avvicinato un pubblico molto più numeroso di quanto non lo avrebbe fatto una edizione (anche splendida) che so, del “Ballo in maschera”. Una grande platea ha ascoltato – penso per la prima volta – “la mamma morta” o “regnava nel silenzio”. Magari qualcuno di questa platea avrà avuto una folgorazione, ed ora abbiamo un potenziale spettatore in più… Che poi si sarebbe potuto sfruttare meglio l’occasione (ad esempio con conduttori più adatti…), è indubbio.

    Approfitto di questo mio primo messaggio dopo anni di letture dei suoi post per ringraziarla dei suoi testi, una compagnia molto gradita!

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  3. andrea bassoli ha detto:

    d’accordo completamente . Un’opera è UNA OPERA
    Pezzi separati devono avere un motivo: possono spiegare l’evoluzione di un autore, della sua musica, oppure presentare un esecutore da più angolature
    ma qui non c’era un filo logico per tenere in piedi la serata e gli intermezzi hanno contribuito a spezzettare il tutto.
    Probabilmente La Scala e la RAI hanno badato più al numero di spettatori che non alla qualità e si sono rivolti al pubblico del sabato sera (giustamente rilevato dal prof)

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  4. Carlo Borghi ha detto:

    Si anch’io concordo.
    Infatti nel’Opera c’è una storia teatrale, commedia o tragedia, in musica. La musica e l’opera teatrale sono profondamente unite. L’una senza l’altra sono elemernti di un’evirazone.

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