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Augias vs Michieletto – 2 Settembre 2020

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Non sono un fan di Augias,
…  come di tutti i tuttologi e molto spesso sono infastidito dal fatto che ci faccia sapere cosa pensa su ogni argomento. Ovviamente non è colpa sua ma di chi lo sollecita (e probabilmente ne paga gli emolumenti) ma forse un po’ più di consapevolezza dei propri limiti non farebbe male. Ma nella disputa (se così si può chiamare) con il “regista” Michieletto”  su Repubblica ha ragioni da vendere. Non ho visto il Rigoletto di Roma ma ho avuto occasione (ohimé!) di assistere a parecchie produzioni del succitato Michieletto e a parte il cattivo gusto in generale ho avuto sempre la sensazione che si volesse soltanto mettere il dito nell’occhio dello spettatore senza minimamente rispettare il senso del libretto.  Può ben essere che alcuni tratti delle opere riflettano un gusto legato al tempo in cui sono state scritte ma il loro significato complessivo è indubitabile e solo pochi specifici aspetti meritano di essere rivisitati. Che è esattamente quello che il Michieletto stravolge. Anziché valorizzare gli elementi fondanti ritiene suo diritto riscrivere di fatto il contenuto del testo ignorando fra l’altro bellamente la musica che lo sottende. Sia chiaro è in buona compagnia (purtroppo di registi “creativi” pullula il teatro d’opera) ma Michieletto ne rappresenta la parte più sfacciatamente volgare. E poi c’è un punto che non andrebbe scordato. Quello che conta in una regia è se quanto prodotto sia “bello” e godibile. Ebbene questo non è mai il caso delle regie di Michieletto dove gli eccessi sono l’unico elemento caratterizzante. Il Michieletto ha ragione quando afferma che le opere “di repertorio” sono in numero ristretto e i cartelloni dei teatri ripropongono in modo ossessivo gli stessi titoli. Ma per rinnovare non si deve stravolgere ma impegnarsi perché si allarghi il numero dei titoli. Ad esempio a Bologna qualcuno ha mai visto “Les pecheurs de perles” o recentemente “Der Freischutz” ? Niente,  ma la pochezza e ignoranza dei sovrintendenti non giustifica riproposizioni degli stessi titoli stravolti nel loro significato con operazioni spesso (o quasi sempre) ingiustificate. Di certo una parte di responsabilità l’ha il pubblico che in modo spesso supino (per ignavia o ignoranza) si “beve” quanto proposto. Personalmente ho ripetutamente “buhhato”  produzioni di livello inaccettabile ricevendo, a parte pochi spettatori che condividevano la mia opinione, sguardi di riprovazione della maggioranza perché riteneva poco elegante manifestare il proprio dissenso. Eppure questo silenzio è valutato come approvazione o quantomeno come tolleranza giustificando di fatto lo scempio registico (o musicale ma non è l’argomento del post di oggi).  Può consolare che il provincialismo del pubblico  italiano (specialmente quello bolognese) non è un fenomeno così diffuso: nei teatri tedeschi alcuni registi sono sonoramente fischiati il che fa ben sperare. Ma purtroppo il trend è negativo e gli Strehler non nascono più seppure ve ne sono alcuni che in qualche modo ne ricalcano l’insegnamento (ad esempio Martone): purtroppo di Michieletto saremo costretti a sorbirci ancora delle produzioni (a meno che il Covid 19 non ci venga in soccorso…)

PS l‘ultima frase si presta a un malinteso. Il soccorso del Covid-19 riguarda solo la chiusura dei teatri. Lunga vita invece a Damiano Michieletti
(Giovanni Neri – 74)
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7 risposte a "Augias vs Michieletto – 2 Settembre 2020"

