Operistica

L’elisir d’amore – Teatro comunale (Paladozza) Bologna 29 Settembre 2020


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Conoscevo  ..  I was aware..

.. le opere rappresentate con scenografia completa e quelle in forma di oratorio (in alcuni casi eccellenti come il Rheingold di alcuni anni fa al Regio di Torino) ma a una versione “semiscenica” è la prima volta che mi capita di assistere. Il mio giudizio è che tutto considerato poteva andare peggio. Di fatto sul parquet del campo è installata una grande predella con una sorta di  divisorio con l’orchestra (che si trova dietro di esso) sulla quale vengono via via portati arredi che dovrebbero sottolineare lo svolgimento dell’azione, il tutto – almeno inizialmente poi la cosa viene dimenticata  – come se si trattasse di un set cinematografico. Insomma un palcoscenico “a cielo aperto” senza la normale struttura che lo contraddistingue, con risultati alterni. Ma – ripeto – per alcuni aspetti appena accettabile. Sulla predella si muovono i personaggi in costumi moderni con un Belcore agghindato come una giubba rossa canadese (perché non si sa – non sembra che l’azione si svolga nei boschi boreali con presenza di alci).  Nemorino è un poveraccio in giacca cravatta (come un assistente di scena di seconda categoria) mentre Adina sfoggi abiti e atteggiamenti da sciantosa (molto locale). Il colpo di genio registico dovrebbe essere quello di Dulcamara (con un abito da avanspettacolo) che si presenta con un seguito di due ragazze impiumate e “nude look“da Moulin Rouge  che via via cambiano abito fino a rivestirsi (pardon svestirsi) alla fine come all’inizio. Ma è difficile capire come un ciarlatano di periferia possa permettersi un tale seguito di altissimo livello.  Una “scenografia” che alla fine vale – tutto considerato – un sei meno almeno come riconoscimento di un sforzo pieno di buona volontà. Lo stesso dicasi dei cantanti: un buon livello medio senza alcuna “punta” e con qualche cedimento – ad esempio nella stranota “furtiva lagrima” – nel quale non mette conto segnalare in positivo o negativo alcuno degli artisti.   Un cast equivalente alla “scenografia” insomma.  Quanto all’acustica evidentemente l’età deve avere avuto il suo effetto sul mio orecchio perché la qualità mi è parsa sotto la sufficienza nonostante il peana intonato da Repubblica (ma è mai successo che da questo giornale si sia elevata una critica anche solo velata al teatro?  – singolare vero?) in occasione del primo concerto sinfonico. E vista la sede non mi pare che potesse essere differente. Nonostante lo sforzo profuso con abbondanza di apparecchiature l’inevitabile riverbero ha giocato un ruolo fondamentale. Per non parlare delle parti in cui i cantanti non si trovavano sulla predella. Ad esempio nell’ultima scena, con Adina presa da improvviso e imprevisto interessato sentimento per il disgraziato Nemorino (mi ricorda sempre l’aria del Barbiere “All’idea di quel metallo…“), canta lungamente appena fuori da una delle uscite e il risultato è disastroso.  In conclusione: va apprezzata la buona volontà da cui una valutazione non decisamente negativa che sarebbe tale invece in una sede teatrale vera e propria.
PS Il teatro – pardon il Paladozza – era semivuoto, soprattutto sugli spalti. Se questa è la situazione media – come è lecito supporre – perchè i concerti della stagione sinfonica sono indicati come “sold out” (si noti bene “sold out” non “esauriti” – siamo o non siamo internazionali e ci teniamo a farlo sapere nonostante i ripetuti strafalcioni sul sito del teatro?) ?
 (Giovanni Neri – 74)
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... of operas represented with complete scenery and those in the form of oratorio (in some cases excellent as the Rheingold of a few years ago at the Regio in Turin) but to a “semiscenic” version it is the first time it occurs to me  to witness. My evaluation is that altogether it could have been worse. In fact, on the floor of the sportpalace  a large predella is installed with a kind of a division from the orchestra (which is behind it) on which are gradually brought furnitures that should emphasize the performance of the action, the whole – at least initially then the thing is forgotten – as if it were a film set. In short, an “open-air” stage without the normal structure that distinguishes it, with uneven results. But — I repeat  – in some respects just acceptable. On the predella  the singers appear in modern costumes with Belcore wrapped like a Canadian red jacket (why nobody knows – it does not seem that the action takes place in the boreal woods with presence of mooses).  Nemorino is a poor man in a worn out tie suit (as a second-rate stage assistant) while Adina shows off his clothes and skilful attitudes. The shot of directorial genius should be that of Dulcamara (with a vaudeville dress) who is introduced by two feathered girls with “nude look” from Moulin Rouge who gradually change dress, up to dress again (pardon undress) at the end as in the beginning. But it’s hard to see how a third order charlatan could afford such a high-level girls.  A “scenery” that in the end is barely sufficient in recognition of an effort full of goodwill. The same can be said of the singers: a good average level without excellence and with some faults – for example in the well known “furtiva lagrima” -.   A cast corresponding to the “scenery” in short.  As for the acoustics my age must have had its effect on my ears because the quality seemed to me insufficient despite the praise of Repubblica (but has it ever happened that this newspaper critisized however mildly the theater? ) on the occasion of the first symphony concert. And given the location, I don’t think it could be any different. Despite the effort made with plenty of equipment the inevitable reverberation played a key role. Not to mention the arias where the singers weren’t on the predella. For example in the last scene, with Adina taken by sudden and unexpected interested feeling for the unfortunate Nemorino (it always reminds me of the Barbiere aria “All’idea di quel metallo...”), sings long just outside one of the exits and the result is disastrous.  To summarize: it should be appreciated the goodwill and therefore a not decidedly negative assessment that would be such in a real theatre.
 (Giovanni Neri 74
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3 risposte a "L’elisir d’amore – Teatro comunale (Paladozza) Bologna 29 Settembre 2020"

  1. Fabio Zucchini ha detto:

    Sono stato a Paladozza per l’Elisir.
    Premetto che ho ascoltato il secondo cast.
    Era da tanto tempo che non mi emozionavo per un’aria; ebbene, la furtiva lacrima (bissata) mi ha fatto venire i brividi. Non era la prima volta che la sentivo, ovviamente in teatro, forse neanche la decima. Plaudo anche alle Signore. Bravissime.
    Non commento l’acustica che mi è sembrata agghiacciante, ma tant’è.
    Una chiosa: ho due abbonamenti in prima fila, centrali. Mi hanno messo in terza fila laterale. Il motivo sotteso è che le persone anziane che non riescono a salire i gradini della struttura, titolari di posti in palco, sono riposizionate in prima e seconda fila. Ma, nel caso, mi domando, non potevano fare conservare a me i posti assegnati in teatro ed eventualmente riservare loro quelli laterali toccati a me?
    Sono abbonato da quarant’anni al Comunale ma, temo, dopo avere usufruito dei voucher imposti, di andare in giro per l’Italia, in altri teatri.
    Non sentiranno la mia mancanza.
    Buon Paladozza a tutti!!

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  2. Con la doverosa premessa che non ho voluto assistere ad un “Elisir” al Paladozza, apprezzo il tentativo di pensare ad un escamotage che consenta di proporre una programmazione di opere ( salvando ingaggi, entrate e continuità nell’ offerta), senza mettere il pubblico a rischio di contagio). Ma in tal caso la scelta del luogo impone una scelta del programma che tenga conto della sede. I direttori artistici queste cose le sanno .

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