Cameristica

Trio Chagall – Talenti Bologna Festival 18 Giugno 2020


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Il primo vero concerto  .. The first real concert...

… (almeno nella mia visione) dopo la lunga assenza dovuta al maledetto virus ha visto una formazione giovane ma matura nella sua impostazione musicale che ha riscosso un meritato successo. Con un programma molto impegnativo (tre brani notissimi) sia dal punto di vista musicale che da quello tecnico (in particolare il trio di Ravel) ha iniettato nella sua interpretazione un entusiasmo giovanile che però non è mai sfociato in un’esibizione muscolare. Il brano di Schubert è materia da trattare con cautela e sensibilità per la sua apparente “leggerezza” e proprio per questo richiede molta cautela nell’affrontarlo. Cautela che è mancata solo nella seconda parte del movimento lento dove un’esplosione improvvisa ed eccessiva di sonorità è apparsa non in linea con lo stile del brano. Per il resto l’amalgama sonoro del trio è risultato di ottima qualità, segno di una esperienza ormai consolidata basata anche sulle qualità individuali degli esecutori.  Molto buona è risultata l’esecuzione del trio di Ravel, con tutte le sue impervie pagine (soprattutto per il violoncello – probabilmente la personalità più forte del trio). Tutte le sfumature musicali della composizione del compositore francese di origini basche sono state rese appieno con l’unico appunto per l’esecuzione della Passacaille dove l’atmosfera rarefatta (e per certi aspetti funebre) del brano è venuta in certi momenti a mancare.  Un trio veramente di ottima qualità, di grandi prospettive il cui unico limite (se così si può chiamare) è un’esuberanza giovanile da tenere sotto controllo. Suggerirei anche di evitare molti degli atteggiamenti istrionici del violoncello. Ma è peccato veniale. Come già citato ottimo successo da parte del rarefatto pubblico che riempito in modo quasi totale il limitato numero di sedie disponibili.
 (Giovanni Neri – 74)
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…. (at least in my vision) after the long absence due to the cursed virus presented a young but mature ensemble in its musical setting that was met by a well-deserved success. With a both musically and technically (especially Ravel’s trio) very demanding program (three well known piesces)  the trio injected into his interpretation a youthful enthusiasm that never resulted in a muscular performance. Schubert’s piece is a musical subject to be treated with caution and sensibility for its apparent “lightness” and for this reason requires a great deal of caution in dealing with it. Caution that was missed only in the second part of the slow movement where a sudden and excessive explosion of sound appeared not in line with the style of the piece For the rest, the sound amalgam of the trio was of excellent quality, a sign of a well-established experience based also on the individual qualities of the performers.  The performance of Ravel’s trio was very good, with all its impervious pages (especially for the cello – probably the strongest personality of the trio). All the musical nuances of the french composer’s composition of basque origin were fully explored with the only exception of the performance of the Passacaille where the rarefied (and in some respects funereal) atmosphere of the piece was at certain times lacking.  A trio of really good quality, of great future whose only limit (if you can call it so) is a youthful exuberance to keep under control. I would also suggest avoiding many of the cello’s histrionic attitudes. But it’s a venial sin. As already mentioned an excellent success tributed by the rarefied public that filled almost completely the limited number of the available chairs.
 (Giovanni Neri – 74
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Programma
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