  1. Roberto Barilli ha detto:

    Interessanti contrapposizioni che Kurwenal, attraverso il suo impareggiabile animatore prof. Giovanni Neri, meritoriamente ospita e sollecita! Che sono poi la riproposizione di commenti altrettanto violentemente contrapposti che sono stati ospitati nella rubrica di Augias su Repubblica. Se non altro Michieletto non ha annoiato nessuno con il suo ‘Rigoletto’. E questo, me lo si consenta, non è poco!
    Poiché ho avuto anche la sventura di assistere a spettacoli teatrali in cui la noia strabordava almeno in questo il tempo è passato velocissimamente.
    Piuttosto colgo l’occasione per criticare ancora una volta l’assenza di indicazioni sulle info che la Rai (parlo di Rai5) si ostina ad omettere: avete presente il telecomando con il tastino ‘info’? Bene, se lo si schiaccia durante una trasmissione uno si aspetterebbe un minimo di informazioni. Che so, l’anno e il luogo della ripresa dell’opera, un paio di nomi sui protagonisti e via dicendo. Nemmeno per sogno: il tastino rivelerà solamente il titolo dell’opera trasmessa se va bene perché per il resto bisognerà aspettare di arrivare in fondo alla ripresa. O di fare una ricerca con n l’iPad su internet.

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  2. Roberto Barilli ha detto:

    Forse ricordo male ma mi sembra che Augias abbia elogiato la regia di Michieletto nella rappresentazione romana in epoca Covid del Rigoletto al Circo Massimo.
    Io ho assistito alla diretta su Rai5 e ne sono uscito ammirato.
    Vedere a tutto campo l’azione scenica e coglierne i dettagli attraverso i grandi maxi schermi che rilanciavano le riprese ravvicinate dei tre cameraman che si aggiravano sul palcoscenico quasi invisibili mi è sembrata un’intuizione grandiosa e di grande impatto. Diciamo pure, che almeno per quanto mi è riguardato, in larghe parti dello spettacolo ho provato l’effetto ‘Rosa purpurea del Cairo’. La bellissima opera cinematografica di WoodyAllen che raffigura, appunto, la completa introiezione fra il personaggio della finzione che esce dallo schermo ed entra nella vita vera. Nel mio caso nel Rigoletto con il percorso fatto al contrario: a tratti ero anch’io sul palcoscenico, dentro la vicenda. Insomma, quel Rigoletto mi è davvero piaciuto moltissimo e devo anche a Michieletto il piacere che ne ho tratto.

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    • Tot capita… Si veda in proposito il commento di Giuseppe Kelescian a questo post. A sentimento mi sento di concordare con il citato commento ma – ripeto – non ho visto in alcun modo lo spettacolo. I pochi tratti indicati nello stesso commento sono comunque sufficienti a delineare una tipica “michielettata” di cui non se ne può più.

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  3. Giuseppe Kelescian ha detto:

    Non ho avuto la sventura di assistere personalmente all’ultimo Rigoletto di Michieletto. La ripresa televisiva è stata più che sufficiente a dimostrare come si riesca a stravolgere il senso di un’opera tra le più amate con tanta proterva dissennatezza. Tralasciando il fatto che Rigoletto fa il giostraio in un quartiere periferico degradato dal solito cimitero di automobili, ciò che è più grave risultava essere la caratterizzazione dei personaggi, assolutamente fuori ruolo e non credibili riguardo a ciò che cantavano. Uno per tutti, il Duca di Mantova, ridotto a un piccolo bulletto di periferia, un sottoproletario in tono dimesso, nonostante la luccicante mise di pelle stile clan Casarmonica (ma di rango inferiore) e che pronunciava frasi assolutamente risibili sulla sua bocca (“Questa o quella…”).
    Altrettanto indicativo che anche recensori qualificati (La Domenica del “Sole – 24 Ore”, in ben due articoli) non abbiano denunciato tale scempio, elogiando genericamente l’intelligente uso degli ampi spazi del Circo Massimo.

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    • Tot capita… Si veda in proposito il commento di Roberto Barilli a questo post. A sentimento mi sento di concordare con questo commento ma – ripeto – non ho visto in alcun modo lo spettacolo. I pochi tratti indicati sono comunque sufficienti a delineare una tipica “michielettata” di cui non se ne può più.

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